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Il sindaco della città senza muri

 Stefan Wilmont, 27 anni, uscito dal carcere poco meno di un mese fa, ha ucciso domenica sera il sindaco di Danzica Pawel Adamowicz con tre coltellate. L’assassino lo accusava di essere il responsabile di quella che riteneva la sua ingiusta detenzione. Inoltre sembra che l’uomo soffrisse di disturbi psichici.

I fatti si fermano qui, ma non le domande.

Per cercare qualche risposta alle ragioni che hanno provocato la morte violenta della figura di riferimento dell’opposizione liberale, può essere utile riflettere su cosa rappresentasse Pawel Adamowicz per quella parte della società polacca che sta iniziando a mostrare sempre più insofferenza verso il governo nazional-reazionario guidato dal premier Mateusz Morawiecki.

Adamowicz non era solo un sindaco, ma il capofila dei sindaci progressisti e uno dei più convinti esponenti politici polacchi all’apertura alle minoranze, ai migranti, agli omosessuali e ai valori europei. Sarà solo una coincidenza, ma il destino della Polonia sembra non possa fare a meno di passare per Danzica, città aperta e solidale, dove i polacchi iniziarono a sognare la libertà sotto la spinta di Lech Walesa, allora sconosciuto sindacalista che iniziò a sfidare il potere sotto la bandiera di Solidarnosc, il primo sindacato libero del blocco comunista.

Pawel Adamowicz si era unito a Solidarnosc ai tempi del liceo e da allora aveva capito di non poter fare a meno dell’impegno politico.

Gazeta Wyborcza, giornale d’opposizione, ha definito l’omicidio del sindaco di Danzica   “un delitto politico”.

Forse lo è. Forse i mandanti indiretti di questa tragedia sono gli schieramenti politici che stanno esasperando il confronto politico alimentando odio e intolleranza. Forse sono i Paesi che cavalcano un nazionalismo fuori dalla storia, ma sempre utile a infiammare le masse alla ricerca di un capro espiatorio a cui attribuire le difficili condizioni economiche che continuano a colpire le fasce più deboli della popolazione.

Ungheria e Polonia sono i due Paesi che cavalcano questa strategia e che puntano dritti al rifiuto degli ideali europei, salvo poi intascare i miliardi di sovvenzioni che arrivano da Bruxelles a garantire la loro sopravvivenza.

Per il nostro Paese il rischio è quello di agganciarci a questo treno della vergogna. Nei giorni scorso il nostro ministro dell’interno Matteo Salvini è volato in Polonia per rinsaldare il rapporto con i nazionalpopulisti al governo in vista delle prossime elezioni europee. Niente male per uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea.

La speranza è che facciano breccia nel cuore degli europei le parole con le quali Donald Tusk, presidente polacco del Consiglio Europeo, si è rivolto all’amico di vecchia data, Lech Walesa, intervenendo con lui a una manifestazione a Danzica per ricordare Pawel Adamowicz: “Difenderemo Danzica, la Polonia e l’Europa da quest’ondata di odio e di disprezzo, te lo prometto”.

Ezio Tamilia

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