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Vaccino Covid

Gli esclusi del vaccino, l’immunizzazione dal Covid-19 non sarà per tutti

Sono 700.000 le persone che non riusciranno ad accedere alla campagna vaccinale. Se da una parte i ritmi della vaccinazione si sono velocizzati, dall’altra i soggetti più fragili ed invisibili sono dimenticati, creando un problema che riguarda tutti: la salute globale della comunità.

Gli esclusi dalla campagna vaccinale

Ma chi non ha possibilità di essere vaccinato? Si tratta di alcune della categorie più fragili della nostra società: persone senza permesso di soggiorno, senza codice fiscale, minori stranieri non accompagnati, persone vittime di tratta, persone senza residenza o fissa dimora.  Nonostante il Piano Strategico Vaccinale 2020 portasse in calce l’articolo della Costituzione Italiana che riconosce la salute come diritto fondamentale degli individui e della comunità, questo ancora non si è dato in termini pratici.

Le piattaforme regionali per le prenotazioni del vaccino Covid-19 non prevedono l’accesso in assenza del codice fiscale e del numero di tessera sanitaria. In alcune regioni, come ad esempio in Friuli Venezia Giulia, si prevede l’inserimento dello Spid (il codice di identità digitale) ed in altre del numero di telefono certificato: con questi complessi livelli di accesso queste fasce di cittadini, non in possesso di tessera sanitaria o di altri codici richiesti, non possono prenotare la vaccinazione, pur avendone diritto.

Vaccino, l’importanza per la comunità

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni afferma: “Questa situazione sta lasciando scoperta da vaccinazione una gran quantità di pazienti fragili, fragili per antonomasia, fragili proverbiali, fragili per identità sociale, culturale, clinica e psichica, fragili per ghettizzazione residenziale e abitativa che pertanto sono spesso più a rischio di contrarre e trasmettere la malattia da SARS COV 2”.

Gianfranco Costanzo, direttore sanitario dell’Istituto Nazionale Salute e Migrazioni e Povertà, spiega la situazione dei migranti che arrivano in Italia: “A loro viene rilasciato il tesserino Stp, che garantisce prestazioni urgenti o essenziali, tra cui il vaccino. Ma le piattaforme regionali non prevedono l’accesso con tale documento. Preservare la salute del singolo coincide con preservare la salute della comunità, la scienza su questo è chiara. Chiediamo, in base a quanto su esposto, che la piattaforma nazionale di registrazione dei vaccini venga prontamente aggiornata in modo tale da permettere di default l’inclusione dei pazienti senza codice fiscale secondo le stesse sequenze di priorità clinica della popolazione italiana”.

Nella stessa bufera, ma non sulla stessa barca

Il professor Yunus

Il professor Yunus (Photo License Creative Commons)

Le associazioni aderenti al Tavolo Immigrazione Salute (TIS) hanno scritto al ministro della Salute, Roberto Speranza, per proporre soluzioni contro gli ostacoli all’accesso ai vaccini da  parte di tanti cittadini in condizioni di vulnerabilità e fragilità sociale. “Il diritto al vaccino c’è, ma non è praticabile”, spiega Marco Paggi, avvocato dell’Asgi. “Aver individuato nel medico di famiglia il tramite per l’accesso al vaccino – continua – rischia di tradursi in un ostacolo insormontabile per questa particolare fascia di popolazione. A meno che in ogni Asl non si individui un medico di riferimento per queste persone

I riflessi di questa vicenda ci parlano di un problema non solo italiano ma globale: il diritto all’accesso alle cure a tutte le fasce della popolazione. Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, è diventato portavoce della campagna “People’s vaccines”: una coalizione di organizzazioni ed attivisti che si sono uniti a leader mondiali, esperti di salute ed economisti in un appello per rendere il vaccino un bene globale ed accessibile a tutti (sottolineando l’annosa questione legata ai brevetti in ambito vaccinale).

Nel momento in cui si è chiesto alla popolazione “un atto di responsabilità” nel rimanere nelle proprie abitazioni non si è pensato a chi non aveva (e non ha) una casa dove andare o che viveva (e vive tuttora) in condizioni di vita precarie che non permettono di proteggersi adeguatamente contro il virus. Il terzo settore sta conducendo una battaglia importante per proteggere la salute di tutti attraverso strutture di accoglienza, sportelli e lavoro sul campo. Tutto ciò non sarà sufficiente se non verrà attivato al più presto un piano nazionale comune.

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