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I vulcani, tsunami e corretta informazione

I fatti

Lo scorso 23 dicembre l’eruzione del vulcano Anak Krakatoa, un vulcano fra le isole indonesiane di Giava e Sumatra ha provocato centinaia di morti, feriti e dispersi.  Alle 03.19 del 25 dicembre una scossa  di magnitudo 4.8 sull’Etna ha provocato diversi danni.

Il probema

Nei minuti immediatamente successivi al terremoto sull’Etna, sul web sono cominciate a circolare le opinioni dei cosiddetti “esperti” che hanno messo in relazioni i fatti dell’Indonesia con quelli siciliani,annunciando chissà quali apocalissi in arrivo.

L’intervista de Il Journal.Today

Abbiamo raggiunto al telefono la Dr.ssa Francesca Bianco Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica E Vulcanologia. “Non c’è nessuna relazione tra quello che è successo in Indonesia e il terremoto sull’Etna. Si tratta di due fenomeni totalmente diversi e che in nessun modo scientifico secondo le attuali conoscenze possono essere messi in relazione”.

Che è successo sull’Anak Krakatoa?

“Il figlio del Krakatoa è un vulcano esplosivo. Ovvero un vulcani che ha al suo interno una gran quantità di magma con una altrettanto grande quantità di gas. Una parte del vulcano non ha retto alla spinta del magma e del gas ed ha collassato, “si è rotto” per usare un termine non scientifico ma più semplice. Questo ha provocato la colata del materiale in mare.  Inoltre il mare è entrato nella parte del vulcano “rotto” ed ha interagito col materiale uscito dal vulcano stesso provocando un’esplosioneIl collasso del settore sud-orientale dell’isola e l’esplosione provocata dall’interazione acqua-magma sono, al momento, ritenute le cause  dellotsunami. Bisogna dire che in quella zona del mondo i vulcani si trovano in acque alte, profonde, e questo purtroppo aumenta le probabilità di uno tsunami così devastante”.

Perché da noi non potrebbe accadere la stessa cosa?

“Non è esattamente così. Prima di tutto alcuni dei nostri vulcani, almeno quelli della zona campana, sono  nelle acque basse del Golfo di Napoli. Poi l’Etna per esempio è un vulcano effusivo e non esplosivo come quello indonesiano. Abbiamo anche noi dei vulcani esplosivi nella zona napoletana ma il fatto di essere in acque basse nel caso di uno tsunami non potrebbe provocare onde alte tra i due ed i tre metri e non potrebbe avere effetti così devastanti.”.

Cosa è prevedibile con certezza di tutto questo?

“Perché si generi uno tsunami è generalmente  necessario un terremoto. Se questo si origina in mare le onde che si generano vengono registrate dai sistemi di sorveglianza ed allarme internazionale ai quali siamo collegati anche noi in Italia come INGV e se tutto funziona come si deve è possibile dare un’allerta abbastanza importante alla popolazione. Ma se lo tsunami è di tipo diverso, come quello provocato dall’esplosione dell’Anak Krakatoa o da un altro fenomeno fisico allora è tutto molto diverso e tutto molto più complicato per cui diramare un allerta precoce potrebbe essere estremamente difficile”.

Gli allarmi sul web dei “ben informati” quanto sono pericolosi?

“La questione della preparazione della popolazione rispetto alle emergenze è una di quelle che mi sta più a cuore anche se nello specifico è compito non propriamente scientifico. Ma per quello che riguarda l’Osservatorio Vesuviano mi rendo conto che nonostante ci si affanni a dare tutte le informazioni possibili su quanto accade nella nostra zona, nei confronti dei maniaci del web siamo perdenti. Un esempio: all’inizio di dicembre abbiamo registrato sul Vesuvio uno sciame sismico  con  magnitudo massima 2.4, strumentale, nulla di che preoccuparsi. Sulla nostra pagina internet noi mettiamo non solo le informazioni ma anche questo tipo di registrazioni in tempo reale. Ebbene nel giro di qualche minuto qualcuno scriveva che la magnitudo era 3, cioè una energia che si sarebbe dovuta avvertire  fino a Napoli dove in realtà nessuno aveva sentito nulla. Io concordo con l’impostazione che la Protezione Civile ha dato del sistema protezione civile del quale fanno parte tutte le componenti  tecnico-scientifiche ed anche i giornalisti ai quali una volta all’anno facciamo dei corsi di aggiornamento. Ma siamo ancora un po’ indietro ed in questioni del genere scrivere 3 invece che 2.4 può rischiare di scatenare un panico inutile”.

Eduardo Lubrano

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