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Il mare che mangia le spiagge: è l’erosione

Erosione delle spiagge e delle coste. Chissà a quanti di noi capita da tempo di andare nello stesso posto di mare in vacanza e di accorgersi che ogni anno il mare ha guadagnato un bel pezzo di spiaggia. O di notare, lungo il viaggio che le nostre coste sono sempre meno naturali. E’ un fenomeno che si chiama erosione. Ed è un fenomeno che – secondo le ricerche di Legambiente –  negli ultimi 50 anni ha triplicato la sua forza ed oggi interessa il 46% delle coste sabbiose del nostro paese.

Alcune regioni ne sono interessate più di altre: Abruzzo, Sicilia e Calabria più di tutte, ma anche Toscana e Liguria. Ed in certi tratti come si vede nel video di Canale 10, anche il Lazio, nella zona a sud di Ostia.

Il progetto STIMARE dell’Università di Bologna

Anche Emilia-Romagna e Puglia sono interessate dall’erosione delle coste. Tanto che Alma Mater Università di Bologna e Politecnico di Bari hanno condotto insieme uno studio, chiamato “STIMARE“, Strategie Innovative per il Monitoraggio e l’Analisi del Rischio Erosione. Sono stati presi in esame quattro luoghi, Riccione, Cervia, Margherita di Savoia e Monopoli, dei quali sono stati analizzati gli impatti di due tecniche di difesa drenaggio delle spiagge e eiettori (dispositivi per eliminare la sabbia).

Sono state migliorate delle videocamere intelligenti capaci di rilevare ed interpretare in tempo reale l’evoluzione della linea di riva, e mediante droni sono stati realizzati rilievi della topografia. La disponibilità dei big data raccolti permetterà, mediante tecnologie digitali (cloud, capacità di calcolo, intelligenza artificiale e analisi dei dati) di realizzare un “digital twin”, cioè un “gemello digitale” del sistema mare/costa sul quale “testare” scenari climatici, fattori di stress antropici o strategie politiche del Green Deal. Tutto ciò fornirà misure per migliorare la gestione del rischio di catastrofi, sviluppare piani territoriali, riferire sullo stato dell’ambiente, sulle attività costiere e misurarne l’impatto.

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Sollevamento del mare in Italia da Unibo

Perchè STIMARE

Reagire alle mutazioni del territorio e delle coste dovute ai cambiamenti climatici è una tra le tante sfide del prossimo futuro“, spiega Renata Archetti, docente dell’Università di Bologna e coordinatrice scientifica del progetto. “Ciò sarà possibile mediante le conoscenze integrate di esperti ingegneri, oceanografi, geomatici, sociologi economisti e molte altre. È necessaria l’acquisizione di dati ambientali frequenti ed estesi sul territorio ed in mare per validare le previsioni delle trasformazioni in atto, ingegnarsi a concepire soluzioni a basso impatto per mitigare la vulnerabilità delle nostre coste. STIMARE ha contribuito in piccola scala, concorrendo all’ambizioso obiettivo di lasciare alle prossime generazioni il mare e le coste sane e capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici“.

E Leonardo Damiani del Politecnico di Bari ha aggiunto:” “Nel corso del progetto si è tentato di sensibilizzare tutti gli stakeholders pubblici e privati per tentare di avviare un percorso virtuoso a contrasto dell’erosione.Abbiamo ricevuto un’ottima risposta, con provvedimenti regionali che tendono a suggerire interventi di tutela e manutenzione delle spiagge con risorse di privati e con burocrazia snellita. Le numerose interviste in spiaggia, con il coinvolgimento degli studenti, ha consentito di valutare la percezione del rischio da parte di utenti e concessionari; purtroppo la pandemia ha impedito di ripetere l’esperienza in spiaggia, stimolante anche sul piano umano e formativo degli studenti; ciononostante abbiamo proseguito la somministrazione di questionari online, dando così compimento al programma previsto“.

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