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I Verdi salvano l’Europa. Le ragioni del successo

I Verdi salvano l’Europa. Un clamoroso successo che contribuisce a mettere all’angolo i sovranisti. Unica eccezione l’Italia. Ecco le ragioni profonde dell’onda verde che rilancia il progetto europeo.

I Verdi spengono l’onda nera dei sovranisti.

Gli Europei scelgono l’Europa. Fallito l’assalto sovranista. Ai partiti anti UE solo 1/5 dei seggi. Smentite le estreme unzioni alla UE da parte di analisti, commentatori e grandi firme. A questo successo del fronte europeista ha contribuito enormemente l’exploit dei Verdi, in particolare nei Paesi nordici, in Germania e in Francia. Una vera e propria scorpacciata di voti che ha bilanciato il forte calo di consensi delle due grandi famiglie dei popolari e dei socialisti. Questi ultimi restano in testa a livello europeo, rispettivamente al primo e secondo posto, ma dalle urne escono alquanto ridimensionati, in favore delle forze sovraniste di estrema destra. Ma grazie ai Verdi il sovranismo resta sostanzialmente marginale. Oggi, con i loro 70 seggi (20 in più della passata legislatura) rappresentano un prezioso, inedito argine alle pulsioni antieuropeiste.

Il successo dei Verdi europei viene da lontano, da “prima” di Greta Thunberg

Per comprendere le ragioni della forza dell’onda verde qualcuno ha parlato di “effetto Greta”, la giovanissima attivista che ha ispirato il movimentismo internazionale contro il cambiamento climatico. Si tratta di una formula giornalistica che contiene molte verità, il cui unico difetto è quello di invertire l’ordine delle cose. Certamente, le grandi mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno riempito le piazze di tutto il mondo hanno impresso una forte spinta alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e sulla necessità di realizzare un nuovo modello di sviluppo, responsabile e sostenibile. Ma queste a loro volta sono state possibili perché nella società occidentale, in particolare in Europa, si è da tempo radicata una nuova cultura dell’ambiente, che va oltre l’ambientalismo tradizionale. Una strategia che non si limita a giocare in difesa, ma che aggredisce le problematiche unendo attenzione per l’ambiente, impresa e soprattutto pragmatismo. Vediamo in concreto di che cosa stiamo parlando.

Le ragioni profonde della travolgente onda verde

L’esempio per eccellenza sono i Verdi tedeschi, portati al successo da Katharina Schulze. La loro forza sta certamente nel fatto di essere una formazione progressista che ha recepito le istanze di cambiamento che vengono dal basso e da fuori del “Palazzo”. Ma al contempo si tratta di un partito fortemente strutturato e soprattutto istituzionalizzato, formatosi mediante una lunga storia di alleanze politiche di governo sia con l’SPD sia con la CDU. Insomma, non è affatto un partito con pulsioni antisistema. Anzi, è parte integrante dell’establishment. Questo ha conferito al partito l’opportunità di allevare al proprio interno leadership capaci di elaborare politiche concrete di governo e non solo accorati appelli di protesta. Un approccio che ha consentito ai Verdi tedeschi di penetrare il terreno elettorale dei conservatori, sottraendo alla CDU molti consensi. Di fatto hanno sostituito i liberali nel ruolo di collante tra il conservatorismo moderato dei popolari (CDU) e il progressismo dei socialdemocratici (SPD). Possiamo affermare che l’onda verde è la risposta razionale alla crisi del liberalismo e della socialdemocrazia. Per intendersi, il sovranismo è risposta di pancia. Ne è un esempio l’Italia. E proprio il paragone con il tonfo dei Verdi italiani può aiutare a capire ancora meglio il successo dei Verdi nel resto d’Europa.

L’eccezione dei Verdi italiani. Storia di un clamoroso insuccesso

In Italia vige un macroscopico malinteso. Vengono chiamati e si fanno chiamare Verdi quegli ambientalisti che agiscono e percepiscono se stessi come un movimento sociale piuttosto che come un partito politico. Si pensano e sono pensati ancora come a-partitici. Al di là dei comizi e dei proclami, concepiscono ancora la loro azione politica come una “lotta contro” e quasi mai come “un impegno per”. Così facendo restano di fatto una stanca e obsolescente appendice delle pulsioni ambientaliste degli anni Ottanta. La prova di questo risiede nella loro improduttiva adiacenza e quasi sovrapposizione politica con la sinistra massimalista, della quale, non a caso, ne seguono l’inesorabile corsa verso l’estinzione.

Mauro Pasquini

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