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Il giorno di Matera, capitale della cultura

“Questo è un giorno importante per Matera, per l’Italia. Per l’Europa, che dimostra di saper riconoscere e valorizzare le sue culture. Giorno di orgoglio per i materani, per la Basilicata, e per i tanti che hanno contribuito a progettare, a rendere vincente, a inverare qui la ‘Capitale della cultura europea 2019′. Giorno di orgoglio per l’Italia che vede una delle sue eccellenze all’attenzione dell’intero Continente”. Queste le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Il grande giorno di Matera è arrivato: sabato 19 gennaio è iniziato l’anno della città della Basilicata come Capitale europea della Cultura. E’ la quarta volta che l’Italia ha il privilegio di celebrare in una sua città questo momento particolarmente importante della vita dell’Unione Europea: le altre furono nel 1986 con Firenze (la seconda città in assoluto) poi Bologna nel 2000 (insieme ad altre 8) e Genova nel 2004. La prossima volta al nostro paese dovrebbe toccare nel 2033.

Cos’è e come funziona

Giusto per chiudere il discorso su Matera è anche la prima volta che in Italia (che insieme a Belgio, Francia, Spagna e Grecia ha il primato di 4 assegnazioni) la città della cultura europea scende nel Sud. Dunque cos’è. Tante cose: mettere in luce la ricchezza e la diversità delle culture in Europa ed allo stesso tempo celebrare le caratteristiche culturali condivise da tutti gli europei. Ma anche accrescere il senso di appartenenza dei cittadini europei a uno spazio culturale comune e cin questo promuovere il contributo della cultura allo sviluppo delle città.

Le città che per 12 mesi sono state capitali europee della cultura (oltre 50) hanno raccolto un ‘eccellente opportunità per riqualificare il proprio territorio e rendere più visibile il profilo internazionale delle città. Ed è stata anche l’occasione di valorizzare l’immagine delle città agli occhi dei suoi abitanti oltre che uno splendido modo di rilanciare o lanciare in qualche caso, il turismo.

 

 

Succede un pò di tutto: dalla musica al teatro, dai libri agli incontri, dallo sport agli eventi internazionali a prescindere – o quasi – dal genere perché appunto tutto fa cultura. Il cibo, la natura gli usi ed i costumi come si diceva una volta di quel territorio vengono completamente allo scoperto e messi a confronto col mondo.

L’idea venne alla famosa attrice greca Melina Merkouri quando era Ministro della Cultura nel suo paese nel 1984 e non a caso, ma anche per fortuna, l’anno successivo, la prima città scelta fu Atene.

Da allora tutte o quasi, le grandi capitali del Vecchio Continente sono state al centro dell’interesse culturale europeo come lo sarà Matera nel 2019 tranne due, e sono nomi abbastanza importanti: Roma e Londra. Strano soprattutto perché per quei giochi politici impenetrabili, nel 2010 insieme ad Essen (Germania) e Pecs (Ungheria) c’era anche Istanbul. Nulla da dire sull’importanza culturale della porta verso l’Oriente ma né allora né adesso la Turchia sembra essere Europa.

Comunque, sei anni prima dell’anno della nomina, gli Stati membri ospiti selezionati pubblicano un invito a presentare candidature, in genere attraverso il proprio ministero della Cultura. Le città interessate a partecipare al concorso devono presentare una proposta.

Le domande presentate sono esaminate sulla base di una serie di criteri stabiliti in una fase di preselezione condotta da una giuria di esperti indipendenti del settore della cultura. La giuria opera una prima selezione delle città, che sono invitate a presentare domande più dettagliate.

La giuria si riunisce nuovamente per valutare le domande definitive e raccomanda una città per paese ospitante. A questo punto la città prescelta è ufficialmente designata Capitale europea della cultura.

La Commissione ha il compito di garantire che le norme stabilite a livello dell’UE siano rispettate nel corso di tutta la procedura.

Le capitali europee della cultura sono ufficialmente designate quattro anni prima dell’anno in cui saranno capitali della cultura. Un così lungo anticipo è necessario per pianificare e preparare un evento di tale complessità. Nel corso di questi quattro anni la giuria, con il sostegno della Commissione europea, svolge un ruolo permanente di sostegno alle capitali europee della cultura sotto forma di consulenze, orientamento e monitoraggio dei preparativi.

Al termine di questo periodo di monitoraggio, la giuria valuterà l’opportunità di raccomandare o meno l’assegnazione da parte della Commissione europea del premio Melina Mercouri (attualmente pari a 1,5 milioni di euro, finanziati dal programma dell’UE Europa creativa).

Ogni anno la Commissione europea pubblica una relazione di valutazione sui risultati delle manifestazioni “Capitale europea della cultura” dell’anno precedente. A partire dal 2019 saranno le capitali stesse a elaborare la propria valutazione, che sarà poi trasmessa alla Commissione entro la fine dell’anno successivo a quello della nomina.

L’anno prossimo le candidate sono Galway in Irlanda e Fiume in Croazia.

 

Eduardo Lubrano

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