Back

Come mi vesto oggi?

Il viaggio di Impakter Italia nella moda sostenibile.

In qualunque settore produttivo ormai si sta radicando l’idea della sostenibilità. Alla base di questo pensiero c’è la volontà di  creare un sistema che sia sostenibile a tempo indeterminato, tanto in termini di impatto ambientale quanto di responsabilità sociale.

Se c’è un settore tra gli altri che ha preso molto sul serio questo impegno nei confronti del futuro è quello della moda. Il che si traduce nella ricerca di materiali ecologici e rinnovabili, di una qualità tale da non risultare dannosi per l’ambiente e per la salute delle persone, e in una quantità da rappresentare il minimo spreco di risorse naturali. Noi di Impakter Italia ne abbiamo dato conto in alcuni post. Il primo nel quale abbiamo parlato della Carta della moda etica.

Che lo scorso 10 dicembre a Katowice, in Polonia, durante il vertice ONU sui cambiamenti climatici è stata resa pubblica. Oltre ai più noti obiettivi dell’agenda 2030 dell’ONU, la Carta della moda etica impegna i firmatari alla “selezione di materiali rispettosi del clima e sostenibili, al trasporto a basse emissioni di carbonio, ma anche ad accompagnare i consumatori alla consapevolezza su tali problematiche”.

Perché più o meno improvvisamente abbiamo scoperto che nella produzione dei vestiti – di tutti i tipi di vestiti – vengono impiegati – sostanze tossiche. Che sono difficili da smaltire una volta che non ci servono più e che  spesso hanno nomi strani, ma che tutti dovrebbero conoscere.

Le ammine aromatiche sostanze cancerogene, gli alchilfenoli etossilati, i metalli pesanti negli indumenti di bassa qualità e provenienza sconosciuta. Il Dimetilfumarato è un potente antimuffa impiegato per la conservazione delle fibre naturali durante periodi di stoccaggio prolungati. E via dicendo.

Abbiamo anche raccontato di un’azienda che ha intrapreso una strada davvero sostenibile nella produzione di tessuti per vestiti: si chiama Orange Fiber, è a Catania, ed è di due donne. Fa tessuti sostenibili dai sottoprodotti degli agrumi, delle arance in particolare.

Adesso vogliamo fare un altro passo. Vogliamo raccontare delle altre aziende italiane che stanno cambiando – o che hanno già cambiato – il loro modo di produrre vestiti in modo che siano sostenibili non solo quando li indossiamo e quindi non ci diano problemi di allergie o altri, ma che siano anche facili da smaltire o riciclare quando non sono più indossabili. Vogliamo entrare nei laboratori, negli atelier, parlare con gli stilisti, con chi sceglie i tessuti e sapere cosa ci mettiamo addosso.

Perché non c’è nulla di più personale e di così “a pelle” come l’abbigliamento a parte il cibo. Che è un altro argomento della sostenibilità del quale ci siamo occupati largamente.

Per esempio in questa intervista radiofonica, l’Istituto Italiano per il Desgin racconta con Francesca Dini, del PEFC  la più grande organizzazione al mondo di certificazione, come è possibile ottenere tessuti derivati da legno la cui tracciabilità è sicura

 

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup