Back
Iran: l'ex leader militare Sardar Qasem Soleimani

Iran e Usa: come si è arrivati a un passo dalla guerra

L’Irak come la miccia per un caos internazionale imprevedibile, con l’Iran costretto a reagire dopo il duro colpo subito. Quelle che inizialmente sembravano delle proteste locali, contro la presenza statunitense nel Paese, hanno prodotto conseguenze dirompenti. Aprendo una crisi internazionale, con epicentro nel Medio Oriente. L’assalto all’ambasciata Usa a Baghdad ha spinto a una reazione durissima l’amministrazione di Donald Trump: l’uccisione del generale iraniano Soleimani, grande stratega della regione e mente militare della Repubblica Islamica, ritenuto responsabile delle proteste anti-americane dei giorni scorsi.

In un quadro così destabilizzato si allontanano i progressi verso lo sviluppo sostenibile dell’intera area e, più in generale, dell’intero pianeta. Con un grande assist al ritorno di gruppi terroristici, a cominciare da Isis e Al Qaeda, che in contesti di instabilità riescono a rafforzarsi. Perché il clima di cooperazione (Soleimani è stato prezioso alleato nella guerra ai jihadisti) è venuto meno. Inevitabilmente il caso coinvolge il nemico numero uno degli Ayatollah: lo Stato di Israele. Mentre un altro spettatore interessato è l’Arabia Saudita, storico rivale dell’Iran per il controllo della regione.

Donald Trump (Foto Michael Vadon)

Iran-Usa: Come si è arrivati a questo punto

Le tensioni tra Usa e Iran erano già cresciute nei mesi scorsi. Fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, Trump aveva dichiarato di voler rivedere gli accordi sul nucleare sottoscritti dal suo predecessore, Barack Obama. Così nel maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti ha disconosciuto quell’intesa, reintroducendo le sanzioni nei confronti di Teheran. Un’operazione che ha colpito pure gli altri Paesi: la punizione è stata inflitta a chi non ha rispettato l’embargo deciso da Washington. Come se non bastasse, nel giugno 2019 Trump ha imposto ulteriori sanzioni alla guida spirituale iraniana Khamenei, vietandogli qualsiasi accesso al sistema bancario americano. A settembre, invece, nel mirino delle sanzioni è finita la banca centrale dell’Iran, in risposta all’attacco verso due stabilimenti petroliferi in Arabia Saudita, su cui non c’è stata mai chiarezza.

Ali Khamenei

L’incendio della guerra

In un contesto di grande incertezza, un fatto appare certo: l’Irak è destinato a finire in una spirale di nuove violenze, con l’incremento dell’instabilità. Il primo ministro Adel Abdul-Mahdi, che ha rassegnato le dimissioni il mese scorso in seguito a proteste popolari, ha lanciato chiaramente l’allarme: l’attacco ordinato dalla Casa Bianca “scatenerà una guerra devastante in Irak e nella regione”. Parole che trovano conferme nelle mosse del leader sciita Moqtada al-Sadr: ha già annunciato un impegno a difendere il suo Paese dagli statunitensi. La traduzione è tragicamente semplice: la presenza americana sul territorio iracheno sarà sempre più mal tollerata.

Il capo del regime siriano Assad a colloquio con il presidente russo Putin

Effetti sulla Siria

I missili lanciati contro il convoglio su cui si spostava il generale Soleimani si faranno sentire fino in Siria. Il presidente Bashar Assad è riuscito a riconquistare gran parte del Paese grazie alla presenza delle milizie iraniane, comandate proprio da Soleimani, con il sostegno di Mosca. Sullo scacchiere siriano, dunque, rischiano seriamente di intrecciarsi vari interessi e mettere di fronte Stati Uniti e Russia, visto che il progetto di Vladimir Putin resa quello di espandere la sua sfera di influenza, arrivando fino alla Libia dove è ufficialmente entrato in gioco un altro attore di rilievo geostrategico, la Turchia di Erdogan. 

L’Iran e la polveriera Libano

In Libano c’è uno stallo politico nell’attesa della formazione di un nuovo governo. Ma si rischiano conseguenze dopo i fatti delle ultime ore. Le milizie di Hezbollah hanno già promesso una vendetta: il leader dell’organizzazione Hassan Nasrallah ha invocato una “responsabilità collettiva”, preconizzando l’alleanza tra gli sciiti contro il nemico a stelle e strisce. Il Paese dei Cedri, già destabilizzato da una situazione economica pesante, deve fare i conti con le complicazioni dello scenario internazionale.

Proteste a Beirut, capitale del Libano

L’Europa assente ingiustificata

Ancora una volta, mentre le potenze mondiali si posizionano, l’Europa è rintracciabile alla voce “assenza ingiustificate”. Francia e Germania hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per l’escalation, fornendo l’immagine di Paesi impauriti dalle vicende ma senza alcuna capacità di incidere. L’Unione europea, in questo senso, sembra incapace di portare avanti una posizione comune, invocando più un pacifismo di maniera che proponendo un’azione diplomatica in grado di contrastare la crescita delle tensioni.

I timori per l’economia

I venti di guerra hanno subito fatto precipitare in territorio negativo le Borse e soprattutto hanno fatto registrare un aumento del prezzo del petrolio. Due indicatori delle preoccupazioni sull’economia. Un eventuale conflitto tra Washington e Teheran è visto con grande timore per la crescita globale, anche alla luce degli elementi di imprevedibilità sul coinvolgimento di altri Paesi. Fino ad arrivare alle super potenze, come Russia e Cina, che hanno aspramente criticato il raid statunitense ordinato contro il leader militare iraniano.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup