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Jair Bolsonaro

Insostenibile Bolsonaro: dalle foreste al Coronavirus, tutti i disastri del presidente

Un leader insostenibile. Disattento all’ambiente, al contrasto alla povertà e addirittura alla salute. Jair Bolsonaro, presidente sovranista del Brasile, sta proponendo le sue politiche con un segno caratteristico: il disinteresse, che tracima nell’evidente ostilità, verso lo sviluppo sostenibile. Un approccio che non mostra alcuna attenzione nei confronti dei disastri in termini ambientali né verso le decine di migliaia di vittime del Covid-19.

Emergenza virus negata

La gestione dell’epidemia di Coronavirus è stata tutta incentrata sul negazionismo. Eppure i dati sono impietosi: fino a oggi, 26 maggio, i contagi in Brasile sono quasi 375mila. È il secondo Paese più colpito dopo gli Stati Uniti. Il bilancio delle vittime è pesante: oltre 23mila brasiliani sono morti. Senza dimenticare che nelle aree più povere in tanti non sono nemmeno riusciti a ricevere una diagnosi. La situazione di totale emergenza non ha spostato di un millimetro le convinzioni del presidente. Le ultime immagini lo ritraggono tra la folla, a Brasilia, con la mascherina abbassata sul mento, mentre beve una coca cola. Non a caso la rivista The Lancet ha indicato Bolsonaro come una grande minaccia per la lotta al virus.

I dati della John Hopkins University

Questo è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Per deridere le misure di distanziamento sociale, aveva organizzato una grigliata per “1.300 persone, ma se saranno di più le farò entrare. Faremo una grigliata per 3mila persone, più o meno”. Qualche giorno dopo, replicando alle critiche per la scarsa attenzione all’epidemia, ha rilanciato: “È una nevrosi. Il 70% della popolazione prenderà il virus. Non c’è niente che io possa fare”.

Due ministri della Sanità in un mese

La conseguenza è stata una spaccatura nel governo. Luiz Henrique Mandetta si è dimesso da ministro della Sanità il 16 aprile, perché favorevole alle misure di lockdown. Un affronto insopportabile per il presidente. Il sostituto di Mandetta, Nelson Teich, è rimasto in carica appena un mese: a metà maggio ha rimesso il mandato. Non ha ceduto alle pressioni per avviare una campagna pro-clorochina come farmaco sconfiggere il Covid 19. Insomma, per Bolsonaro la tutela della salute pubblica, uno dei punti fondamentali degli obiettivi di sviluppo sostenibile, non è un tema di rilievo. E purtroppo migliaia di brasiliani pagheranno con la vita questa follia presidenziale.

La devastazione delle foreste

Del resto la politica anti-sostenibilità del leader dell’estrema destra si era già manifestata sul tema ambientale. Nel suo modo sprezzante di trattare le questioni importanti, il presidente brasiliano ha ironizzato: “Salvare l’ambiente? Basta mangiare un po’ meno. Voi parlate di inquinamento ambientale. Basta fare pupù a giorni alterni. Sarebbe meglio per l’intero mondo”. Al di là delle battute sdegnose, ha cambiato il numero uno dell’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, Ricardo Galvao. La sua responsabilità? Aver denunciato l’aumento del 278% di deforestazione della foresta pluviale. Un’affermazione invisa a Bolsonaro che ha voluto un altro capo per l’istituto.

Il presidente brasiliano, peraltro, ha avallato, fin dalla sua elezione, un assalto alla foresta amazzonica, tra incendi e disboscamenti favoriti dalla diminuzione dei controlli. Ufficialmente ha deciso di inviare l’esercito per vigilare. Tuttavia, per gli attivisti si è trattata dell’ennesima forzatura propagandistica: la supervisione spetterebbe alle agenzie preposte alla tutela ambientale. Alla fine la reale strategia è emersa: la regolarizzazione della la proprietà fondiaria a favore di chi la occupa. Un affare di 65 milioni di ettari di terra a detrimento delle comunità locali. “L’agenda ostile dell’attuale governo favorisce la deforestazione e rischia di portare al genocidio dei popoli indigeni dell’Amazzonia brasiliana”, ha denunciato Greenpeace Brasile.

Poveri sempre più colpiti

Una favela brasiliana Foto di Luiz Gonzaga DE SOUZA da Pixabay

La questione dei diritti intreccia quella del contrasto alla povertà. La politica di Bolsonaro è stata tutta concentrata a sostegno dei fazendeiros, i proprietari delle tenute agricole. I piccoli agricoltori rurali, oltre 20 milioni di persone, hanno visto sfumare le riforme agrarie per favorire il loro lavoro. Mentre i fazendeiros, appunto, hanno potuto assumere un comportamento più aggressivo, sapendo di poter contare sull’appoggio governativo.

Sulle politiche sociali la direzione non è diversa: Bolsonaro ha provveduto a depotenziare la bolsa família, ossia la borsa famiglia, un sussidio previsto per le famiglie più povere. È stato uno degli strumenti più utilizzati dall’ex presidente Ignacio Lula per supportare le fasce disagiate. Una vera rete di protezione sociale. Il nuovo corso sovranista ha ristretto le possibilità di accedere ai benefici. Quei fondi sono stati lentamente destinati al sistema previdenziale, le pensioni che nel metodo di riparto in Brasile finiscono nelle tasche della classe media, se non addirittura di quella più ricca.

E anche su questo capitolo, dunque, Bolsonaro guarda dal lato opposto rispetto a misure di equità, così come sull’istruzione. Fin dal suo insediamento ha scelto, come fidati collaboratori, figure scettiche sulla diffusione dell’alfabetizzazione, in un Paese con sacche di analfabetismo grave, soprattutto nel nord est (dove il tasso è circa del 20% della popolazione). Una strategia, quella di Bolsonaro, che dimostra il suo insostenibile disinteresse verso la sostenibilità.

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