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Coronavirus mascherina

Il modello Italia mette ordine sulla malagestione del coronavirus

Il modello Italia sta raccogliendo adesioni da tutta Europa, che fino ad oggi è andata in ordine sparso sul Covid-19. Ecco alcuni esempi di “malagestione” sanitaria.

Sempre più paesi UE adottano il modello Italia

In tutta Europa in questi giorni abbiamo assistito e stiamo assistendo a scene di autentica follia sull’emergenza coronavirus. Assembramenti selvaggi, quattro giorni per il risultato di un test, folle che “puffano” il virus, gente che evade dalla quarantena per andare di nascosto a sciare. L’Italia questa volta si è data una mossa prima degli altri. Ora, però, anche gli altri stati europei stanno imboccando la strada tracciata dal nostro Paese. Ma vediamo quali atti di irresponsabilità ci hanno regalato questi drammatici giorni di pandemia.

Europa fino ad oggi in ordine sparso

Da fonte diretta, Impakter Italia ha appreso di un cittadino norvegese che vive in Italia da anni e che rientrato in patria più di un mese fa (quando era consentito e non sconsigliato) si è improvvisamente ammalato. Tra i sintomi, febbre alta e poi a seguire difficoltà respiratorie. Viene ricoverato e sottoposto al test per il coronavirus. Il test è stato effettuato mercoledì scorso, ma l’esito è arrivato solo ieri. Fortunatamente la persona è risultata negativa.

Il premier norvegese Ema Solberg Foto: Pernille Ingebrigtsen / Arctic Frontiers

Quattro giorni di attesa. Ma non solo. Nell’attesa è stato accomodato in reparto senza essere messo in isolamento. Tant’è che una sera per cena ha potuto ordinare una pizza, che gli è stata consegnata in ospedale. Non importa quanto questo caso possa o meno essere rappresentativo della situazione in Norvegia. Non è però difficile immaginare quanto un singolo caso come questo possa avere conseguenze devastanti.

In Francia, invece, prima della tardiva reazione di Macron, è stata a lungo negata la gravità della minaccia. Pochi giorni fa una folla di cosplayers vestiti da Puffi ha marciato unita al grido di “puffiamo il virus”. Poi è stata la volta dei gilet gialli e infine del voto amministrativo. Quest’ultimo, benché abbia registrato una forte astensione, ha rappresentato l’ennesimo grande assembramento di massa. Una situazione che potrebbe, in un niente, inficiare l’effetto della serrata a locali pubblici e scuole che anche la Francia ha deciso mettendosi sulla scia dell’Italia.

Boris Johnson Foro: Ben Shread

In Inghilterra invece Boris Johnson ha avvertito i sudditi di Sua Maestà di abituarsi a morire e a veder morire i propri cari. Inutile impegnarsi per fermare la diffusione del contagio. I “più fragili e i più deboli” devono dunque accettare che il 60% della popolazione si ammali affinché si crei l’immunità di gregge, ovvero l’immunizzazione di massa. Ma perché questo avvenga, loro, i fragili e deboli devono rassegnarsi al sacrificio.

 

E anche da noi in Italia, nonostante la ricreazione sia finita prima che negli altri paesi, non mancano ancora esempi di irresponsabilità. Ancora oggi vediamo assembramenti nei parchi, nelle piazze, in vari luoghi di ritrovo. Le forze dell’ordine hanno scovato oltre 20mila persone che circolavano senza un “comprovata esigenza“, come prevedono le nuove disposizioni governative. Si tratta di esempi non certo numerosi, tuttavia indicativi di una refrattarietà a connettersi con la realtà e con il senso del dovere.

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