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Insetticidi, killer nelle nostre acque inquinate

Pesticidi, killer delle nostre acque inquinate. La situazione è grave. Forse come non lo è mai stata. Anche perchè sostanze sempre diverse di aggiungono alla lista di quelle che inquinano le acque d’Italia. Legambiente, nel 2020, aveva già allertato sul fatto che in Italia circa il 60% delle acque di fiumi e laghi non è in buono stato e molti di quelli che lo sono non sono curati come si dovrebbe fare.

Poi è uscito il rapporto dell’Ispra, Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale. E con i suoi dati la situazione si è fatta ancora più scura: “Nelle acque superficiali,si è rilevato un  superamento dei limiti per glifosate e fungicidi.  Le indagini hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni; nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di µg/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse.  Sono state cercate complessivamente 426 sostanze e ne sono state trovate 299. Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi”.

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Insetticidi killer delle nostre acque inquinate – CC0, public domain, royalty free

Insetticidi ma non solo

Le sostanze che hanno superato i limiti con maggior frequenza nella ricerca Ispra sono gli erbicidi glifosato e il suo metabolita Ampa, il metolaclor e i fungicidi dimetomorf e azossistrobina. Il glifosato è l’erbicida più utilizzato, ma anche uno dei contaminanti principali delle acque. La sostanza è attualmente approvata nell’Unione europea. In Italia, dal 2016, ne è stato vietato l’uso nei luoghi pubblici, nel periodo che precede il raccolto e l’impiego non agricolo nelle aree vulnerabili. Solo il Lussemburgo in Europa ne ha vietato totalmente l’uso, togliendolo dal commercio.

Poi ci sono le microplastiche, gli antibiotici e altri composti chimici, le droghe,  che inquinano il mare e le falde sotterranee. Legambiente, che cita i dati del registro europeo degli inquinanti E-Prtr (European Pollutant Release and Transfer Register), ha scritto che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali hanno immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, 5.622 tonnellate di sostanze chimiche nei corsi d’acqua.

La reazione che sostanze diverse possono avere fra di loro è un serio elemento di preoccupazione: “I dati evidenziano la presenza di miscele – scrive l’Ispra –  nelle acque con un numero medio di 4 sostanze e un massimo di 56 sostanze in un singolo campione”. Una situazione già rilevata negli anni precedenti,  e pericolosa  perché “l’uomo, come altri organismi, sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche di cui non si conosce la composizione e, quindi, non si può valutarne il rischio”. E’ quindi urgente, come ha più volte fatto notare Legambiente un adeguamento e efficentamento degli impianti di depurazione.

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