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Luca Mercalli il clima che cambia

“Sul clima serve subito la cura, non ci saranno vaccini a salvarci”: parla Mercalli

Qualche rinuncia per salvare il clima. Altrimenti si raggiungeranno i tipping points, i punti di non ritorno. E, a differenza della pandemia di Covid-19, non ci sarà nulla da fare: non serviranno le mascherine, né arriveranno vaccini a salvare gli uomini. Lasciando pagare il prezzo alle generazioni future, i ventenni di oggi, e non solo. Il climatologo, autore di vari saggi tra cui Il clima che cambia, Luca Mercalli, non usa mezzi termini: i cittadini devono modificare gli stili di vita. Perché, come dimostra paradossalmente la diffusione del virus, una riduzione delle emissioni inquinanti è possibile. Da subito. Ecco la sua denuncia nell’intervista a Impakter Italia.

La pandemia di Covid-19 ha oscurato l’emergenza climatica. Teme che questo rappresenti un ulteriore problema?
Certamente la scarsa attenzione mediatica non aiuta. Ma, in questa fase, ci sono elementi positivi. Il primo è rappresentato dall’elezione di Biden alla presidenza degli Usa. Probabilmente il clima tornerà centrale nella politica statunitense: potrebbe essere un aiuto per portare a compimento l’Accordo di Parigi. C’è poi un secondo elemento. Paradossalmente la pandemia ha inciso sul clima più di tutte le politiche attuate negli ultimi 50 anni.

In effetti c’è stato un abbattimento delle emissioni…
Ai fini pratici il pianeta si è accorto del Covid-19 attraverso la riduzione del 9% delle emissioni. Un valore che non avremmo mai raggiunto senza questa batosta sanitaria. Sia chiaro: non è che invochi la pandemia per ridurre le emissioni. Diciamo che a fronte di un sostanziale disinteresse del problema-clima, abbiamo un risultato tangibile.

In sintesi: il dramma Covid-19 ha avuto un impatto sul clima, nonostante la minore attenzione mediatica?
Fino al 2019 c’era una crescita delle emissioni, nonostante se ne parlasse di più. Ora i numeri indicano quasi un calo del 10%. Il compito, passata la pandemia, è di consolidare questo dato.

Da cosa dipende nel dettaglio la riduzione di emissioni?
Sostanzialmente è derivata dalla diminuzione dei viaggi: meno aerei e meno auto in giro. Allo stesso tempo c’è stato un calo dell’attività industriale, che purtroppo ha portato alla perdita di posti di lavoro. Gli aspetti da esportare per il futuro sono quelli connessi alla mobilità, valorizzando il telelavoro per contenere gli spostamenti. 

Di fronte all’emergenza climatica quali sono le responsabilità dei cittadini?
In Italia ognuno di noi, in media, contribuisce al cambiamento climatico con la produzione di 7mila chili di CO2. Uno statunitense contribuisce con quasi 20mila chili. Quindi spreca di più. Ogni persona ha una responsabilità in base a quanta energia fossile consuma. In Italia la produzione pro-capite di CO2 è legata in parti uguali alla casa, intesa come spreco di energia, ai trasporti, al cibo e ai consumi.

Un punto centrale resta l’efficienza energetica, dunque.
Le nostre case sono ancora a bassa efficienza energetica. C’è l’Ecobonus, ma solo una minoranza ha provveduto alla riqualificazione. Eppure questo permetterebbe di spendere meno in bolletta, inquinando meno. C’è pigrizia addirittura per far allestire un cantiere.

Inquinamento smog industria clima

Foto di Free-Photos da Pixabay

Insomma, esistono dei metodi a portata di mano per ridurre l’impatto sull’ambiente…
Certo che esistono, ma richiedono un impegno personale. E se in molti non vogliono mettere la mascherina, figuriamoci se hanno intenzione di rifare un cappotto termico alla casa. Piuttosto scappano urlando. Purtroppo nessuno vuole fare nulla che disturbi il proprio stile di vita. Parlo dei viaggi: si chiede di rinunciare alle vacanze esotiche, che comportano un viaggio in aereo. Sul cibo si chiede di mangiare meno carne e sui consumi è necessario fare attenzione ad acquistare meno prodotti usa e getta. Questa dinamica, purtroppo, si manifesta solo con una crisi economica: quando ci sono meno soldi in tasca, queste cose vengono da sé. 

Ritiene inutile appellarsi alla responsabilità, serve un intervento legislativo?
Quando c’è una legge che obbliga, allora si fa una cosa. Da un punto di vista delle masse sono convinto che ci voglia un intervento legislativo. Per le nicchie no. Se io, singolo cittadino, faccio tutto quello che serve, non basta. Sono appunto io a farlo, insieme a un altro 5% della popolazione…

Ci sono dei modelli da seguire? Chi sono i buoni e i cattivi del clima?
Il Nord Europa è un po’ più buono. Ma non si può parlare di modello. Nonostante una maggiore consapevolezza della questione, non hanno raggiunto risultati significativi sulle emissioni. Per semplificare: fanno delle cose positive, che vengono annullate da altre negative.

Insomma, non ci sono modelli a cui ispirarsi?
Se guardiamo esclusivamente ai numeri, bisognerebbe vivere come il Marocco. È il Paese che ha un rapporto accettabile tra stile di vita ed emissioni inquinanti pro-capite. Ma un europeo non vuole vivere come in Marocco. In ogni caso dobbiamo essere consapevoli di un fatto: bisogna tagliare i due terzi delle cose che facciamo per ridurre gli sprechi. Una parte può arrivare dalla tecnologia. Su altri aspetti serve qualche rinuncia. Tipo non fare un viaggio esotico o non possedere una macchina potente ad alta cilindrata.

Il Clima che cambia, il saggio di Luca Mercalli

Il Clima che cambia, il saggio di Luca Mercalli

In questo contesto, che punto siamo sul carbon neutral?
Il 2019 è stato l’anno di maggior consumo di energia, di cui l’85% fossile. Poi a questo si aggiunge il problema demografico. Se saremo 9 miliardi di persone al posto di 8, ognuno vorrà la propria parte. E non possiamo dargli torto. 

Le situazioni preoccupanti sono tante. Tra Amazzonia e Artico quale mix si può innescare?
Ci sono i tipping points, i punti di non ritorno. Sono trappole climatiche per cui se si superano certe soglie, si innescano dei processi autoalimentanti. Insomma, se si deforesta troppo l’Amazzonia, poi si desertifica da sé. Anche se finisse l’operazione di deforestazione. Se fondono le calotte polari, i mari aumentano di 4-5 metri in un colpo. Senza possibilità di tornare indietro. E ancora: c’è il permafrost in Siberia, che se collassa libera una enorme quantità di metano, un gas serra, che riscalderebbe ancora di più il pianeta. Insomma, ci sono tante di trappole climatiche, tra cui c’è risulta il cambiamento delle correnti oceaniche. Ecco per sintetizzare: se si sveglia il cane che dorme, questo morde.

E per non svegliarlo?
La lezione del Covid è quella della prevenzione: bisogna prepararsi prima. Quando c’è l’emergenza, arrivano i carri funebri, le bare. E anzi c’è di più: rispetto al Covid, sul clima non c’è antidoto. Non esistono mascherine, terapie o vaccini che possano salvarci. O facciamo adesso questa cura, passando dalle fossili alle rinnovabili e cambiando stile di vita, oppure non ci sarà nulla da fare tra venti anni. E a subire la situazione saranno le nuove generazioni.