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Terra, cibo e dieta: così possiamo frenare il climate change

Il miglioramento del rapporto con la terra è una parte della soluzione per arginare i cambiamenti climatici. E un primo passo importante da poter fare da subito è la riduzione degli sprechi alimentari, dato che un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato per vari motivi. L’Ipcc (International panel on climate change) ha pubblicato un dossier per indicare come bisogna agire contro il consumo del suolo e favorire una migliore efficienza della produzione agricola per intervenire in maniera positiva sul clima, frenando il climate change. E tra i suggerimenti viene ribadita la necessità di modificare l’alimentazione: più cereali, legumi, frutta e verdura al posto di alimenti di origine animale. La nostra dieta incide sul caldo che avvolge sempre più il pianeta.

Un’immagine estiva della Groenlandia

Fame e migrazioni climatiche

Certo, gli scienziati hanno evidenziato che questa non è l’unica soluzione: bisogna impegnarsi, seriamente, per la riduzione delle emissioni di gas serra in tutti i settori per mantenere il riscaldamento globale almeno sotto i 2 gradi. Anche se l’obiettivo ideale sarebbe il contenimento in un grado e mezzo. La sostenibilità è la strada maestra per scongiurare una situazione catastrofica che prevede l’aumento della povertà e della fame nelle zone meno sviluppate, favorendo le migrazioni climatiche. Lo sfruttamento selvaggio dei terreni produce infatti un effetto devastante: l’inaridimento di quegli stessi terreni e la conseguente riduzione della capacità del suolo di assorbire carbonio.

“La terra svolge un ruolo importante nel sistema climatico. L’agricoltura, la silvicoltura (la coltivazione e l’utilizzazione dei boschi, ndr) e altri tipi di utilizzo del suolo incidono per il 23% sulle emissioni di gas serra nell’uomo”, ha spiegato Jim Skea, copresidente del gruppo di lavoro IPCC III. “Allo stesso tempo – ha aggiunto Skea – i processi naturali terrestri assorbono l’anidride carbonica equivalente a quasi un terzo delle emissioni di anidride carbonica prodotte dai combustibili fossili e dall’industria”. Parole che arrivano in un momento drammatico con la Siberia avvolta dalle fiamme e l’incenerimento di ettari di boschi.

La gestione sostenibile delle risorse è un antidoto prezioso contro l’emergenza climatica. Una buona notizia a cui, come spesso capita, ne segue una brutta: il tempo è poco e bisogna agire velocemente per avere risultati significativi. “I terreni già in uso potrebbero alimentare il mondo e fornire biomassa per le energie rinnovabili, ma è necessaria un’azione tempestiva e di vasta portata in diverse aree”, ha sottolineato Hans-Otto Pörtner, copresidente del gruppo di lavoro IPCC III. L’evoluzione degli eventi genera preoccupazione sull’impatto: attualmente già 500 milioni di persone vivono in aree a forte rischi di desertificazione.

In Africa, Asia, America Latina potrebbero iniziare delle migrazioni di massa per scappare dai deserti che si formano a causa del surriscaldamento globale. Il contrasto all’innalzamento delle temperature medie mondiali è necessario a scongiurare queste migrazioni di massa. “La sicurezza alimentare sarà sempre più influenzata dai futuri cambiamenti climatici a causa del calo dei rendimenti – soprattutto ai tropici – aumento dei prezzi, riduzione della qualità dei nutrienti e interruzioni della catena di approvvigionamento”, ha messo ancora in guardia Priyadarshi Shukla, anche lui impegnato nella ricerca presentata dall’Ipcc.

I 17 obiettivi fissati dall’Onu

L’agenda Onu e le politiche sulla sostenibilità

Improvvise alluvioni e interminabili siccità sono gli eventi estremi che impattano le aree più esposte al global warming. “Ma la gestione del rischio può migliorare la resilienza delle comunità agli eventi estremi”, hanno messo nero su bianco gli esperti dell’Ipcc. E ci sono alcuni punti cardine per raggiungere quegli obiettivi: “Ridurre le disuguaglianze, migliorare i redditi e garantire un accesso equo al cibo in modo che alcune regioni (dove la terra non può fornire cibo adeguato) non siano svantaggiate, sono altre strategie per adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici”. Insomma, serve un’agenda politica che metta al centro i 17 Sdg dell’Onu per arrivare alla sostenibilità in ogni settore.

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