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Afghanistan talebani

I talebani e i signori della guerra si riprendono l’Afghanistan


Venti anni dopo, l’Afghanistan è più instabile che mai. La fine della missione statunitense non  corrisponde affatto con la fine del conflitto. Anzi. I talebani hanno ripreso forza e stanno continuando la loro avanzata, dal nord al sud del Paese (qui l’articolo per leggere gli ultimi aggiornamenti). Ma anche nella capitale Kabul c’è stata un’azione simbolica: l’esplosione di un’autobomba e i proiettili esplosi da alcuni uomini armati contro la casa del ministro della Difesa. Un avvertimento dell’escalation prevista dagli analisti nelle prossime settimane.

Dramma diritti umani

Del resto sotto attacco sono finite le città di Herat e Kandahar. Una battaglia che si sta combattendo nelle periferie, ma l’obiettivo dei guerriglieri è quello di raggiungere i centri urbani. Lo scontro più importante, dal punto di vista strategico, si concentra proprio a Kandahar, snodo cruciale per la presenza dell’aeroporto, oggi già in parte reso inutilizzabile dai bombardamenti dei talebani. La situazione è gravemente insostenibile: in alcuni distretti ci sono migliaia di civili sfollati, in fuga dai combattimenti. “L’offensiva dei talebani nella provincia di Helmand ha provocato combattimenti all’interno della città di Lashkar-Gah e un forte afflusso di pazienti nel centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency, presente in città”, hanno fatto sapere dall’Organizzazione non governativa. 

“Ci sono stati combattimenti molto pesanti a Lashkar-Gah”, ha raccontato Viktor Urosevic, coordinatore medico di Emergency. In poche ore sono arrivati 28 pazienti feriti e 9 già morti. Il segnale di un quadro in rapido deterioramento. Dalle Nazioni Unite è arrivata la garanzia di un impegno per raggiungere la cessazione delle ostilità. “La Missione (di assistenza  dell’Onu chiamata Unama, ndr) ha affermato che l’offensiva di terra dei talebani e gli attacchi aerei dell’esercito nazionale afghano stanno causando i danni maggiori”. Ed è stata manifestata una grande preoccupazione “per le sparatorie indiscriminate e per i danni alle strutture sanitarie e alle abitazioni civili”. L’Unhcr, L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha ricordato che solo nel 2021 360mila afgani hanno lasciato le loro abitazioni a causa dell’aggravarsi della guerra. Una tragedia, come raccontato da Impakter Italia, che riguarda già migliaia di bambini.

La forza dei talebani

Armi guerra talebani

Foto di Amber Clay da Pixabay

I talebani oggi controllano una buona parte dei distretti del Paese, in quella che è ormai una vera guerra civile. I combattenti islamisti hanno condotto una offensiva rapida, molto vasta, che sta mettendo a repentaglio le minime conquiste sul piano dei diritti umani compiuti negli anni scorsi. Secondo gli analisti possono contare su una potenza economica pesante, con un giro di entrare stimato tra 300 milioni a un miliardo e mezzo di dollari, grazie al traffico di droga e alle estorsione nei confronti delle imprese. Il controllo dei territorio diventa ancora più importante: in questo modo possono imporre un prelievo di tasse da chi vive in zona.

Il presidente della Repubblica, Ahsraf Ghani, ha indicato gli Usa come responsabili, per aver lasciato l’Afghanistan in “maniera improvvisa”. In realtà la diplomazia di Washington ha spinto, nei mesi scorsi, per una trattativa tra il governo centrale e la parte più politica dei talebani (qui un articolo di Impakter Italia), siglando gli accordi di Doha, sottoscritti a febbraio 2020, dall’ex segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, e uno dei leader talebani, Abdul Ghani Baradar.

Di fatto il processo di pace non è mai decollato, perché una frangia sostanziosa degli islamisti è legata a doppio filo con Al Qaeda, che nel Paese riesce ancora a fare proseliti. E non ha intenzione di deporre le armi, mentre il documento firmato dal mullah prevedeva una rottura netta tra le due compagini. Un’operazione pressoché impossibile. Infatti, sfruttando il ritiro delle truppe straniere, i guerriglieri hanno ripreso vigore, colpendo le postazioni dell’esercito afghano. Fino alla condizione attuale, che lascia presagire una recrudescenza degli scontri. Con tutto quello che significa per i diritti umani.

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