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Il PD scende in piazza. Pardon, in piazzetta.

Alla fine il PD è sceso in piazza. Pardon, in piazzetta. Infatti è tra l’obelisco davanti a Montecitorio e via della Colonna Antonina che ha vibrato la protesta dem contro lo sfregio al Parlamento da parte dei gialloverdi: governo, maggioranza e Presidente della Camera nel ruolo di giocatore anziché in quello di arbitro.

Certo, non era piazza San Giovanni. Ma in quel fazzoletto di nemmeno un chilometro quadrato, tra un coro “bella ciao” e un altro “onestà, onestà, chissà dove stà?”, il PD ha finalmente ritrovato l’anima perduta. Al Nazareno infatti sono sempre più numerosi gli appelli a chiudere col passato. Quello recente, sia ben chiaro. Quello che ha dimenticato i bisogni degli ultimi, e che nel frenetico desiderio di flagellarsi è arrivata ad accusarsi di una sbandata a destra, di gingillarsi con cosucce di poco conto tipo i diritti civili; “contentini” con i quali, è noto, “non si mangia”.

E allora vai con le tanto amate ripartenze: dai territori, dalle periferie, dai giovani, dal Paese reale! Vai di piattaforme unitarie ma pluralismi raccomando, perché i presunti leader sono tanti ( forse troppi?)! Imperativi accorati che finalmente hanno trovato soddisfazione. E infatti che c’è di più vicino alla gente che un piccola piazza in centro, incastonata fra i palazzi del potere, di fatto off limits tranne che per un pugnello di cittadini?

E che nessuno dica che in molti nel PD vogliono l’alleanza coi grillini eh! Che bisogno ne avrebbero? Anche loro hanno fatto bagarre in aula. Hanno tirato su cartelli. Sono usciti dal Palazzo. Hanno percorso quei trenta metri tra l’ingresso di Montecitorio e l’obelisco per urlare davanti alle telecamere il loro dissenso. Esattamente dove Di Battista, megafono in mano, prima di partire per le vacanze a spese del “Fatto”, era solito arringare il cast. Hanno davvero imparato alla grande.

Oddio, c’è ancora qualcosa su cui lavorare. Non i programmi, per carità.Quelli sono roba difficile, complessa, a rischio infinite riscritture. Non il dovere di spiegare nel concreto in che modo si ritiene di far uscire il Paese da quest’incubo in cui si è volontariamente cacciato perché ha smesso di leggere, di informarsi, di capire. Macché! Per quello c’è già il congresso a rapire l’interesse degli elettori, soprattutto di quelli che si vorrebbe recuperare.

Forse è la tempistica a dover essere un po’ rivista. Il 29 dicembre non fa molto “prontezza di riflessi”. Ma non si butta via nulla. Solo che ci si mette anche la stramaledetta sfortuna. Proprio ora che il PD riprende contatto con il popolo, ecco che a destra ti spunta il “compagno” Crosetto a rubare la scena. Ha difeso con veemenza la Costituzione in aula e ha sorpassato tutti a sinistra.Roba da vero mal di testa. O di pancia ?

Non c’è pace tra gli “ulivisti”.

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