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Il lago d’Orta e i suoi paesi

Incastonato tra le Alpi, più precisamente tra la provincia di Novara e quella del Verbano-Cusio-Ossola, nel nord del Piemonte, c’è il Lago d’Orta. Incorniciato da fitti boschi di castagni, pini silvestri e faggi, con borghi antichi e scorci incantevoli.

A nord si trova Omegna, una cittadina ordinata come fosse una piccola Svizzera, con aree pedonali che arrivano fino al lungolago. Nella piazza del Municipio sbuca la Nigoglia, un piccolo torrente davvero strano. Un fiumiciattolo che scorrere letteralmente al contrario? Beh qui è proprio così, il torrente va verso le Alpi anziché verso il mare.

Seguendo il lungo lago si incontrano le ville neoclassiche di Orta San Giulio. Qui, i palazzi signorili con i loggiati aperti sui giardini iniziano fin dalla cima del borgo per arrivare alle sponde del lago. Il cuore del borgo è la colorata Piazza Motta che ospita il Palazzo della Riviera di San Giulio, detto anche Broletto. Una piccola torre campanaria del 1582, con affreschi sulla facciata e piccole colonne del portico. Un tempo era il luogo in cui il consiglio generale dei deputati del feudo di Novara si riuniva. E non è tutto. Sulla piazza si affacciano locali e botteghe e, se siete un po’ avventurosi, inoltratevi in uno dei vicoli stretti e tortuosi, fra eleganti portici e taverne locali, che portano al Sacro Monte.

Qui c’è la Riserva Naturale del Sacro Monte di Orta, uno dei nove Sacri Monti alpini di Piemonte e Lombardia che sono considerati Patrimonio dell’umanità. Un percorso di venti cappelle dedicate agli episodi della vita di San Francesco di Assisi vi guiderà all’interno della Riserva che, dall’alto, domina il borgo di Orta.

Da questa altezza si vedono le imbarcazioni in mezzo al lago. Bene, allora affrettatevi a tornare a Piazza Motta, perché è proprio da qui che partono quei rapidi motoscafi che in cinque minuti vi porteranno all’Isola di San Giulio. 275 m di larghezza per 140 m di lunghezza, prende il nome dal santo predicatore che qui era arrivato insieme al fratello Giuliano nel IV secolo. Inizialmente il lago, l’isola e il territorio circostante appartenevano al ducato longobardo per poi passare nelle mani dei vescovi di Novara. Un tempo infatti l’isola era abitata solo da canonici: attualmente invece è abitata dalle suore di clausura benedettine, il cui Monastero merita assolutamente una visita. Gioiello dell’isola è la Basilica di San Giulio, una piccola chiesa romanica con influenze barocche, la cui facciata e scalinata danno direttamente sull’acqua. L’edificio, eretto sui resti di una struttura risalente al IX secolo, subì gravi danni sotto Ottone I. All’interno si possono ammirare dipinti e affreschi risalenti a diverse epoche. L’abside è la parte più antica a differenza delle tre navate, le due torrette e il campanile che risalgono al X-XII sec. Nella cripta sotto l’altare maggiore sono conservate le spoglie di San Giulio in un’urna di cristallo del XVII secolo.

Adesso l’ultima tappa. Sulla sponda occidentale del lago si trova Pella, un piccolo paesino abitato sin dall’età del ferro. E non è un modo di dire…è dimostrato grazie a diverse coppelle che sono incise su un masso che si trova lungo il percorso degli scalpellini. Non perdetevi la torre medievale a cui si giunge passeggiando sul lungolago. Questa camminata all’ombra di una ripidissima parete di granito che sostiene il santuario della Madonna del Sasso vi regalerà una vista diversa dell’Isola di San Giulio che, da qui, avrà come sfondo il borgo di Orta sovrastato dal suo Sacro Monte. E, per finire, in piazza Ravedoni si trova un antico lavatoio conservato in buone condizioni. Secoli fa, quando il tempo era brutto e quindi le donne non potevano arrivare al lago, si ritrovavano qui in piazza a fare il bucato.

Il lago d’Orta, i borghi che lo circondano, l’isolotto di S.Giulio sono luoghi che valgono una gita, magari un week-end per non dimenticare che l’Italia non fatta solo di grandi città piene di monumenti e gallerie d’arte ma anche e soprattutto di piccoli paesi, di paesaggi incantati che in pochi ancora si preoccupano di conservare vivi e moderni nella loro antichità. Anche questo è sviluppo sostenibile

Maria Noce Forti

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