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antonio lubrano

Il Tevere è malato. Come tanti altri fiumi

Il Tevere è malato. Come tanti altri fiumi. C’era una volta un signore di mezza età, di taglia atletica, nuotatore gagliardo, che in un determinato giorno dell’anno si buttava nel Tevere da uno dei ponti della capitale. Un tuffo spettacolare, che richiamava sempre una piccola folla di curiosi, folla che puntualmente applaudiva a tuffo eseguito. Parlo degli Anni Settanta e Ottanta, oggi non credo che il maturo atleta esista più. Mi chiedo però se oggi quel simpatico e temerario tuffatore si esibirebbe ancora, visto che l’acqua del fiume di Roma non è più cristallina come un tempo. Il Tevere risulta infatti malato come tutti i fiumi del mondo, stando a uno studio dell’Università di York. Malato di che cosa non è chiaro ma certo non sta bene in salute. Del resto in Italia un monitoraggio di cinque anni fa accertò  presenze – pensate un po’ – “farmaceutiche” nel Po, nel Lambro e nell’Adda. Farmaceutiche, capite? Sembra uno scherzo e invece questi tre fiumi italiani hanno un autorevole parente in uno dei più amati corsi d’acqua del mondo, il Danubio.

Inutile aggiungere che appena si pronuncia questo nome – Danubio –   vengono in mente le note del più famoso valzer del mondo: “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss. Questo brano dedicato al corso d’acqua che bagna Vienna nacque 154 anni fa e oggi siamo costretti a prendere atto della morte dell’aggettivo che l’accompagna:”bel”: e del suo colore (blu). Infatti il Danubio risulta essere il fiume più contaminato d’Europa. Anche qui gli assassini sono gli antibiotici, sette addirittura, tra i quali la claritromicina, che noi esseri umani  ingeriamo per combattere polmoniti e bronchiti.

Ovviamente dobbiamo chiederci come finiscono gli antibiotici nei fiumi di mezzo mondo. Ebbene, una parte proviene dagli allevamenti, un’altra direttamente dai residui delle industrie farmaceutiche  e un’altra ancora da un trattamento non ottimale delle acque reflue, “acque che – come spiega il vocabolario- dopo essere state utilizzate in attività domestiche, industriali, agricole e simili, vengono restituite generalmente inquinate dall’impianto che le ha sfruttate”. Spesso le  concentrazioni sono altissime e addirittura fuori controllo.

Non basta. C’è un altro fiume celeberrimo, il Tamigi, che risulta contaminato da cinque diversi antimicrobici,  fra i quali   la ciprofloxacina. E’ o non è questo un gigantesco avvelenamento dei corsi d’acqua a est e a ovest del mondo?

Ovviamente non si può che apprezzare l’azione costante dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che lancia i suoi allarmi: bisogna disinquinare ora questi fiumi, perchè se non si interviene ora, nel 2050 le infezioni potrebbero uccidere dieci milioni di esseri umani. Mi domando se noi tutti, uomini di potere e non, siamo in grado di evitare una tale ecatombe nei prossimi trent’anni. Tempo ce ne sarebbe per agire. O no?

 

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