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Idlib è lo specchio della Siria: migliaia di civili sotto attacco

La guerra in Siria sta provocando ancora migliaia di vittime. Con i civili a Idlib, e in gran parte dell’area nord-occidentale, bersaglio degli attacchi militari: l’obiettivo della pace e del rispetto dei diritti umani resta ancora un miraggio nel Paese, dove gli scontri sono sempre più violenti. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha lanciato l’appello affinché cessino i combattimenti.

La mappa di Idlib

Siria: la strage di civili

“È profondamente angosciante che i civili vengano ancora uccisi quotidianamente in attacchi missilistici sia aerei che terrestri. Donne, uomini e bambini che semplicemente svolgono attività quotidiane a casa, sul posto di lavoro, nei mercati e nelle scuole vengono uccisi e mutilati in una spirale di violenza insensata. La nostra principale preoccupazione è per la sicurezza dei civili che rimangono a grave rischio”, ha dichiarato Bachelet. “Mentre il perseguimento di un cessate il fuoco deve, naturalmente, essere incoraggiato, questo accordo – come con altri nell’ultimo anno – non è ancora riuscito a proteggere i civili”, ha messo in evidenza, sollecitando un maggiore impegno della comunità internazionale.

Michelle Bachelet, Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani

Siria: il dramma di Idlib

Il regime di Bashar Assad vuole riconquistare l’ultima vera roccaforte dei ribelli: la provincia di Idlib, collocata appunto nella parte nord-ovest della Siria. La zona è attualmente sotto il controllo di Hayat Tahrir al Sham, un’alleanza di sigle jihadiste vicine alla galassia di Al Qaeda. Nel tempo i miliziani islamisti hanno preso il sopravvento sulle altre forze ostili al governo centrale. A Idlib sono quindi confluiti migliaia di oppositori al regime, compresi disertori. La resistenza organizzata è stata tenace e nelle ultime settimane è aumentato il numero di sfollati: almeno 350mila civili hanno lasciato la zona nel timore di un’ulteriore escalation militare. L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, per il periodo compreso tra fine aprile 2019 a metà gennaio 2020, ha verificato incidenti in cui sono stati uccisi 1.506 civili, tra cui 293 donne e 433 bambini.

Le possibili ritorsioni

La preoccupazione, tra le altre cose, è legata alle possibili violenze in caso di resa dei ribelli: difficile non immaginare delle azioni di ritorsione. L’offensiva è portata avanti con il supporto della Russia, come è avvenuto per le altre battaglie più importanti. Nemmeno le tensioni tra Usa e Iran (grande alleato di Assad) hanno fatto rallentare le operazioni: anzi l’esercito di Damasco sembra intenzionato a sconfiggere i nemici nel minor tempo possibile, nonostante l’uccisione del generale Soleimani abbia inciso anche su questo scenario. È stato proprio l’ex leader militare iraniano ad aiutare la strategia di Damasco.

Il quadro resta quindi complicato. La creazione, dal 12 gennaio, di corridoi sicuri non è bastata. “Sia le forze filo-governative che i gruppi armati non statali hanno continuato a combattere, con apparente disprezzo per il diritto internazionale umanitario e la protezione di tutti i civili”, ha incalzato Bachelet, denunciando anche il mancato rispetto della tregua annunciata da entrambe le fazioni.

Il capo del regime siriano Assad a colloquio con il presidente russo Putin

Il drammatico bollettino di guerra

Proprio il 12 gennaio, quattro civili sono stati uccisi e altri tre, tra cui due bambini, sono stati feriti in attacchi via terra che hanno colpito diversi quartieri residenziali della città di Aleppo, controllata dal governo. Il giorno seguente, poi, una persona è stata uccisa da un missile che ha distrutto la sua casa nel villaggio di al-Dana nella zona rurale di Maarat An Numan, sotto il controllo dei ribelli. E ancora: il 15 e 16 gennaio, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha ricevuto segnalazioni che indicavano la ripresa dei bombardamenti aerei.

Il tragico risultato è che almeno quindici civili, tra cui due bambini, sono stati uccisi e altri sessanta, tra cui diciotto bambini e quattro donne, sono stati feriti in raid aerei che hanno colpito un’area industriale e il mercato ortofrutticolo di Al-Hal nella città di Idlib. Lo stesso giorno, un altro attacco aereo ha colpito la città di Ariha, nella zona rurale meridionale di Idlib, ferendo sette civili, tra cui due donne e tre ragazzi.

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