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l'invasione della plastica

Il ritorno di un simbolo: la borraccia

Il ritorno di un simbolo: la borraccia. Fra due mesi comincia il 2021, l’anno del tramonto della plastica, almeno quella monouso. Questa progressiva (ma ancora lenta) uscita di scena la impone una ben nota direttiva dell’Unione Europea. Niente più, dunque, piatti posate cannucce dell’antipatico materiale; mentre la raccolta di bottiglie di plastica si fermerà (o si dovrebbe fermare) nel 2029. Queste date categoriche lasciano sempre in fondo alla mente qualche timido dubbio sulla credibilità dei programmi di sostenibilità ambientale; però che ci sia una sincera volontà di liberarsi della plastica è dimostrato da talune iniziative incoraggianti.

Le Università: un passo avanti

Mi fa piacere ricordare per esempio quella abbastanza recente dell’Università Bicocca di Milano che ha distribuito, se ricordo bene nel 2019, quattordicimila borracce d’acciaio ai suoi studenti. Subito dopo l’Università di Roma3 ne ha regalate trentamila ai suoi frequentatori. L’esempio è stato seguito quindi dal Politecnico di Torino e dall’Università di Bologna. La borraccia diventa così ancora una volta un simbolo, che in questo caso propone il bando della bottiglietta di plastica dalla vita dei più giovani.

Immagine di BORRACCIA PERSONALIZZATA ARSENAL

Un simbolo. E non è la prima volta che la borraccia fa storia. Io che sono stato un tifoso di Bartali ho ben impressa nella mente l’immagine di Gino e quella di Fausto Coppi che sul Col du Telegraphe nel lontanissimo 1952 si passano la borraccia. Era la tappa del Giro di Francia Losanna-Alpe d’Huez. Ma chi tra gli anziani di oggi non ha ben impressa nella mente quella nobile immagine di due assi del ciclismo assetati?

 

Da dove viene il nome Borraccia

La borraccia che è stata da sempre l’arma – diciamo così – di soldati, di alpinisti e di ciclisti, è una parola che deriva dal latino burrus, ossia rossiccio, vale a dire il colore di chi ha alzato il gomito eccessivamente. Significato che lo spagnolo borracho conferma, giacchè vuol dire ubriaco. Questo oggetto prezioso può essere di vetro, di alluminio, di rame (il più consigliato) e di plastica ma non è preferito dalla maggioranza dei consumatori. Sicuramente di vetro, di alluminio o di rame è la borraccia di Greta Thumberg, la diciassettenne svedese che ha saputo ispirare una massa di giovani in tutta Europa a difesa dell’ambiente.

Fu lei che nell’agosto del 2018 promosse un grande sciopero contro i mutamenti climatici deleteri, vi parteciparono 4 milioni di giovani di 161 paesi. Ed era lei che in quell’anno marinava la scuola ogni venerdì perche’ il governo del suo paese si disinteressava o mostrava di disinteressarsi  degli sconvolgimenti ambientali. E dunque Greta con la sua borraccia è diventata un simbolo.

Perché la lotta alla plastica non si può e non si deve fermare?  Semplice: perchè questa materia sta distruggendo il mondo.Voglio ricordare che statisticamente è dimostrato che una bottiglia di plastica su cinque viene riciclata, mentre le altre, sparse nell’ambiente che ci circonda impiegano, come dicono i tecnici, da 400 a mille anni per decomporsi. Mille anni, capite? Un’eternità.

Mi torna in mente la testimonianza televisiva (Rai3) di un esploratore italiano, Alex Bellini, che da vent’anni frequenta i grandi fiumi, gli oceani e i ghiacciai della Terra. Ed è testimone dello sfacelo, di come stiamo uccidendo il mondo. Parlava mostrando una bottiglietta di plastica accartocciata, uno dei milioni di rifiuti  che toglie colore e purezza al mare. Nel 2050, diceva, ossia fra appena trent’anni, non ci saranno più pesci. Angosciante: proprio perchè è credibile.

 

 

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