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Bambini guerra Afghanistan vittime

In Afghanistan ora scatta l’emergenza fame

In Afghanistan è già emergenza fame: entro fine mese potrebbero terminare le scorte di cibo a disposizione. Con le conseguenze immaginabili. L’arrivo dei talebani al potere, oltre a colpire i diritti, rischia infatti di aumentare la povertà nel Paese. Per questo motivo le Nazioni Unite hanno lanciato l’appello alla comunità internazionale per sostenere i programmi di aiuti, ancora più importanti visto l’imminente arrivo del rigido inverno. Conti alla mano, servono almeno 200 milioni di dollari solo per il settore alimentare e per poter garantire la nutrizione dei bambini, “i più vulnerabili”, evidenzia l’Onu. Una cifra minima per la sussistenza dei più bisognosi.

Il contesto, peraltro, era già complicato (come racconta questo articolo di Impakter Italia): prima del ritorno al potere degli islamisti, circa 18 milioni di persone, quasi la metà della popolazione, dipendevano dagli aiuti di emergenza per soddisfare i loro bisogni primari. Lo scenario attuale racconta che più della metà di tutti i bambini, sotto i cinque anni, soffre di malnutrizione estrema, mentrepiù di un terzo dei cittadini non ha abbastanza da mangiare.

La preoccupazione dell’Onu

“È estremamente importante impedire all’Afghanistan di precipitare in un’ulteriore catastrofe umanitaria”, ha affermato Ramiz Alakbarov, vice rappresentante speciale e coordinatore umanitario in Afghanistan delle Nazioni Unite. Come si può evitare il peggioramento? “Adottando le misure necessarie per fornire gli elementi essenziali di cui il Paese ha bisogno in questo momento”. Dunque, è necessario far arrivare “cibo, servizi sanitari e di protezione, insieme ad articoli non alimentari a coloro che ne hanno estremo bisogno”, ha ribadito Alakbarov. Da qui l’appello: “Abbiamo bisogno di una partecipazione davvero ampia della comunità internazionale per la mobilitazione delle risorse”.

I talebani, in questo senso, hanno garantito di voler ostacolare l’arrivo di beni di prima necessità. Tuttavia, la questione degli aiuti umanitari si intreccia con quella dell’uguaglianza di genere, che i talebani non vogliono riconoscere. Al di là delle dichiarazioni di facciata, improntate al moderatismo, il quadro non è certo quello di un governo aperto.

In alcuni casi le autorità provinciali talebane hanno comunque permesso alle donne di tornare ai loro posti di lavoro nel campo della sanità e dell’istruzione, o di prendere parte alla valutazione delle necessità. In altri “non abbiamo ricevuto questa possibilità”, hanno riferito dall’Onu. Per questo motivo le Nazioni Unite hanno lanciato un monito: “Continuiamo a sostenere con forza prima di tutto per il rispetto dei principi di uguaglianza di genere e partecipazione, in modo che le donne possano tornare al lavoro e fornire l’assistenza necessaria”.

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