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i love riciclo

La clip musicale che dice “il riciclaggio è sexy”

Fra i tanti dibattiti legati allo sviluppo sostenibile che agitano gli Stati Uniti di questi tempi, c’è quello sul riciclaggio delle bottiglie di plastica per le bevande. In particolare su questo fronte sono molto impegnate aziende come Coca Cola, Pepsi e la Dow che produce la plastica per le bottiglie.

Queste aziende, colossi in realtà, sostengono gruppi no-profit come Keep America Beautiful, che organizzano eventi come la pulizia dei rifiuti e finanziano i pizza party che celebrano i migliori riciclatori delle scuole elementari oltre a prestare denaro alle aziende che lavorano la plastica usata. Non solo : entro il 2030, Coca-Cola ha detto che tutti i suoi imballaggi saranno realizzati con almeno il 50% di contenuto riciclato. Tutto oro allora? No.

Prima però ecco un’operazione di marketing e di “captatio benevolenitae” di video piuttosto recente e  finanziato in parte da Keep America Beautiful che mostra una sfilata di moda con le modelle ed i modelli che ballano in un impianto di riciclaggio a Brooklyn (New York), ed un pubblicitario che ha contribuiti a realizzarlo ha detto che rende il “riciclaggio sexy”.

Queste aziende – ed altre più le lobby a cui sono collegate – si oppongono fortemente alle leggi sul deposito dei container, più comunemente note come “bottle bill“, che costano loro un sacco di soldi.

Nei 10 Stati dell’Unione nei quali i consumatori riescono ad ottenere qualche centesimo quando restituiscono una bottiglia o una lattina vuota, le percentuali di riciclaggio per questi contenitori sono spesso significativamente elevate. In alcuni casi, sono più del doppio di quelli degli Stati che non dispongono di tali depositi.

Per decenni, le aziende produttrici di bevande, i dettaglianti e molti dei gruppi senza scopo di lucro che controllano, hanno lottato per contrastare le proposte di legge sulle bottiglie in tutto il paese con grande successo. Dal 1987, solo uno stato, le Hawaii, ha approvato un disegno di legge sulle bottiglie. Quest’anno, misure di questo tipo sono state proposte in almeno otto Stati. Quasi tutte sono stati rifiutate o non sono riusciti ad ottenere l’appoggio necessario addirittura per essere discusse.

Il risultato? Il riciclaggio in gran parte del paese dipende ancora quasi interamente dalla buona volontà dei consumatori di mettere i contenitori usati in un bidone per il ritiro. Il processo è conveniente, ma significa che milioni di bottiglie e lattine vanno direttamente verso una discarica.

Il motivo finanziario di tale opposizione è chiaro. Se gli altri 40 stati adottassero le fatture per le bottiglie, alla fine potrebbe costare alle industrie molti miliardi. L’industria delle bevande dice che le bollette funzionano come una tassa e permettono ai governi di raccogliere milioni di depositi non reclamati. I distributori di bevande, in molti casi, pagano anche una tassa di gestione per il trattamento dei contenitori vuoti.

Però di fronte alla pressione pubblica sul suo contributo all’inquinamento da plastica nell’oceano e ai problemi di molti sistemi di riciclaggio comunali, nelle ultime settimane l’industria delle bevande ha rilasciato ampie dichiarazioni che suggeriscono una nuova apertura alle bollette sulle bottiglie.

 

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