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Intelligenza artificiale e sostenibilità vanno d’accordo?

Intelligenza artificiale. Tutti ne parlano. Molti la usano. Ma quali sono i suoi effetti sulla sostenibilità? Positivi o negativi? Ecco cosa dicono sostenitori e critici.

L’intelligenza artificiale è già fra noi.

Le aziende stanno facendo da tempo ricorso all’intelligenza artificiale. E anche le persone comuni. Per usufruirne basta navigare dentro Netflix e farci consigliare cosa vedere. Dati e testimonianze indicano che le tecnologie di ultima generazione basate sull’intelligenza artificiale stanno migliorando le performance aziendali sotto diversi aspetti. Ad esempio: la maggiore efficienza dei sistemi produttivi e dei servizi forniti. E anche riguardo alla sostenibilità si registrano cambiamenti certamente graduali ma decisamente positivi. Soprattutto relativamente  alla riduzione delle emissioni di gas serra e al consumo intelligente delle risorse idriche. In questi ambiti le tecnologie innovative messe in campo, benché ancora non molto diffuse, stanno dando risultati che depongono in favore dell’impiego dell’intelligenza artificiale.

Stesso dicasi per le innovazioni che riguardano il consumo intelligente di energia elettrica. Ne è un esempio Google. Il gigante del web ha implementato il modello artificiale per apprendere quando e perché si sono verificati determinati processi nel proprio data center. Sulla base di questi dati, gli algoritmi di Google sono stati in grado di identificare “strategie” per ottimizzare i processi di elaborazione. Questo ha consentito di ridurre del 40% la quantità di energia utilizzata per il raffreddamento dei data center. L’elenco di esempi tecnici di questo tenore è sterminato. A tutto questo va aggiunto la nascita di nuovi lavori specializzati che emergeranno qualora il prospettato utilizzo massivo della intelligenza artificiale sarà una realtà.

Tutto bene quindi? Non tutti la pensano così

Ai report positivi e all’ampia gamma delle narrazioni favorevoli si contrappone un filone critico. Molto meno presente sulla scena e munito di una potenza di fuoco assai inferiore a quella dei sostenitori, ma tuttavia ugualmente agguerrito. I critici dell’intelligenza artificiale ne contestano la reale sostenibilità. Anzi, vi intravedono gravi pericoli per lo sviluppo sostenibile. Uno dei rischi identificati è il bias automatizzato. In pratica, quando la macchina impara a identificare modelli nei dati analizzati formulando poi raccomandazioni basate su razza, genere, età, stato di salute.

Questo riguarda società quali banche e assicurazioni e sistemi sanitari. Accesso al credito, alle cure mediche, così come il diritto a un premio assicurativo equo dovrebbe prescindere da questioni razziali. Il rischio è che dall’analisi dei dati derivino previsioni discriminatorie. Un altro grave rischio è la perdita di posti di lavoro. Un recente rapporto ha stimato che, solo negli USA, l’automazione sostituirà il 6% dei lavori entro il 2021. Se questi dati fossero confermati, è evidente che la crescita economica delle aziende e la nascita di nuovi lavori non potrà bilanciare il danno economico delle famiglie dovuto a una tale impennata della disoccupazione. E laddove non c’è equilibrio non c’è sviluppo sostenibile.

Dunque, da che parte sta la ragione?

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