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Il design sostenibile: storia del costruire sostenibile

Il design sostenibile  è la progettazione di un prodotto di un sistema, sociale o economico, nel rispetto dell’ambiente. L’intento del design sostenibile (chiamato in inglese design for sustainabilityecodesign) è quello di eliminare l’impatto negativo sull’ambiente attraverso una progettazione sostenibile che coinvolga principi quali riusomanutenzionericiclodematerializzazione del prodotto-servizio, utilizzo di energie rinnovabili e riduzione delle emissioni inquinanti, attraverso la scelta dei materiali, l’analisi e la certificazione.

Dalla progettazione di piccoli oggetti di utilizzo quotidiano alla realizzazioni di aree urbane, il design sostenibile trova applicazioni in numerosi settori: architettura, architettura del paesaggio, design urbano, progettazione urbanistica, ingegneriagraficadesign industrialearchitettura degli interni e design della moda.

Perché un intero sistema si trasformi, ogni sua parte deve partecipare al cambiamento. Uno dei primi ad interessarsi al tema della sostenibilità applicato al design fu  William Morris (1834-1895) il fondatore del movimento Arts and crafts. Lui si dedicò ad una serie di attività e pratiche per raggiungere una migliore qualità della vita, degli oggetti e dell’ambiente. Fu uno tra i primi ad aver posto critiche riguardo al degrado ambientale, aprendo una significativa discussione dovuta all’espansione dell’attività industriale. Le questioni teoriche iniziano ad avere un peso concreto sui progetti e sulle produzioni industriali di oggetti d’uso quotidiano quarant’anni dopo l’inizio del dibattito, che si aprì già tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dove si riscontrano le prime prese di posizione nei confronti dei problemi ambientali. Alcuni esponenti della cultura del design spostarono la loro attenzione sulle problematiche legate alle responsabilità del progettista riguardo appunto al tema dei consumi. Tomas Maldonado nel saggio La Speranza Progettuale (1971) rispetto alla società dei consumi sosteneva che si fosse persa una “speranza progettuale” che lui stesso intendeva recuperare e ancora il movimento del Radical design, detto anche Contro-design, con esponenti come Ettore SottsassGaetano Pesce e Riccardo Leoni.

Gli anni Ottanta furono un periodo determinante per quanto riguarda l’avvio di studi in materia; nonostante a livello progettuale e industriale non si verifichino significativi cambiamenti verso una nuova estetica sostenibile, poco tempo dopo si ha un grande cambiamento grazie alla strategia per un vivere sostenibile realizzata dalla World Conservation Union, dall’United Nations Environment Programme e dal World Wildlife Fund, che fornisce oltre 130 proposte operative da effettuare ad ogni livello: locale, comunitario, regionale, nazionale, internazionale. Negli anni ’90 diventano chiari gli effetti ambientali attribuibili a un prodotto; di conseguenza l’attenzione si sposta sulla progettazione di prodotti a basso impatto ambientale. Inoltre viene introdotto il concetto di ciclo di vita per valutare i prodotti lungo il loro intero percorso, dalla pre-produzione sino alle ultime fasi, come smaltimento e dismissione finale.

Con la nascita di questo concetto si afferma la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (LCA) che ha il compito di valutare gli effetti ambientali di tutti i processi di tutte le fasi del ciclo di vita in relazione alla prestazione del prodotto. Con il LCA il prodotto viene progettato tendendo conto di tutte le fasi del ciclo di vita; questo implica una visione più estesa di quella tradizionalmente adottata per la progettazione quindi un passaggio dalla progettazione del prodotto alla progettazione dell’intero sistema-prodotto coinvolgendo anche quelle fasi che inizialmente non venivano considerate nella progettazione.

