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Il Vesuvio offeso: l’opinione di Antonio Lubrano

Il Vesuvio offeso. La notizia è di qualche giorno fa: un elicottero dei carabinieri ha scoperto quattro discariche abusive nel Parco nazionale del Vesuvio. L’ennesima? Non di certo, purtroppo non è la prima volta che l’emblema di Napoli risulta deturpato. “Un problema di inciviltà” ha commentato Il Mattino,l’antico quotidiano della città: “Basta percorrere le strade del comprensorio, scrive il giornale, per rendersi conto della gravità della situazione”. Rifiuti da ogni parte e di ogni genere: mobili rotti , materassi vecchi , pneumatici rotti, per non dire degli scarti di cucina e degli immancabili oggetti di plastica.

Il Vesuvio offeso ripropone con la forza della sua fama la dolorosa e vergognosa questione delle discariche abusive in Italia,paese – sarà bene ribadirlo ancora una volta – dal nord al sud meta turistica tra le più amate al mondo(almeno fino allo scoppio della pandemia). Quante sono? Secondo alcuni accertamenti almeno duecento ma questa cifra ci sembra poco credibile – addirittura irreale -se teniamo conto di quello che le cronache registrano ogni giorno dal Piemonte alla Sicilia.

Il Vesuvio offeso: l’Opinione di Antonio Lubrano

E tenendo conto, infine, di ciò che avviene nel parco vesuviano si può legittimamente temere che siano a rischio anche gli altri nobili simboli della nostra Penisola, dalla collina di Superga a Torino a Piazza S.Marco a Venezia, da Ponte Vecchio a Firenze alla Capitale, Roma, dove l’accumulo di immondizia ormai attira i cinghiali non più solo nelle periferie ma anche nelle zone centrali, vicine ai luoghi d’arte.

Il Vesuvio offeso: l’Opinione di Antonio Lubrano

Nella Valle dei Templi di Agrigento qualche anno fa si registrò un episodio più o meno simile a quello napoletano). Ma anche  – ed ecco la rabbia per il modo in cui trattiamo le nostre bellezze – il ritrovamento di una discarica abusiva. Centenaria, millenaria addirittura. Insomma rifiuti storici sui quali gli archeologi hanno lavorato e muovendosi nella zona hanno scoperto la vera origine dei mandorli. Disse all’epoca, era il 2015, Giuseppe Parello, direttore del Parco archeologico :”Non è vero che gli alberi di ’mennula sono arrivati ad Agrigento in groppa ai cavalli montati dagli arabi. Il ritrovamento dimostra che le prime coltivazioni risalgono a molti secoli prima. Dai greci che a loro volta avevano conosciuto le mandorle grazie ai Fenici, mentre i romani le chiamavano “noci greche”.

I luoghi preziosi – e invidiati dal mondo intero- che fanno l’immagine di un paese patrimonio della cultura universale insomma non devono essere esposti così al rischio dell’offesa, dell’ignominia oltre che del dileggio.

Non vorremmo che in un prossimo domani fossimo costretti – per rispetto della verità – a ristampare le cartoline illustrate che propongono i luoghi più celebrati del Paese, con un secchio della spazzatura in un angolo dell’immagine..

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