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Il ricatto di Erdogan che fa a pezzi i diritti umani

Il ricatto di Erdogan e una gigantesca bomba sui diritti umani. L’attacco della Turchia contro i curdi, nella Siria del Nord, è visto con grande preoccupazioni dalle Istituzioni internazionali. Gli effetti sono devastanti, non solo per l’aspetto geopolitico con il rafforzamento degli islamisti dell’Isis, pronti a capitalizzare i colpi inferti ai loro nemici, i combattenti curdi. Vengono, infatti, messi a repentaglio quasi tutti i 17 Sdgs dell’Onu: dalla lotta alla povertà al contrasto alla fame, oltre ovviamente alla tutela della pace. Insomma, con la decisione di avviare una guerra si profila un’autentica catastrofe: non a caso le operazioni militari stanno già costringendo migliaia di persone a lasciare i villaggi per sfuggire alle bombe. E di sicuro questo scenario non favorisce un miglioramento della sostenibilità, da qualsiasi prospettiva la si voglia vedere.

Ad aggiungersi a un quadro destabilizzato c’è la minaccia del presidente, Recep Tayyip Erdoğan, di inviare gli oltre 3,5 milioni e mezzo di rifugiati che si trovano in territorio turco. “Se continuate a chiamarla ‘invasione’ o ‘occupazione’, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati siriani e li manderemo da voi”, ha scandito il Sultano, facendo un vero e proprio ricatto all’Occidente in merito alla condanna agli attacchi.

Di cosa parla Erdogan

Erdogan ha rimesso sul tavolo quello che è l’accordo, siglato il 20 marzo 2016, tra l’Unione europea e la Turchia sulla crisi dei migranti per fare in modo che fosse Ankara a gestire l’arrivo degli sfollati in Siria. In decine di migliaia, infatti, erano diretti verso la Grecia e di conseguenze aveva fatto scattare l’allarme sull’arrivo in Europa dei rifugiati.

L’intesa, tuttavia, fu raggiunta in seguito alla promessa dell’Ue di dare 6 miliardi (in due tranche e solo dopo che la prima parte di aiuti era stata spesa) di euro ai turchi per gestire la situazione. Peraltro, nell’accordo era stato previsto l’avvio del percorso di adesione della Turchia a a Bruxelles, seppure senza definire i dettagli. Dunque, le minaccia di Erdogan fatta oggi, a poche ore dai primi attacchi militari verso le postazioni dei curdi, è possibile proprio perché l’Europa ha affrontato la crisi dei migranti in una maniera molto sbrigativa. Ha congelato la questione, pagando fior di miliardi. Affidandosi a un leader che adesso presenta il conto.

Il popolo Curdo

I Curdi sono musulmani sunniti seguaci cioè dell’ortodossia islamica, ma ci sono anche fedeli sciiti (la principale corrente minoritaria dei fedeli musulmani che diverge su questioni dottrinali e politiche) e sufi (la dimensione mistica dell’Islam). Queste differenze che nel mondo musulmano hanno spesso dato origine a contrasti importanti sono state usate secondo le condizioni storiche contingenti, da chi voleva usare i Curdi come alleati, o anche solo per tenerli divisi ed evitare che si formasse uno stato Curdo indipendente.

Iran e Siria pretendono che gli Stati Uniti lascino immediatamente il territorio del Kurdistan siriano e che le milizie curde consegnino al regime siriano il territorio strappato allo Stato Islamico e che riconoscano Assad come loro presidente. L’ultimatum non è negoziabile e se i curdi non ottempereranno alle richieste siriane e iraniane verranno attaccati e distrutti.

La cosa curiosa è che né Damasco né Teheran chiedono l’uscita dalla Siria della Turchia che occupa parte del Kurdistan siriano e in particolare la zona di Afrin, Turchia che minaccia ormai da mesi di attaccare i combattenti curdi.

Saladino, il feroce Saladino che dominò il medio Oriente nell’epoca medioevale era figlio di una importante dinastia curda che nel 16° secolo si alleò con gli ottomani contro lo Scià di Persia. Il prezzo dell’alleanza era il riconoscimento del Kurdistan che però fu diviso proprio tra le due potenze maggiori. Poi nel 19° secolo andò sotto il dominio turco che iniziò una vera e propria persecuzione che nel 20° secolo divenne un genocidio. Il trattato di Sevres seguente alla fine della I^ Guerra Mondiale ed al crollo dell’Impero Ottomano scrisse sulla carta che sarebbe nato il Kurdistan finalmente nelle province orientali dell’Anatolia. Non fu mai messo in pratica perché nacque la Turchia.  E nel 1923 il trattato di Losanna assegnò alla Turchia quei territori. Quindici anni di battaglie e scontri che sanguinosi è dir poco portarono nel 1937 alla spartizione del Kurdistan tra Iran,Iraq, Turchia ed Afghanistan. Dopo la II^ Guerra Mondiale l’URSS favorì e sostenne militarmente la Repubblica curda ma quando un anno dopo le truppe di Mosca lasciarono il territorio, lo Scià e la Turchia si ripresero tutto.

Sono tanti, fieri, combattenti insuperabili a volte. Motivo per cui tutti ne vogliono i servigi. Gran parte della riconquista dei territori occupati dall’Isis in Siria si deve a loro. Israele approfittò di molti dei quasi centomila ebrei di origine curda che tornarono in patria dopo la fondazione dello Stato, per inflitrarli nelle realtà arabe vicine nemiche, una volta anti Iran, una volta anti palestinesi e via dicendo. Tel Aviv per anni ha armato ed addestrato i membri del Partito Democratico curdo, salvo poi collaborare attivamente con i servizi segreti di Ankara per la cattura del leader del PKK, Ocalan,il partito dei lavoratori curdi, considerato terroristico in Turchia, dove nemmeno la parola Kurdistan si può pronunciare.

Il PKK è il Partito dei Lavoratori Curdi, combatte da decenni contro lo Stato Turco per l’indipendenza del Kurdistan ed è considerato dall’Occidente come facente parte delle organizzazioni terroristiche.
Le YPG sono le Unità di Protezione del Popolo, formate da curdi siriani. Al loro interno esistono Unità di Protezione formate interamente da donne, le YPJ. Le YPJ rappresentano circa il 35% dei combattenti, un numero che si aggira intorno alle quindicimila unità.

Mercenari di lusso? No, i curdi sono una popolazione fiera che rivendica come molte altre se non una propria nazione almeno una certa autonomia come avviene per certi versi in Iraq, dove c’è una provincia e la lingua curda – un miscuglio di dialetti di quelle zone – è considerata ufficiale. In Iran, uno degli antichi nemici oggi sembra esserci una sorta di pacificazione silenziosa, mentre in Siria non godono di nessuna autonomia me come detto prima, senza di loro, l’Isis sarebbe ancora molto padrone. In Turchia è guerra aperta e senza frontiere.

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