Sul piano internazionale Gunter Pauli e Heitor Gurgulino de Souza propongono un metodo che incorpora il rispetto per l’ambiente con le tecniche usate dalla natura stessa, facendo del processo produttivo parte di un ecosistema. Essi costruirono nel 1994 l’istituto di ricerca Zero Emission Research and Initiatives (ZERI).

ecodesignPrincipi del design sostenibile

Il design sostenibile prevede alcuni principi generali come ad esempio l’utilizzo di materiali sostenibili ovvero materiali riciclati o riciclabili, realizzati secondo processi produttivi che utilizzano energie alternative; risparmio energetico cioè utilizzo di processi produttivi o prodotti per ridurre i consumi energetici; qualità e durabilità quindi maggiore resistenza all’usura per ridurre i rifiuti prodotti; design e riciclo e previsione di un secondo utilizzo per l’oggetto prodotto, sia come materiale sia come funzione; minima diversità dei materiali cioè una diversità dei materiali all’interno dei prodotti multicomponenti ridotta al minimo per promuovere lo smontaggio; risorse rinnovabili ovvero materiali provenienti da fonti rinnovabili locali o bioregionali gestite in modo sostenibile, con la possibilità di compostarle quando non sono più utili.

Per principio di equità riferito al design sostenibile si intende che ogni persona abbia diritto alla stessa disponibilità di risorse naturali globali in uno schema di equa redistribuzione delle risorse.  La discussione sul ruolo del design in relazione alla socioetica della sostenibilità è esteso a questioni quali i principi e le regole della democrazia, dei diritti umani e della libertà, il raggiungimento della pace e della sicurezza; il miglioramento delle informazioni, della formazione e dell’occupazione; i principi di equità mondiale nella disponibilità delle risorse; il rispetto delle diversità culturali, delle identità regionali e delle biodiversità naturali.

Prospettiva, Sedia, Sedie, Outdoor, Corridoio

I princìpi di Hannover

 I princìpi di Hannover sono un modello di principi di progettazione necessari per la sostenibilità chiamati anche Bill of Rights for the Planet, sviluppato durante l’EXPO 2000 ad Hannover, dall’architetto William McDonough. Vediamo quali sono:

1) Insistere sui diritti dell’umanità e della natura per coesistere in modo sano, solidale, diversificato e in una condizione sostenibile;

2) Riconoscere l’interdipendenza. Gli elementi del design umano interagiscono e dipendono dal mondo naturale, con implicazioni ampie e diverse ad ogni scala. Espandere le considerazioni progettuali per riconoscere anche effetti distanti;

3) Rispettare le relazioni tra spirito e materia. Considerare tutti gli aspetti dell’insediamento umano, inclusi comunità, abitazioni, industria e commercio in termini di connessioni esistenti ed in evoluzione tra la coscienza spirituale e quella materiale;

4) Accettare la responsabilità delle conseguenze riguardo alle decisioni di progettazione sul benessere umano, sulla fattibilità dei sistemi naturali e sul loro diritto di coesistere;

5) Creare oggetti sicuri di valore a lungo termine. Non sovraccaricare le generazioni future con i requisiti per la manutenzione o la gestione vigile di potenziali pericoli dovuti alla creazione imprudente di prodotti, processi o standard;

6) Eliminare il concetto di rifiuto. Valutare e ottimizzare l’intero ciclo di vita di prodotti e processi, per avvicinarsi allo stato dei sistemi naturali nel quale non ci sono sprechi;

7) Ispirarsi ai flussi di energia naturale. I progetti di design concepiti dall’uomo dovrebbero, proprio come il mondo naturale, trarre e basare le loro forze creative sull’energia del sole, incorporandola nei progetti in modo sicuro ed efficiente così da garantirne un uso responsabile;

8) Comprendere i limiti del design. Nessuna creazione umana dura per sempre e il design non risolve tutti i problemi. Chi crea e progetta deve praticare l’umiltà di fronte alla natura. Considerare la natura come un modello e un mentore, non un disagio da eludere o controllare;

9) Ricercare un miglioramento costante attraverso la condivisione della conoscenza. Incoraggiare la comunicazione diretta e aperta tra colleghi, clienti, produttori e utenti per collegare considerazioni sostenibili a lungo termine con la responsabilità etica e ristabilire la relazione integrale tra processi naturali e attività umane.

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