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antonio lubrano

Il nostro rapporto con l’acqua

Entro al bar e ordino un caffè. Con un bicchier d’acqua, naturalmente. Fulminea la domanda del barista: ”Minerale o potabile?” D’istinto rispondo “minerale”. E quello: “Ci avrei scommesso..”. Già, tutti i clienti di questo bar reagiscono così alla domanda. In buona compagnia: secondo un sondaggio del Censis il 90% degl’italiani preferisce l’acqua minerale. E una conferma ci viene da un’altra cifra cospicua: nell’arco di un anno noi italiani beviamo 11 miliardi di bottiglie di acqua minerale.

Bottiglie che come sappiamo sono in prevalenza di plastica. Intuibile il prossimo interrogativo: dove finiscono questi involucri trasparenti? E qui una risposta ce la fornisce uno studio di Greenpeace: d’estate sulle spiagge della costa adriatica ogni cento metri si raccolgono da 500 a 600 bottiglie, bicchieri e sacchetti di plastica. Esempio di noncuranza. E’ pur vero che c’è il riciclo ma è lecito chiedersi: quante di quegli undici miliardi di bottiglie si riciclano in tutta Italia?

La risposta è demoralizzante: meno del 50%. Il che vuol dire che l’altra metà arricchisce la montagna dei rifiuti. E proprio a questo proposito torna alla ribalta una prevedibile polemica: basta con la plastica, torniamo al vetro! Peggio che andar di notte, come si dice dalle mie parti. Il vetro non sembra la soluzione ideale, è persino ovvio. D’altro canto alcune ditte produttrici non hanno mai rinunciato al vetro e godono anche di buona salute. Siamo in un vicolo cieco.

L’involucro del prezioso liquido è stato al centro – e lo è tuttora – di un’altra polemica, quella di brandire la borraccia come arma anti-plastica. Questo simpatico recipiente di alluminio, di acciaio o di plastica, rivestito a volte di panno, talaltra di cuoio, vanta diversi usi:può contenere infatti acqua, vino, birra , whisky. Ebbene, aderendo a una direttiva dell’Unione europea – via dalla nostra quotidianità la plastica monouso entro il 2021 – l’università Bicocca di Milano ha distribuito 14mila borracce d’acciaio ai suoi frequentatori.

A seguire l’esempio è stata l’Università di Roma 3 che ne ha regalate trentamila ai suoi altrettanti iscritti. E azioni simili si sono registrate negli atenei di Torino e di Bologna. Il 2021 sta per finire e questo segnale che viene dagli atenei ci fa piacere, scopriamo così che in Italia lo sviluppo sostenibile non è un’espressione retorica ma un’azione concreta. In tutti gli atenei promotori sono stati installati erogatori di acqua liscia e gassata per riempire le borracce. E’ bello, dunque, che a promuovere azioni capaci di sconfiggere la plastica siano gli studenti, i giovani. Queste iniziative ci aiutano a nutrire la speranza.

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