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isola di Procida

Il mito che torna: Graziella

Succede spesso a chiunque di noi: un fatto di cronaca, una parola, un motivo musicale, una immagine ti fanno tornare di colpo alla mente un frammento del tuo passato, un’ esperienza che hai vissuto tanto tempo fa o appena ieri, qualcosa insomma che è diventato dentro di te un mito. Permettete allora a un vecchio cronista come me  di celebrare un mito che torna, il mito di Graziella. Chi è costei? E’ la protagonista di un famoso romanzo di Alphonse de Lamartine, poeta e scrittore francese dell’Ottocento. Una storia d’amore ambientata a Procida, una delle tre isole del Golfo di Napoli e anche l’ isola dove sono nato.

Lamartine durante il suo gran tour in Italia sbarca a Procida come naufrago, durante una tempesta che travolge la sua imbarcazione.E’ il 1811, ha appena compiuto 21 anni. Incontra una giovane donna, appunto Graziella, figlia di un pescatore, e se ne innamora ricambiato. Il giovane scrittore però deve tornare in Francia e viene il momento dell’addio dopo 14 mesi. Qui la storia d’amore assume una carica drammatica, tragica alla fine. Lamartine promette di tornare, quando una donna ti prende e devi lasciarla non sai fare altro. Solo che il nostro una volta a Parigi non può tornare come forse vorrebbe. E sono vane le lettere di Graziella che raccontano della sua malattia d’amore. Al punto che lo scrittore si sposa con una parigina e solo nel 1849 racconta la vicenda procidana in un romanzo intitolato appunto “Graziella”.

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L’isola però, che sognava un avvenire turistico come le consorelle del Golfo,Capri e Ischia, affida a questa bella e infine triste storia d’amore la sua notorietà, non bastandole il fatto che i suoi figli, tutti uomini di mare, capitani di lungo corso, fanno onore al nome di Procida in tutti i porti del mondo. E fra gli Anni Quaranta e Cinquanta a Procida inventano una festa annuale, intitolata Sagra del Mare,durante la quale eleggono la più bella fanciulla dell’isola, appunto Graziella. Erano gli anni, quelli, delle mie primissime esperienze giornalistiche, facevo il corrispondente da Procida de “Il Giornale” e puntualmente in agosto mandavo il mio “pezzo” sull’elezione della Graziella, che indossava un ricco e policromo costume(pesante 13 chili).

E che cosa è successo ora: innanzitutto che il corona virus ha fatto rimandare l’edizione 2020 della Sagra del Mare e ha promosso  invece la riapertura della “Casa di Graziella”, una sorta di appartamento-museo arredato con mobili d’epoca e altre preziosità ottocentesche. Ecco, è questa la notizia che ha risvegliato nel sottoscritto il mito della bella procidana morta per amore.

Per la cronaca questo appartamento-museo è dovuto alla paziente opera di un procidano, Riccardo Scotto di Marrazzo, appassionato cultore di cose antiche. Non basta: i miei isolani hanno fato le cose per bene: la casa di Graziella si trova in un edificio antichissimo, addirittura medioevale(1200) che nacque come alloggio di Giovanni da Procida, promotore dei Vespri Siciliani.

Alphonse de Lamartine ha scritto una trentina di libri ma “Graziella” -almeno per noi – è il più famoso. La triste storia di questa giovane procidana è diventata uno sceneggiato televisivo nel 1961. Ai tempi della mia giovinezza giornalistica c’era un simpatico cronista, Scalera, che tentava puntualmente di smontare in me il mito romantico di Graziella. Con una battuta impertinente, che non dimenticherò mai: “Lubra’ vi volete convincere o no che Graziella tene ‘o culo ‘e fierro?..”.

 

 

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