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Infibulazione: un orrore da 200 milioni di casi

Le mutilazioni genitali femminili, ossia l’infibulazione, non sono solo una barbara violazione dei diritti delle donne: rappresentano anche un costo molto pesante per l’economia a livello globale. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha fornito i nuovi dati, nel corso della Giornata Mondiale contro questa terribile pratica, denunciando una situazione che resta allarmante. Stando alle stime a disposizione, almeno 200 milioni di donne sono state sottoposte a questo tipo di violenza, con alterazioni o lesioni agli organi genitali per motivi culturali o religiosi. Una tragedia al prezzo complessivo di 1,4 miliardi di dollari. E per questo occorre l’impegno per eliminarla, dando seguito alla realizzazione degli Sdgs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. 

“Le mutilazioni genitali femminili non sono solo un catastrofico abuso dei diritti umani che danneggia in modo significativo la salute fisica e mentale di milioni di ragazze e donne: è anche uno spreco delle risorse economiche vitali di un Paese. Sono necessari con urgenza ulteriori investimenti per fermare questa pratica e porre fine alle sofferenze che provoca”, ha scandito Ian Askew, direttore del Dipartimento di salute e ricerca sessuale e riproduttiva dell’Oms.

La violenza dell’infibulazione

Ma cos’è l’infibulazione? Si tratta, da un punto di vista fisico, della chiusura quasi completa dell’ostio vulvare, che avviene quasi sempre con l’asportazione del clitoride. La suturazione successiva lascia aperto solo un piccolo foro per consentire la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. La brutale pratica viene principalmente eseguita su ragazze prima dei 15 anni: l’impatto sulla salute può essere immediato con infezioni, emorragie e sicuramente traumi psicologici.

Il danno spesso è irreversibile: le donne sottoposte a mutilazioni di questo genere hanno infatti maggiori probabilità di subire delle complicazioni, potenzialmente letali, durante il parto, con il concreto rischio di provare dolore fisco o problemi quando hanno le mestruazioni, urinano o hanno rapporti sessuali. Purtroppo nemmeno l’intervento legislativo sortisce gli effetti sperati: in Egitto è stata vietata, ma la mutilazione viene eseguita ancora con regolarità.

I medici colpevoli di praticare l’infibulazione

L’Unicef ha messo in evidenza che almeno 50 milioni di casi di infibulazione vengono portati a termine da medici. Tuttavia, questo non limita il danno. “La mutilazione fatta da un medico è sempre una mutilazione. Professionisti sanitari addestrati che svolgono l’infibulazione violano i diritti fondamentali delle ragazze, l’integrità fisica e la salute”, ha accusato la direttrice esecutiva dell’Unicef, Henrietta Fore. “Insomma – ha aggiunto – la medicalizzazione della praticano non la rende né sicura né moralmente accettabile e difendibile”.

Henrietta Fore direttrice dell’Unicef

La battaglia culturale ha consentito di far conoscere questa piaga, portando oltre 20 Paesi, negli ultimi decenni, a mettere al bando l’infibulazione. “Stiamo facendo progressi. comportamenti stanno cambiando. E nel complesso meno ragazze vengono mutilate”, ha evidenziato Fore. Christina Pallitto, scienziata dell’Oms, ha ribadito: se i Paesi investono per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, possono impedire alle loro ragazze di subire questa pratica dannosa e promuovere la salute, i diritti e il benessere di donne e ragazze”.

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