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Cibo ed ambiente

Il cibo e l’ambiente : strettamente interconnessi

Il cibo che mangiamo e l’ambiente. E’ ora che ognuno di noi, cittadini di tutto il mondo sappia che il rapporto tra il cibo che mangiamo ogni giorno è responsabile del 25 per cento della salute dell’ambiente nel quale ogni giorni ci muoviamo.

Un esempio, il più facile? Un pasto medio, prima di arrivare sulle nostre tavole, percorre più di 1.900 Km e circa il 48% di questo viaggio di trasporto è da attribuire al compratore, cioè alle nostre scelte nell’acquisto dei prodotti. Non dobbiamo colpevolizzarci assolutamente ma assumerci le nostre responsabilità sì, certamente.

Un altro esempio, che non vuole andare contro il prodotto ma che serve a formare una coscienza più sostenibile verso il consume. La FAO ha scritto in un rapporto, tra le altre cose, che la nostra alimentazione impatta sull’ambiente in maniera molto più forte di quanto non facciano i settori industriale e dei trasporti. Questo è dovuto all’eccessivo consumo di carne che si fa in tutto il mondo la cui catena produttiva contribuisce fino al 22 % dei gas serra prodotti annualmente dalla terra: ogni anno produzione e consumo di carne emettono circa 8 miliardi di tonnellate di CO2.

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Quello che mangiamo e l’ambiente sostenibile -CC0, public domain, royalty free

Il 16 novembre del 2010: una data storica

Perchè dieci anni fa l‘UNESCO (l”Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) ha dichiarato la Dieta Mediterranea, Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanitàLa motivazione fu che la Dieta Mediterranea rappresenta “uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo, che è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità”.

Furono gli scienziati americani Ancel e Margaret Keys, che studiavano le malattie cardiovascolari, a rilevare per la prima volta cheil fatto che la gente del Sud d’Italia avesse una vita più lunga era un fatto connesso a quello che mangiavano, alle abitudini alimentari, ai costumi sociali, alle produzioni locali. Questo accadeva alla fine degli anni ’50 e furono i due scienziati a creare il termine Dieta mediterranea.. Ma ancora oggi la FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura ed il Cibo) riconosce alla Dieta mediterranea un ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Insomma è sempre valido il rapporto tra il cibo che mangiamo e l’ambiente.

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Quello che mangiamo e l’ambiente sostenibile -CC0, public domain, royalty free

L’importanza della Dieta mediterranea nella sostenibilità

Secondo il “Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals (SDGs)” presentato la settimana scorsa, un lavoro in collaborazione tra il  Santa Chiara Lab – Università di Siena.  il Sustainable development solutions network for the Mediterranean (Sdsn Med) e il Sustainable development solutions network (Sdsn) non uno dei 24 paesi del bacino del Mare Nostrum è in linea col raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda per esempio per quanto riguarda la salute: 95 milioni di persone, circa il 26 per cento, è obesa e sappiamo quanto questo problema abbia un impatto fortissimo sui sistemi sanitari nazionali già sottoposti allo stress della pandemia. Ed uno dei motivi di questa dilagante obesità sarebbe un aumento massiccio di alimenti a base di alimenti proteici come la carne. In particolare in Europa. Con relativo abbandono della Dieta mediterranea.

A Lifegate, la Biologa nutrizionista Martina Donegani ha ripassato e sollecitato il recupero della Dieta Mediterranea:”Che prevede tradizionalmente l’assunzione di cereali integrali, porzioni giornaliere di frutta e verdura, olio d’oliva come condimento, legumi, in misura minore latticini e uova, pesce azzurro e poca carne prevalentemente bianca“.

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Quello che mangiamo e l’ambiente sostenibile -CC0, public domain, royalty free

Ancora Martina Donegani

A differenza di molte altre diete che subiscono le mode, è una dieta bilanciata dal punto di vista dei nutrienti: in generale, in un pasto, per quanto riguarda i macronutrienti, il 45-60 per cento delle calorie dovrebbe derivare dai carboidrati, il 20-35 per cento dai lipidi (grassi buoni derivanti ad esempio dall’olio extravergine, dal salmone, dal pesce azzurro, dalla frutta secca) e il 10-15 per cento dalle proteine (privilegiando le proteine vegetali come i legumi). È importante attingere dalla biodiversità alimentare per trarre beneficio dalle diverse proprietà dei vari alimenti. Spesso per pigrizia o per mancanza di tempo tendiamo a portare in tavola sempre le stesse cose, magari anche dei piatti pronti. In questo senso serve una corretta educazione alimentare che ci permetta di tornare a conoscere le materie prime, a saperle trattare e cucinare. Non serve stare ai fornelli tutto il giorno, basta acquisire poche essenziali informazioni che però ci aiutano a comporre il piatto in modo corretto, a leggere le etichette dei prodotti e a selezionare le tante informazione che ci arrivano dal web. E poi, contro la frenesia quotidiana, servono organizzazione e pianificazione in cucina, con l’aiuto magari anche dalla tecnologia, dai cibi surgelati ai sistemi che ci permettono di abbreviare i tempi di cottura. Così possiamo preservare i principi della dieta mediterranea adattandoli però ai ritmi della vita contemporanea

 

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