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antonio lubrano

Il linguaggio che ci divide

Vorrei per una volta affrontare un tema che mi coinvolge come cittadino e come giornalista: quello del linguaggio di certi enti pubblici, un linguaggio che sembra fatto apposta per tenere distante il più possibile il cosiddetto uomo della strada. Un esempio me lo offre il sito della Regione Lazio con una nota che nelle intenzioni vuol essere esplicativa. Difatti il titolo è:”Cosa sono i contratti di fiume?” e io mi aspetto che me lo dica. Proviamo dunque a leggere insieme la risposta:

“Per Contratti di Fiume, comprensivi quelli di Lago e di Costa e di Foce(le maiuscole sono nel testo ufficiale, ndr) si intendono quelle forme di accordo volontario, ascrivibili alla programmazione strategica negoziata, che prevedono una ampia mobilitazione degli attori locali di un territorio, al fine di individuare un Programma di Azione Condiviso, finalizzato ad affrontare le problematiche ambientali( e figurati se non c’erano le problematiche..Me le aspettavo, ndr) di un bacino fluviale, secondo una logica integrata e multidisciplinare (bo’,ndr). In questo contesto i contratti di fiume assumono il valore di ‘piano processo (chissà che vuol dire, ndr),frutto di un accordo tra soggetti decisionali che definiscono in modo consensuale e cooperativo, il plan for planning(e ti pareva che non c’era l’inglese in questa ‘spiegazione‘,ndr), ossia il Programma d’Azione per la gestione sostenibile di un bacino fluviale impegnandosi a rispettarlo”.

Voi che cortesemente mi state leggendo avete capito tutto? Io, lo confesso:no. Mi resta la curiosità di sapere che cosa sono realmente i Contratti di Fiume, con la ci e la effe rigorosamente maiuscole.

Questo testo così arduo per me riporta la mente a una polemica di tanti anni fa, che riguardava il mondo politico e la complessità – chiamiamola così – del linguaggio di certi leader (vedete? Sono anch’io vittima della moda corrente). Allora, noi dell’opinione pubblica avevamo la sensazione che alcuni protagonisti della politica parlassero così per dire tutto e non dire niente, insomma per impressionare la platea, senza fare promesse impegnative, che poi alle elezioni sarebbero state rinfacciate a suon di voti contrari. Ma se devo essere sincero fino in fondo non ricordo chi tra gl’incomprensibili sia stato punito nelle urne. Sta di fatto che buona parte della pubblica opinione in questi anni ha sopportato l’oscurità o la complessità del linguaggio politico fino a quando non è spuntato all’orizzonte il Movimento 5 stelle che si è presentato come l’esemplificatore, con i suoi esponenti che si impegnavano a dire pane al pane e vino al vino. Una meteora, perchè poi mi pare che le buone intenzioni di questo partito si sono perse via via, fino al punto di perdere voti e credibilità.

Oggi per la verità il linguaggio politico è diventato, mi pare, più accessibile, grazie al fatto che abbiamo con Draghi un governo tecnico, slegato dalle logiche dei partiti politici. E bisogna dire che molti degli esponenti politici, protagonisti della vita quotidiana, si esprimono in maniera accettabile. Perciò fa più impressione un testo politico contorto come quello che abbiamo citato. Un testo che  ci svela anche l’impreparazione di chi lo ha steso. A me, lo confesso,  è rimasta la curiosità di sapere che cosa sono i contratti di fiume, sia pure con le iniziali minuscole.

Adesso c’è persino chi ha pensato di promuovere in Parlamento una legge che che spieghi le leggi, o meglio che aiuti a interpretare le leggi. Che sono scritte in maniere incomprensibile. Sembra una battuta, altro che notizia!

 

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