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Il flagello della povertà: un bambino su tre è malnutrito

Un dato terribile che arriva in concomitanza della Giornata per l’eliminazione della povertà: in tutto il mondo almeno un bambino su tre è malnutrito. Il rapporto dell’Unicef lancia un grido di allarme e basta elencare i numeri per comprendere l’entità del fenomeno: 149 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno rallentato la propria crescita e 50 milioni sono troppo magri per la loro altezza, segno comune di malnutrizione. Le diete povere di alimenti marchiano così la vita fin dalla nascita: si rivela particolarmente dannoso nei primi mille giorni cruciali per la crescita.

“Un numero elevato di bambini sta subendo le conseguenze di una dieta povera e di un sistema alimentare che sta fallendo”, ha avvertito l’Unicef. “Il fatto fondamentale è che se i bambini mangiano male, vivono male”, ha evidenziato la direttrice esecutiva dell’agenzia, Henrietta Fore, spiegando ancora che milioni di bambini non possono avere diete sane “perché semplicemente non hanno una scelta migliore”. “Non si tratta solo di far mangiare abbastanza i bambini, si tratta soprattutto di procurargli il cibo giusto da mangiare. Questa è la nostra sfida comune oggi”, ha ribadito Fore rilanciando alcuni degli Sdg fissati dalle Nazioni Unite entro il 2020, tra cui proprio la lotta alla povertà. In età infantile l’allattamento al seno è considerato un vero “salvavita”, perché apporta vari benefici: diminuisce il tasso di mortalità, ma anche il sovrappeso e l’obesità. Ma purtroppo solo il 42% dei bambini di età inferiore ai sei mesi riesce a essere allattato esclusivamente al seno.

 

L’Unicef ha anche presentato alcune linee guida per contrastare la fame e la malnutrizione: autorizzare le famiglie a ridurre la domanda di cibo malsano; incentivare i produttori a fornire alimenti sani e convenienti; creare etichette precise e di facile comprensione; proteggere i sistemi idrici e sanitari; raccogliere e analizzare la data di produzione. Questo approccio sistemico dell’agenzia evidenzia il ruolo del cibo, della salute, dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, della protezione sociale e dell’educazione, per alimentare meglio i giovani del mondo. “Lo sforzo per affrontare i difetti del sistema alimentare deve coinvolgere i governi, il settore privato e la società civile. Non è una battaglia che possiamo vincere da soli”, ha chiosato Fore.

L’altra parte del problema

Il rovescio della medaglia è poi l’obesità infantile o comunque in età adolescenziale. Il rapporto dell’Unicef denuncia che almeno 40 milioni di bambini sono sovrappeso. Il motivo è ancora una volta raccontato dalle statistiche: circa il 42% degli adolescenti nei Paesi a basso e medio reddito consuma una bevanda zuccherata, almeno una volta al giorno, e il 46% mangia nei fast food almeno una volta a settimana. Nei Paesi ad alto reddito, le cifre salgono rispettivamente al 62& e al 49%. Alcuni governo (il dibattito che si è sviluppato anche in Italia, senza ancora un reale sbocco) hanno introdotto una tassa sugli alimenti zuccherati, in particolare le bibite.

Anche il posizionamento delle informazioni nutrizionali può svolgere un ruolo rilevante: le etichette nutrizionali ben progettate possono influenzare positivamente la scelta del consumatore, indipendentemente dal fatto che siano benestanti o più poveri. E questo rappresenta un incentivo per i produttori a creare prodotti più sani. Insomma, la complessità della sfida sull’alimentazione ha più sfaccettature: inizia con il contrasto alla malnutrizione e prosegue con l’impegno per una nutrizione più corretta contro il sovrappeso o addirittura l’obesità.

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