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Il Fucino tra tecnologie e cultura, meraviglia e delusioni

Il Fucino è una conca nella zona della Marsica in Abruzzo nella provincia dell’Aquila, intorno ai 700 metri di altitudine. Il monte Velino, bellissimo gruppo montuoso  la chiude verso nord-est, quello del Salviano ad ovest e quello della Vallelonga verso sud. Prima che il Principe Alessandro Torlonia ne decidesse un utilizzo diverso nella seconda metà del 19° secolo qui c’era un lago molto importante che dava da mangiare a tutte le popolazioni della zona.

Oggi è una zona agricola dalla quale arrivano patate e funghi soprattutto coltivati da chi è rimasto dopo il terremoto di Avezzano – il centro più grande e noto – del 1915 e dal successivo spopolamento di questi territori dal secondo dopoguerra in avanti. Nella conca tra i tanti paesi ce ne sono due che ospitano luoghi di interesse, molto diversi ma entrambi importanti : la tecnologia ai massimi livelli e la cultura e la storia ai massimi livelli. Ortucchio e Pescina.

Centro Spaziale del Fucino

Ortucchio – poco meno di 2 mila abitanti – nel suo circondario vanta la presenza del Centro Spaziale del Fucino, il più importante teleporto del mondo: 170 antenne e 370mila metri quadrati si superficie per usi civili: attività di controllo in orbita di satelliti, servizi di telecomunicazioni, televisivi e multimediali. Insomma un vanto italiano nel mondo.

L’ingresso del Centro Spaziale del Fucino

A poca distanza dal teleporto del Fucino sotto le montagne c’è Pescina a 735 metri di altezza e con 4 mila abitanti circa. Grazie al Decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del 2001 è stata riconosciuta come città e fa parte  club dei Borghi autentici d’Italia che sono – come recita il sito: “realtà che decidono di non arrendersi di fronte al declino e ai problemi ma che scelgono di mettere in gioco le proprie risorse per creare nuove opportunità di crescita”.

Probabilmente in entrambi questi riconoscimenti c’entra il fatto che in questo borgo sono nati due personaggi illustri della storia italiana e mondiale: Giulio Raimondo Mazzarino nel 1602 che per vent’anni circa dal 1642 al 1661 fu il Cardinale Mazarino alla corte di Re Luigi XIV di Francia, il successore del Cardinale Richelieu. Mazzarino governò la politica europea del periodo proseguendo l’opera del suo predecessore mantenendo ed aumentando l’importanza della Francia nel Vecchio Continente.

L’ingresso chiuso del Museo Silone

Tre secoli dopo il 1 maggio del 1900 a Pescina nacque Secondo Tranquilli che nel mondo divenne famoso come Ignazio Silone, uno degli scrittori più affascinanti ed interessanti nel panorama culturale e letterario internazionale. Per dieci volte fu candidato al Premio Nobel per la letteratura e fra le tante opere ci ha lasciato “Fonteamara” un capolavoro di denuncia delle condizioni di ingiustizia, povertà, sfruttamento e maltrattamento sociale delle classi disagiate, nato anche dall’esperienza del dopo terremoto di Avezzano del 1915 durante il quale il giovane Silone vide cose orribili.

Ora capita che a Pescina ci siano tanto la casa di Ignazio Silone – in ricostruzione – che il Miseo Mazzarino che il Museo e Centro Studi Ignazio Silone. E che un venerdì mattina di fine settembre due turisti tedeschi che stanno facendo il giro dell’Abruzzo in bici arrivino a Pescina proprio per visitare il Museo del grande scrittore. Ma alle 11 del mattino il Museo è chiuso nonostante un cartello oltre il cancello riporti chiaramente scritto che dalle 10 alle 14 dal lunedì sarebbe aperto. Ed anche il Miseo del Cardinale Mazarino è chiuso. Una telefonata al Comune rivela che al Museo del Cardinale manca il custode che non c’è tutti i giorni e che per quello di Ignazio Silone si tratta in realtà di viste guidate da organizzare con la persona che risponde ad un determinato numero di telefono ma quel venerdì è impegnata in Comune.”Comunque se vuole dire ai due signori tedeschi che posso cercare il custode del Museo Mazzarino li richiamo tra dieci minuti…”

I cartelli con gli orari del Museo Silone

“Nein danke…”la gentile e sorridente risposta dei berlinesi, stupiti e consolati, in parte, dal fatto di aver trovato due italiani sorpresi ed arrabbiati quanto loro dell’ennesimo spreco di cultura quanto loro…

L’ingresso del museo Silone da fuori

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