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Industria plastic free? Ecco un settore all’avanguardia

Industria plastic free. Dal settore delle forniture per l’attività di immersione subacquea arriva un forte impulso in tal senso. Ecco un esempio concreto.

L’industria plastic free batte la fiacca?

Sul tema dell’inquinamento da plastica, molte aziende non sembrano fare la loro parte. Al massimo usano il tema come strumento di marketing. La natura e gli oceani in particolare stanno pagando il prezzo più alto per questo comportamento. Dunque, stiamo combattendo una battaglia persa quando si tratta di plastica? Chloe Harvey, direttore della Fondazione Reef-World non la pensa così. “Nonostante l’impatto dell’inquinamento da plastica è qualcosa che vedo con il cuore pieno di angoscia”, ha detto, “ho tuttavia speranza”. La sua positività deriva dallo “scambio di conoscenze lungimiranti nel settore delle immersioni subacquee”.

Il settore “delle immersioni” sul plastic free è all’avanguardia

Il settore degli articoli per immersioni subacquee affronta il problema da decenni. Molte imprese integrano iniziative socio-ambientali nel loro piano aziendale. La ragione di ciò può forse essere meglio riassunta nelle parole di Sylvia Earle, una biologa marina americana, che una volta ha spiegato che i subacquei e i surfisti sono spesso tra i più forti sostenitori della conservazione dell’oceano “perché hanno trascorso del tempo dentro e intorno all’oceano e hanno visto personalmente la bellezza, la fragilità e persino il degrado del cuore blu del nostro pianeta.

Vi è dunque alla base una forte motivazione. Centinaia di aziende nel settore delle immersioni si sono impegnate a partecipare a un’iniziativa chiamata Mission 2020. Istituita da Fourth Element, un rivenditore di attrezzatura subacquea, l’iniziativa incoraggia le aziende ad apportare cambiamenti significativi ai loro modelli produttivi allo scopo di proteggere più efficacemente l’oceano. In modo particolare quando si tratta di sradicare la plastica monouso.

Parola all’imprenditore

Jim Standing di Fourth Element (foto) riconosce gli alti costi di “diventare green” ma sottolinea comunque l’importanza strategica di implementare sempre di più politiche e investimenti in tal senso. “Francamente, dobbiamo farlo”, ha detto ai delegati allo show di immersioni ADEX a Singapore nel 2019. “Se non lo facciamo”, ha continuato, “il futuro è incredibilmente rigido”. Ecco perché, anche se alcuni cambiamenti potrebbero comportano un costo aggiuntivo, Fourth Element ha accettato comunque la sfida nel tentativo di proteggere l’oceano.

Nell’ambito di Mission 2020, Fourth Element si è impegnato ad eliminare gli imballaggi in plastica monouso dai suoi prodotti entro l’8 giugno 2020 (Giornata mondiale degli oceani). La società sta già utilizzando imballaggi di cartone o amido di manioca per i suoi prodotti e non utilizza sacchetti o etichette di plastica. Inoltre, la sua nuova gamma di mute Thermocline è realizzata con reti da pesca fantasma recuperate dall’oceano. Per Jim e il suo team, i produttori e le aziende che si occupano di fornitura subacquea dovrebbero aprire la strada adattando i loro modelli di business fino a quando i consumatori non avranno altra scelta che essere ecologici.

Articolo tratto da Impakter.com.

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