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Il D-day del copyright nell’Unione Europea

Il D-day del copyright nell’Unione Europea è arrivato. L’Europarlamento ha votato sulla nuova normativa che regola la questione dei diritti d’autore ed il loro riconoscimento sul web. La nuova direttiva Ue per il diritto d’autore in Rete, nonostante il lobbying delle multinazionali del digitale sviluppato in modo così insistente da portare il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani a un richiamo pubblico.I favorevoli sono stati 348, i contrari 274, gli astenuti 36.

A febbraio era stato trovato un compromesso: i giganti del web come Google (che minaccia la chiusura di News in Europa) e Facebook sono tenuti a stipulare accordi di licenza con etichette musicali e gruppi di editori per continuare ad ospitare i loro contenuti sulle rispettive piattaforme. In più hanno l’obbligo di analizzare e filtrare costantemente i contenuti stessi per verificare che rispettino la norma sul copyright.

Il testo era stato ratificato dalla maggioranza dei membri presenti al Consiglio Europeo, fatta eccezione per Olanda, Polonia, Finlandia, Lussemburgo e Italia che avevano votato contro. In questo post dieci giorni fa abbiamo spiegato perché il nostro governo ha votato contro.

Ora la situazione è precipitata perché Wikipedia, una delle principali fonti di informazione su internet lunedì 25 marzo ha chiuso le sue pagine in Italia invitando tutti a contattare i parlamentari europei per spingerli a votare contro le nuove regole sul diritto d’autore. Molto velato ma anche questo come altre campagne, YouTube,Facebook,Google, sa un po’ di ricatto.

Ecco cosa c’è scritto su Wikipedia Italia se si fa una ricerca:

QUESTA PUÒ ESSERE LA NOSTRA ULTIMA OPPORTUNITÀ. AIUTACI A SALVARE IL DIRITTO D’AUTORE IN EUROPA.

Il 26 marzo il Parlamento europeo voterà su una nuova direttiva sul diritto d’autore. La direttiva imporrà ulteriori oneri di licenza ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie (articolo 11), e forzerà le piattaforme a scansionare tutti i materiali caricati dagli utenti e bloccare automaticamente quelli contenenti elementi potenzialmente sottoposti a diritti d’autore (articolo 13).

Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione e la partecipazione online. Nonostante Wikipedia non sia direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte integrante dell’ecosistema di internet. Gli articoli 11 e 13 indebolirebbero il web, e indebolirebbero Wikipedia.

Il voto è imminente.

Per favore, dedica due minuti del tuo tempo a contattare un tuo rappresentante nel Parlamento europeo e dirgli che non sei disposto ad appoggiare una riforma che contiene l’articolo 11 e l’articolo 13”.

Cosa dicono l’articolo 11 e l’articolo 13

L’articolo 11 si propone l’obiettivo di bilanciare il rapporto tra le piattaforme online (come Google e Facebook e molti altri) e gli editori, per fermare lo sfruttamento dei contenuti editoriali.

La questione è questa : da una parte gli editori accusano i grandi social network ed i motori di ricerca di sfruttare i loro contenuti senza offrire nessun compenso, dall’altra parte le piattaforme online, ritengono che la loro funzione di informazione non faccia altro che favorire gli interessi degli editori.

La Direttiva in questione stabilisce anche che ogni Stato membro deve assicurarsi che i compensi destinati agli editori siano equi rispetto all’uso dei contenuti da parte dei fornitori di servizi di informazione, senza però precisare le modalità di valutazione di questa equità.

L’articolo 13 prevede che le piattaforme online devono controllare il contenuto di quello che viene caricato dagli utenti per escludere la pubblicazione di materiale protetto da copyright. Ne consegue che per rispettare la nuova legge sul copyright si dovranno applicare dei filtri in fase di upload per escludere la violazione del diritto d’autore. Secondo l’orientamento dell’Unione europea, ogni fornitore di servizi online deve stipulare un accordo con le case editrici, cinematografiche e discografiche e ottenere una licenza che gli permetta di ospitare i contenuti coperti da copyright.

Cosa non andrebbe nella riforma

I contrari alla riforma ritengono che questa soluzione abbia dei costi e delle difficoltà tecniche eccessivi e in più contestano il fatto che la piattaforma streaming sia direttamente responsabile della pubblicazione di materiale protetto da copyright.

Riguardo l’articolo 11 l’obiezione principale è che provoca degli effetti negativi per i siti che diffondono notizie, sia in termini di traffico che di visibilità online, ciò perché le piattaforme come Google oppure Facebook potrebbero rifiutarsi di pagare il compenso richiesto su determinati articoli, con la conseguenza di diminuire drasticamente il traffico in entrata verso i siti.

Insomma tutto si risolve in una questione economica: chi fino ad oggi ha pagato briciole per le idee degli altri non accetta di voler adeguarsi al fatto che invece le idee si pagano e non basta il fatto che grazie al web si offre tanta visibilità.

Eduardo Lubrano

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