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il diritto alla parità

Il tempo delle donne in pandemia

Durante la pandemia di Covid-19 c’è stato un tendenziale aumento delle ore dedicate alla cura della casa e della famiglia da parte delle donne, ma non degli uomini. Il divario tra uomini e donne in merito alle ore dedicate a queste attività è significativo e in contrasto con l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030. Abbiamo visto come la pandemia abbia impattato negativamente sul lavoro e l’indipendenza economica delle donne, vediamo i dati relativi al tempo e alle disparità del suo impiego tra donne e uomini.

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Crediti immagine: JillWellington via Pixabay

Il tempo come parità

La parità di genere passa anche e soprattutto dal tempo. Anche se non è la prima cosa a cui si pensa quando si ragiona sulla parità, in realtà la distribuzione del proprio tempo nella giornata tra le diverse attività (lavoro retribuito e non) dice molto dei ruoli prestabiliti e simbolo di una società non paritaria che ancora uomini e donne hanno nella coppia e nella società. Un’indagine di ISTAT ha rilevato che sin da bambine, a partire da un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni, le persone di sesso femminile iniziano a svolgere più lavoro famigliare rispetto ai coetanei maschi. Ciò che infatti è stato rilevato è che le donne (in Italia) passano mediamente più tempo degli uomini a occuparsi della cura della casa, dei figli e dei famigliari conviventi malati o anziani (attività dette lavoro non retribuito). Le donne passano in media cinque ore al giorno a occuparsi di lavoro non retribuito, contro le due degli uomini, e in media l’istruzione gioca un ruolo fondamentale in quanto secondo lo stesso studio di ISTAT le donne laureate sono quelle che riescono ad avere la divisione del tempo più equa nella coppia.

 

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Crediti immagine: viarami via Pixabay

 

I dati dello studio

La situazione è precipitata, a sfavore delle donne, durante la pandemia. Secondo un recente studio della Fondazione romana Openopolis, svolto per conto di UN Women ed elaborato da IPSOS, le donne hanno dedicato alla cura dei figli, durante i mesi della pandemia, molto più tempo degli uomini. Lo studio ha riguardato 16 paesi del mondo per un totale di circa 14.000 soggetti, che hanno rivelato un tendenziale squilibrio tra i sessi nella cura dei figli. In Italia le ore dedicate settimanalmente a questa attività ammontano a 30,90 ore per le donne e 24,80 per gli uomini, con una differenza di 6,1 ore. In Francia la differenza è di addirittura 10 ore: con 29 ore per le donne contro le 19 per gli uomini, e ancora più marcata in Canada: 27 ore contro 15,80. Il divario minore, emerge dallo studio, si ha in Cina (21,90 ore contro 28,40 ore) e in India (33,20 contro 28,20) ma anche negli Stati Uniti (27,60 contro 22,20). Questi dati sono da leggere anche nell’ottica, segnalata dal Parlamento Europeo, che le donne sono le lavoratrici maggiormente impiegate nei servizi più colpiti dalla pandemia in Europa (84%). Le donne sono infatti la maggior parte del personale sanitario (ostetriche, infermiere, OSS…), rappresentando ben il 76% dei 49 milioni di persone impiegate in Europa in questo settore. Le donne inoltre rappresentano l’82% delle persone addette alle casse. La vendita, soprattutto nei supermercati, è uno di quei servizi essenziali che durante la pandemia non si sono mai interrotti. Le donne hanno quindi visto aumentare il loro impegno nella cura dei figli contestualmente a una situazione lavorativa spesso molto stressante e precaria. Questi dati dimostrano quanto la parità di genere sia ancora, purtroppo, molto lontana.

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Crediti immagine: pasja1000 via Pixabay

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