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I numeri alla base del nostro Piano Marshall per la cultura

I numeri alla base del nostro Piano Marshall per la cultura. Il nostro Mauro Pasquini due giorni fa ha postato “”Un piano Marshall per la bellezza sprecata”. Nelle prime righe di quell’articolo, Pasquini ha scritto : “Non parliamo dei monumenti famosi o delle città d’arte ma piuttosto di quelle decine e decine di borghi abbandonati, di quei magnifici castelli che in qualunque parte del mondo verrebbero valorizzati e sfruttati per richiamare il turismo”. Qui l’articolo intero.

L’idea di quel post nasce dalla consapevolezza che l’Italia è il paese più ricco al mondo di bellezze storiche, architettoniche, culturali. E non ce lo diciamo noi italiani: nei registri dell’Unesco – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura –  ci sono 55 siti italiani, luoghi che sono di “eccezionale valore universale” e che dovrebbero far parte del patrimonio comune dell’umanità. Nessun altro paese al mondo ne ha così tanti.

L’idea di questo post è quella di dare una sostanza numerica al “Piano Marshall” di Mauro Pasquini, dimostrando che tale patrimonio culturale può e deve essere necessariamente utilizzato dallo Stato Italiano non per farsi bello ma per guadagnare soldi in misura tale da poter immaginare quantomeno di rimettere a posto i conti e dare lavoro a molti giovani.

Secondo il report Io sono cultura 2018 della Fondazione Symbola con Unioncamere e Regione Marche, ogni euro prodotto dalla cultura in Italia ne genera 1,8 in altri settori. Nelle pubblicazioni della Ragioneria Generale dello Stato, analizzando i valori inseriti nel «Patrimonio dello Stato» al 2016 e degli anni precedenti risulta che il valore del patrimonio culturale mobile risulta essere 174,8 miliardi di euro.

Nelle “attività non finanziarie prodotte” vi sono i beni materiali e immateriali prodotti e gli oggetti d’arte. Tra i beni materiali prodotti si annoverano gli oggetti di valore, tra cui i beni di antiquariato pari a 11,1 milioni di euro. Mentre negli oggetti d’arte troviamo tutti i beni mobili di valore culturale: dalle biblioteche e archivi ai beni storici, artistici, demo-etno-antropologici, archeologici, paleontologici, librari e archivistici, per un valore di 174.808 milioni. Sommando entrambi i valori il totale è appunto 174.818 milioni di euro.

Sommando altri numeri (consistenze degli immobili artistico/archeologici, rintracciate tra i “Beni materiali non prodotti”, i valori delle aree archeologiche e dei terreni sottoposti a tutela, ed il valore dei beni immobili demaniali artistici e storici) si scopre che tutti i beni artistici e culturali mobili e immobili portano in dote allo Stato 219,3 miliardi di euro. Questo almeno era il conto nel 2017.

La Tabella di seguito realizzata da Il Fatto Quotidiano su dati Istat ci dà un quadro chiarissimo di quanta abbondanza abbiamo nel nostro Paese:

 

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