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I super ricchi che inquinano l’aria

Lo stile di vita, di produzione e di consumo di una piccola e privilegiata fascia di abitanti del pianeta sta alimentando la crisi climatica e a pagarne il prezzo sono i più poveri del mondo e saranno, oggi e in futuro, le giovani generazioni. Insomma i super ricchi fanno più danni degli altri. Lo denuncia Elisa Bacciotti, responsabile campagne di Oxfam Italia commentando il rapporto “Disuguaglianza da Co2″, realizzato proprio dall’Oxfam (con Stockholm Environment Institute) il Comitato di Oxford per il soccorso in caso di carestie. Un movimento globale di persone che vogliono eliminare l’ingiustizia della povertà nato in Inghilterra nel 1942.

I dati raccolti dal 1990 alla metà degli anni Dieci –  ha commentato ancora la Bacciotti – ci raccontano di un modello economico non sostenibile, né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico e sociale, che alimenta la disuguaglianza soffocando il pianeta da tutti i punti di vista“.

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La piccola e privilegiata fascia di abitanti del pianeta

Si chiamano Uhnwi, Ultra High Network Individual, persone con un reddito molto alto, appunto super ricchi. Per intenderci questa élite è formata da 63 milioni di abitanti del pianeta, che hanno una disponibilità da 30 milioni di dollari ciascuno. Rappresentano, dunque, l’1 per cento degli abitanti del pianeta ma – secondo il rapporto – nell’ultimo quarto di secolo hanno immesso nell’atmosfera il doppio di Co2 rispetto a 3,1 miliardi di persone, la metà più povera del pianeta. E tutto questo “grazie” al loro stile di vita lussuoso ed ai loro bisogni particolari.

Cos’altro dice il rapporto Oxfam

La ricerca si è concentrata sull’analisi della quantità di emissioni per fasce di reddito, tra il 1990 ed il 2015. E risulta che in questo periodo le emissioni stesse siano più che raddoppiate. Come se non bastasse, il 10%  più abbiente della popolazione è stato responsabile di oltre la metà (52%) di queste emissioni. Salendo di livello: l’1% di super ricchi ha sulle spalle il 15% di emissioni inquinanti. Fatti due conti, il tasso è più alto di quanto non abbiano contribuito tutti i cittadini dell’Ue e il doppio della quantità prodotta dalla metà più povera del pianeta. Per chiudere questa carrellata di dati,  il 10% di ricchi ha consumato un terzo del nostro ‘budget globale di carbonio’ (global 1.5C carbon budget) mentre la metà più povera della popolazione solo il 4%. Numeri spaventosi.

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Le conclusioni

Per dirla tutta, il quantitativo massimo di anidride carbonica che può essere rilasciata nell’atmosfera senza che la temperatura globale aumenti più 1,5 gradi centigradi, lo ha consumato di già per più del 30% dal 10% dai ricchi del pianeta.

Ripartire dal vecchio modello economico, quello pre-Covid, iniquo e inquinante, non può essere  un’opzione –  è il commento finale di Elisa Bacciotti – i governi devono cogliere l’opportunità di ridisegnare le nostre economie e costruire un futuro possibile e migliore. Possono farlo ponendo un freno alle emissioni dei più abbienti, investendo in settori a basso consumo di Co2. Allo stesso tempo è sempre più determinante che i leader mondiali raccolgano l’appello lanciato dal movimento Fridays for Future. Milioni di persone che in tutto mondo il 25 settembre faranno sentire la propria voce in occasione della Giornata mondiale di azione per il clima, per chiedere un cambio di rotta alle Istituzioni globali e ai Governi. Oxfam è al loro fianco, perché oggi più che mai, da questo dipende il nostro futuro e quello dei nostri figli.

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