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le condizioni del mediterraneo

Il mediterraneo: un mare che muore

Non bastava la plastica, ora ci si mettono anche le mascherine e i guanti  che usiamo ogni giorno per difenderci dal covid 19: “Sulle spiagge del Mediterraneo – scrive infatti Altroconsumo, il periodico dell’omonima associazione di consumatori – ci sono già le evidenze di un aumento sostanziale di mascherine e guanti usa e getta e disinfettanti per le mani scartati lungo la costa. L’impatto sul mare di questi rifiuti non biodegradabili è ormai emergenziale”.

Questa nuova fonte di inquinamento,dovuta all’epidemia che ci fa tremare e soffrire ormai da un anno può essere fotografata in cifre. Basta fare un calcolo: se ogni essere vivente sul globo butta via una maschera al giorno e un paio di guanti, nei mari del mondo intero si ritroverebbero 129 miliardi di mascherine e 65 miliardi di guanti. Ed è  ovvio che una parte di questa montagna di nuovi rifiuti finirebbe nel nostro Mediterraneo. Un mare che ospita già, secondo alcune valutazioni, duecentomila tonnellate di plastica. Una cifra, sia detto per inciso, che non si sa fino a che punto corrisponda al reale. Anche perchè è già vecchia di qualche anno.

A questo proposito mi è rimasta impressa la reazione – alcuni anni fa –  di uno spettatore nel corso di un mio spettacolo dedicato alle canzoni napoletane, intitolato “La sirena bugiarda”. Il mare come si sa è un protagonista delle melodie del Golfo. E io prendendo spunto da una canzone che dice: “Si’ parlasse chistu mare/quanti ccose avvrìa cuntà..”  osservavo: “Ogni tanto ci chiediamo se in questo nostro mare ci sono ancora i pesci, le alghe, i coralli, i galeoni affondati con il tesoro dei pirati..Perché le cronache dicono invece che oggi nel Mediterraneo giacciono 500 tonnellate di buste di plastica”. Alla cifra uno spettatore incredulo grida dal fondo della sala:”Overamente?”E dalla prima fila una  signorina ,occhio e croce vent’anni, risponde: “Purtroppo sì!”

C’è modo – ci chiediamo oggi -di bloccare un simile scempio? Ovviamente Altroconsumo fa riferimento al “senso civico delle persone”. Ma esiste ancora questo senso civico? Ogni cittadino durante la pandemia dovrebbe smaltire i dispositivi monouso per la protezione personale nell’indifferenziato. Dovrebbe. Ma come si può pensare che oggi, con l’incubo del covid e con la crescente insofferenza per le limitazioni (giustissime peraltro) imposte dalle autorità, il cittadino X o la cittadina J rispettino il Mediterraneo?

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