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Il lavoro minorile: una piaga da guarire

Ci sono 168 milioni di minori nel mondo che sono costretti a lavorare per una paga che varia dai 2 ai 5 euro al giorno quando va bene. In tutto il mondo.

La dimensione del problema è tale che secondo alcuni esperti tra circa dieci-quindici anni potremmo trovarci di fronte ad un problema simile a quello che gli Stati Uniti si trovarono con i reduci dal Vietnam, con un altro nome: Neet, cioè “not engaged in education, employment or training”, in italiano persona, soprattutto di giovane età, che non ha né cerca un impiego e non frequenta una scuola né un corso di formazione o di aggiornamento professionale.

Inquadriamo il problema

Nel mondo si stima esistano circa 700 milioni di minori. Di questi circa un quarto, 168 milioni secondo tutti i rapporti delle organizzazioni che si occupano dei ragazzi minorenni, lavorano. Naturalmente in mondo illegale, costretti. In condizioni estremamente pericolose per la loro salute fisica e psicologica. E per una paga che dai 2 ai 5 euro al giorno quando va bene. Perchè a volte prendono anche meno. Tutti lo fanno per fame. Perché cercano di aiutare la famiglia. Perché devono ripagare il debito della famiglia per il viaggio fatto per scappare dalla propria terra (nel caso degli stranieri). Molti perché sono soli e devono trovare un modo per andare avanti. Tutti sono costretti dalla propria famiglia. Anche in Italia sia chiaro.

Dove accade

La maggior parte nei luoghi della Terra dove la povertà è regina quindi in Africa ed in alcune zone dell’Asia. Ma attenzione anche in molti paesi del nostro ben amato Occidente.

Nelle miniere, nell’uso di macchinari pesanti, nell’edilizia, nei lavori di strada, nel lavoro domestico a casa propria o presso altre famiglie dove si viene sottoposti ad una vera e propria schiavitù.

Lo sfruttamento sessuale che ogni anno usa circa 1 milione di questi ragazzi e ragazze per il “divertimento” di noi occidentali soprattutto visto che ormai non serve più andare solo in Thailandia o in quelle zone per poter approfittare impunemente di questa ignobile pratica.

E gli invisibili: quei minori, soprattutto migranti non accompagnati, che una volta giunti in un paese diverso da quello di partenza scompaiono nel nulla: 6000 in Italia ne ha calcolati l’Unicef nel 2016 : sfruttamento sessuale, tratta illegale di organi e chissà cos’altro.

La maggior parte però dei minori che lavorano lo fa in agricoltura.

E qui arriviamo dalle nostre parti, in Italia.

Una recente inchiesta dell’Espresso ha evidenziato dati agghiaccianti se pensiamo che il nostro Paese è di appena 60 milioni di persone.

I minori italiani che “faticano”

Sono 300 mila o forse, anzi certamente, qualcuno in più. Un esercito. La maggior parte di loro come quelli di tutto il mondo nell’agricoltura quindi a contatto con sostanze chimiche nocive, come i pesticidi e quant’altro. A scaricare casse di frutta che alla lunga cambieranno la formazione della loro schiena non ancora fissa. I soliti benpensanti potrebbero avere gioco facile nel dire “beh con tutti questi stranieri…” ed invece no. Perché il 70% di questi minori sono italiani il 60% hanno tra i 14 ed i 15 ed il rimanente 40% tra gli 11 ed i 13 anni. Ancora i benpensanti “Beh il classico Sud d’Italia”. No. Perché il fenomeno è trasversale come dicono quelli che parlano bene. E perché oltre a scandalizzarci potremmo anche iniziare a rifiutare di comprare fiori, frutta, acqua, gadget ed altro quando ci fa comodo.

Eduardo Lubrano

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