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Incendi sostenibili? Sì, con conoscenza, pianificazione, prevenzione

Gli incendi possono essere sostenibili con la conoscenza, pianificazione, prevenzione. Al di là delle questioni tecniche e scientifiche la corretta gestione degli incendi e dunque del nostro patrimonio boschivo parte da questi tre concetti. Che sono alla base di molte azioni per uno sviluppo sostenibile di un Paese: come può l’Italia che ha una superficie arborea di quasi l’80 per cento, pensare di essere sostenibile se non si occupa del suo verde? Ma anche di quello urbano del quale nel corso di questa intervista, ribalteremo un luogo comune vecchio come i…marciapiedi.

Il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (il Conaf), un anno fa nel Congresso di Matera ha ufficializzato e stabilito un percorso a quanto i suoi iscritti fanno da anni: la sostenibilità. “Nel corso degli anni abbiamo letto con attenzione – dice ad Impakter Italia la Dr.ssa Sabrina Diamanti Presidente del Conaf – i 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. Non potevamo non sentirli anche nostri, proprio perché la nostra attività nel quotidiano è indirizzata verso alcuni di quei concetti: la progettazione la salvaguardia dell’ambiente, per esempio, con tutto quel che ne consegue“.

Incendi sostenibili

Che ne consegue Presidente Diamanti?

Abbiamo deciso di focalizzarci su 4 dei 17 obiettivi, oltre ad essere partecipi di tutti gli altri ovviamente, con i quali il nostro lavoro e le nostre competenze hanno un rapporto diretto. L’obiettivo 4 quello sulla fame che passa attraverso una ben organizzata gestione del suolo, delle foreste, dei boschi,  da dove si ricavano le materie prime per l’alimentazione. L’obiettivo 11, sulla riqualificazione urbana delle città che passa anche attraverso il verde, le “foreste urbane”; l’obiettivo 12 il consumo responsabile che dipende da come produciamo e trattiamo il territorio. Infine ma solo per questo ragionamento, l’obiettivo 15, la vita sulla terraferma”.

Nella corretta gestione del territorio ci sono anche gli incendi troppo spesso dolosi. Si possono evitare?

Alcuni no. Ogni incendio è diverso dall’altro perché diverso è il luogo attaccato dal fuoco. Alcuni no: chi dà fuoco ad un bosco ad una foresta o è un piromane o è un criminale dunque sono persone difficili da individuare prima. Altri sì sono prevedibili e dunque evitabili. Uno degli ultimi incendi in Sardegna, per rimanere all’attualità di questa estate, è nato da un barbecue fatto non correttamente. Spazio per prevenire c’è, informando i cittadini su come prendersi cura della natura che li circonda, spiegando come non fare certe cose nelle zone in abbandono che andrebbero rimesse a posto e monitorate. Spiegando anche come e quando bruciare le foglie, pulire l’area intorno alla casa. E poi si dovrebbero creare delle fasce di rispetto intorno alle abitazioni che confinano con le zone boschive e le fasce parafuoco. Ancora, gli invasi che una volta servivano a raccogliere l’acqua piovana. A maggior ragione oggi con la pioggia abbondante che cade, quest’acqua raccolta e custodita sarebbe fondamentale per le prime fase di spegnimento di un incendio. Non è tutto ma per cominciare andrebbe benissimo“.

Incendi sostenibili

Incendi sostenibili- Un elicottero spegnifiamme-License: Free for personal & commercial use

A proposito di informazione aveva promesso di smontare un luogo comune sugli alberi ed i marciapiedi…

Una delle domande più frequenti è: perché cadono gli alberi nelle città? Perché li abbiamo messi a dimora e mal gestiti per anni senza curarci di fare un’analisi nel tempo delle sue condizioni: le valutazioni fito-sanitarie; le condizioni degli apparati radicali; gli scavi e le interferenze. Tutti più o meno possiamo vedere se la chioma è più o meno spoglia, se ci sono funghi e l’inclinazione del tronco (queste ultime due magari sono aspetti tecnici). Ma per risparmiare le amministrazioni ci chiamano per delle ricognizioni speditive che non possono tener conto per la loro natura di quanto detto finora. Un esempio ancora dall’attualità: uno degli ultimi pini caduti a Roma era sostanzialmente sano. Ma era stato interrato solo per 40 centimetri in condizioni che hanno creato marciume alla base. Non sempre insomma sono le radici che alterano la superficie dei marciapiedi, anzi spesso è il contrario. E gli alberi cadono“.

incendi sostenibili

Incendi sostenibili – License: Free for personal & commercial use

Torniamo all’obiettivo Italia: quali le priorità per avere un ambiente boschivo sostenibile?

“Nel tempo abbiamo perso il valore del bene collettivo ed oggi il verde – tanto quello dei boschi e foreste quanto quello urbano – sono oggetto di amore spasmodico da parte di chi non accetta nessun intervento o di distruzione dolosa o involontaria altrettanto grave. Per questo credo sia necessario rimettere a posto il rapporto tra istutuzioni-cittadini e tecnici che devono indicare la strada da seguire. Che è quella della pianificazione.

Perché nella gestione dell’emergenza siamo i più bravi grazie al Dipartimento della Protezione Civile – col quale abbiamo siglato un protocollo per incentivare la cooperazione nel campo della previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi naturali e rafforzare la collaborazione, sia in emergenza sia in ordinario. Lasciare all’evoluzione naturale non sempre è possibile perché non si evolve solo la natura ma anche l’attività dell’uomo. 

Abbiamo creato dei boschi instabili perché il presidio del territorio è stato trascurato ed oggi in questi luoghi ci sono specie invasive diverse che non tutte vanno eliminate perché con le condizioni climatiche di domani potrebbero essere le specie che si adatteranno meglio”.

Incendi sostenibili

Incendi sostenibili – License: Free for personal & commercial use

“Tutto questo premesso ritengo, riteniamo come Dottori Agronomi e Dottori Forestali, che le priorità siano le informazioni sullo stato attuale delle nostre aree verdi (soprassuoli, aspetti morfologici, microclimatici, la cartografia. In questo abbiamo già uno strumento che si chiama Rapporto annuale sulle Foreste italiane (RAF) che fornisce molto di quel che serve. 

Bisogna capire la vocazione delle diverse aree: ricettiva, di protezione, naturalistica, produttiva. Per esempio noi importiamo moltissima legna dall’estero pur avendo la stragrande maggioranza del paese coperta da alberi per usare un termine generale, ma non sono tutti buoni. 

Un’altra priorità una volta acquisite tutte le informazioni è quella di essere capaci di fare una corretta pianificazione: dalla viabilità, che non vuol dire cementificazione delle strade ma aprire i giusti varchi di ingresso alle aree verdi tanto per la questione turistica quanto per quella produttiva di chi cioè deve fare legna. Aprire un percorso in un bosco è cosa seria perché facendolo male si corre il rischio di esporre gli alberi alle intemperie, causando così danni spesso irreparabili. 

E poi bisogna valorizzare le aree interne: tutti quei borghi per esempio, sugli Appennini nei quali ancora oggi mancano servizi essenziali, tra i quali la connessione internet che nel caso degli incendi o altri eventi pericolosi, consente una immediata comunicazione”.

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