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80 anni fa l’invasione della Polonia

80 anni fa la Germania nazista dava il via all’invasione della Polonia, scatenando la Seconda Guerra Mondiale. Molti dei sintomi di quanto stava per accadere sono presenti anche oggi. Siamo certi di essere al sicuro?

L’invasione della Polonia

Il 1 ° settembre 1939 Adolf Hitler invade la Polonia, dando il via a una serie di eventi a cascata culminati nella Seconda Guerra Mondiale. Una tragedia che ha causato 70 milioni di morti, la distruzione dell’Europa, la spartizione del mondo tra USA e URSS e la vergogna dello sterminio degli Ebrei. 75 anni di pace, di una pace che va costruita e mantenuta continuamente. Soprattutto è indispensabile riconoscere i sintomi che preannunciano venti di guerra, o quantomeno le precondizioni che fanno da incubatrice per la guerra.

 

La rinascita del nazionalismo e dell’autoritarismo.

Puntuali vediamo il risorgere di pulsioni autoritarie e nazionalistiche, che si sono date una verginità politica assumendo con fierezza una nuova denominazione originariamente denigratoria: populismo. Lo vediamo in Italia, in Russia, negli USA, in Grecia, in Austria e nell’Europa dell’est. Oggi come allora i sintomi sono “l’impennata del rancore nativista, delle barriere protezionistiche e delle politiche isolazioniste. Il tutto associato a un profondo scetticismo sulla reale fattibilità della democrazia liberale e dell’ordine internazionale. L’odierno tono sprezzante con cui gli alfieri del populismo si rivolgono a qualunque realtà sovranazionale, intergovernativa o non governativa che sia, è lo stesso di quello dei nazionalisti e dei fascisti degli anni Trenta. Lo stesso vale per l’arsenale di miti e leggende costruite a tavolino allo scopo di creare un nemico immaginario contro cui rivolgere la rabbia popolare. Gli Ebrei ieri (e anche ora), gli Islamici oggi. E ancora, il “complotto pluto-giudaico-massonico” che andava di moda nel Ventennio, e i “fantasmagorici poteri forti” dei giorni nostri. L’elenco è interminabile.

Il ruolo di internet

Solo che oggi la propaganda populista oltre alla radio e ai cinegiornali ha il vantaggio della comunicazione di massa, soprattutto dopo l’avvento di internet. Non servono più i comizi, basta saper usare bene facebook o twitter, ed è possibile far passare letteralmente qualunque cosa. Vera o falsa non ha più alcun significato. La guerra a colpi di fake news era presente anche 80 anni fa. Oggi ha intossicato il sistema informativo a tal punto da destituirlo dal ruolo di guardiano della società. E i politici ne approfittano. Trump sentenzia da Twitter come un adolescente qualsiasi.  Attacca gli avversari, offende i capi di stranieri, irride chiunque gli si contrapponga. Con il plauso entusiasta di un elettorato ridotto a tifo da stadio. Ma lo stesso deprimente spettacolo lo vediamo in molti paesi occidentali.

Mauro Pasquini

 

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