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Ali Khamenei, guida spirituale dell'Iran

Iran: le possibili rappresaglie

  1. I primi missili sono partiti dall’Iran verso l’Iraq, prendendo di mira la base di al-Asad. È stata la prima operazione di risposta all’uccisione del generale Soleimani, ordinata dal presidente statunitense Donald Trump. Teheran ha così tenuto fede alla promessa di “vendetta”. Una controffensiva dura, per certi versi portata avanti con strumenti tradizionali, ma che potrebbe essere preludio ad altre azioni, più simili alla guerriglia che a una guerra tradizionale. E il pericolo maggiore arriva proprio dai Quds, le milizie che erano comandate da Soleimani e ora affidate a Esmail Ghaani, uomo molto vicino alla Guida spirituale della Repubblica Islamica, Ali Khamenei.

Appello dell’Onu

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Credits foto: https://www.flickr.com/photos/us-mission/7704332996/)

La possibile escalation degli scontri ha destato grande preoccupazione alle Nazioni Unite. “Bisogna fermare l’escalation ed esercitare la massima moderazione per riavviare il dialogo”, ha sottolineato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, invocando un ritorno alla “cooperazione internazionale”. “Non dimentichiamo – ha ribadito il numero uno delle Nazioni Unite – la terribile sofferenza umana causata dalla guerra. Come sempre, la gente comune paga il prezzo più alto. È nostro dovere evitarlo”. Un impegno che deve tuttavia declinarsi in un tentativo di dialogo tra Paesi che al momento sembrano più orientati allo scontro che alla pace.

Chi sono i Quds

I Quds sono le unità speciali delle Guardie della rivoluzione: si tratta di un’élite di combattenti che l’Iran ha impiegato su vari fronti per difendere o talvolta rafforzare gli alleati sciiti. La formazione di questa milizia è avvenuta durante la guerra con l’Iraq di Saddam Hussein, in pratica a pochi mesi dalla presa del potere degli ayatollah. Dal 1988 i Quds sono stati guidati da Ahmad Vahidi, che nel 1998 ha ceduto il comando proprio a Soleimani che ha consolidato la capacità militare dell’unità, sviluppando soprattutto la capacità di dispiegarsi in più aree.

Iran: l'ex leader militare Sardar Qasem Soleimani

L’ex leader dei Quds Sardar Qasem Soleimani

Dal Libano allo Yemen

Nella guerra contro l’Isis, i Quds hanno avuto un ruolo determinante, coadiuvando i miliziani libanesi di Hezbollah a sostegno del presidente siriano, Bashar Assad. Soleimani ha attuato strategie vincenti con l’avallo implicito del nemico a stelle e strisce, che in quel momento aveva necessità di sconfiggere i terroristi del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Le possibili rappresaglie contro obiettivi statunitensi, dunque, possono avvenire ovunque: si stima che ci siano circa 15mila guerriglieri ben addestrati, dislocati nelle aree strategiche della regione, dal Libano fino allo Yemen (dove sono gli iraniani sono accorsi ad appoggiare gli Houthi nella lunga guerra civile che sta flagellando il Paese). Insomma sono “cellule” pronte a colpire con strategie raffinate.

Lo stretto di Hormuz

iran e Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz

L’attenzione è anche rivolta allo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più importanti al mondo. Il posizionamento tra l’Iran e la Penisola arabica è già di evidente rilevanza strategica. E quello Stretto è fondamentale per il commercio di petrolio. Stando ad alcune stime in quel lembo di mare passa il 20% della produzione mondiale di greggio, qualcosa come oltre 20 milioni di barili al giorno. Un transito necessario sia per i Paesi esportatori, su tutti l’Arabia Saudita (grande rivale dell’Iran nella regione), sua per chi lo importa. Nel luglio scorso, infatti, c’è stata la tensione per il sequestro di una petroliera britannica che stava passando proprio nello Stretto di Hormuz. Del resto già nel 1984 lo Stretto è stato lo scenario di uno scontro tra Iraq e Iraq, per quella che è ricordata come la tanker war, la guerra delle petroliere. Non è da escludere che possa verificarsi, a distanza oltre trent’anni, una situazione simile. Se non peggiore.

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