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Nuovo Califfo Isis

Isis: dalla base afghana la strategia del nuovo Califfo

L’Isis sta rialzando la testa, sotto la guida di Haji Abdullah, l’erede del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso nell’ottobre 2019 da un raid statunitense. Il nuovo numero uno dello Stato islamico è una figura poco nota, tanto che viene menzionato anche con altri nomi, tra cui Abdullah al-Qardash. Al di là di questo aspetto, la sua strategia prevede un ritorno sulla scena in Iraq, ma soprattutto un riposizionamento in Afghanistan, cercando di tornare anche in Siria, dove i jihadisti ottennero le prime vittorie militari, durante la guerra civile, stabilendo la loro roccaforte nella città di Raqqa. Con una successiva avanzata fino al superamento del confine iracheno e alla presa di Mousl.

La ripresa degli attentati

All’ombra delle tensioni tra superpotenze e incuneandosi nel sentimento anti-statunitense che aumenta, soprattutto in Iraq, l’organizzazione islamista sta quindi continuando a seminare morte. Il 6 marzo ha colpito con un attentato Kabul, la capitale afghana, uccidendo 27 persone che stavano partecipando alla cerimonia di commemorazione di Hazara Abdul Ali Mazari, leader politico della minoranza morto nel 1995. Un atto che va nel solco di quanto fatto negli anni: destabilizzare un possibile percorso di pace.

Qualche giorno dopo, l’8marzo, c’è stato un attacco alle forze militari statunitensi nel nord dell’Iraq, durante un’operazione anti-Isis condotta insieme alle forze irachene. L’11 marzo un’altra azione dei miliziani dello Stato islamico ha ucciso due statunitensi e un britannico. Insomma, il segnale che arriva alle intelligence è quella di un’organizzazione che sta tornando a rappresentare una minaccia.

Isk, la base afghana dell’Isis

Abu Bakr al-Baghdadi

L’Isis ha avuto una sua branca molto violenta in azione in Afghanistan: l’Isk, Islamic State Khorasan, che si è sempre mosso con un certo margine di indipendenza rispetto alla “centrale” del Califfo, in linea con la struttura di “franchising” dell’islamismo. Dal 2017, infatti, l’Isk è stata protagonista di alcuni attentati scontrandosi apertamente anche con i talebani. L’unica condivisione dell’Isk, con le frange più estremiste dei talebani, è la volontà di colpire le truppe straniere presenti sul territorio. E arrestare qualsiasi processo democratico in corso con il dialogo avviato con i talebani più moderati. Il progetto dell’Isk è quello di indebolire ulteriormente le già fragili Istituzioni afghane e poi ampliare il raggio di azione, espandendosi in India e in Pakistan, le principali potenze regionali. Ma c’è di più: provare a entrare in altri Paesi, come l’Uzbekistan e il Tagikistan.

I vantaggi strategici dell’Isis

Haji Abdullah, nominato a capo dell’Isis dopo l’uccisione di al-Baghdadi, ha un grande vantaggio strategico: la crescente disattenzione nei confronti dell’organizzazione jihadista e soprattutto la rottura di quell’asse che aveva portato alla sconfitta militare dell’Isis, in Siria e in Iraq. I curdi, grandi eroi della controffensiva anti-islamsita, sono stati abbandonati al loro destino in balia dell’esercito turco. Allo stesso tempo il sottaciuto patto tra sciiti, Hezbollah e Iran in testa, e Stati Uniti si è irrimediabilmente rotto, tanto che in Iraq le manifestazioni sciite anti-Usa stanno proseguendo. Come se non bastasse, sul fronte siriano è aumentata la tensione tra Russia e Turchia: una situazione parzialmente sedata dalla tregua siglata a Idlib. Uno scenario complesso, ideale per seminare ulteriore instabilità con attentati terroristici.

Il profilo del nuovo Califfo

La taglia posta sui principali esponenti dell’Isis

L’erede del Califfo è uno studioso di sharìa di circa 53 anni, con esperienze anche sul campo di battaglia. Dunque, non solo un religioso. Di origini turkmene, è stata uno delle figure che ha scalato maggiormente le gerarchie terroristiche sotto la guida di al-Baghdadi, diventandone fidato consigliere. Haji Abdullah è stato compagno di prigionia dell’ex Califfo, a Camp Bucca in Iraq, il campo di detenzione da cui è scappato nel 2004. È stato inoltre individuato come uno dei principali teorici delle violenze contro gli yazidi, la minoranza in Iraq.

È difficile, al momento, ricostruire gli effettivi legami del leader con la nuova centrale dell’Isis, quella afghana. Secondo le informazioni delle intelligence, però, Haji Abdullah ha avuto in passato contatti con frange terroristiche asiatiche, un elemento che potrebbe favorire l’espansione della “centrale” dell’Isis. Resta, comunque, una certezza: il nuovo Califfo vuole concentrare gli attacchi in Siria e Iraq, nella consapevolezza che sarà difficile riconquistare i territori persi nei mesi scorsi. Così si andrà avanti con una tecnica più simile a quella tradizionale della galassia jihadista: compiere attentati per destabilizzare ulteriormente l’area. E dal caos, l’Isis non può che trarne giovamento.

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