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I migranti nel mondo: numeri e prospettive

I migranti nel mondo. La migrazione fa parte della storia umana da sempre. È stata la migrazione a permettere la popolazione di intere aree della terra e a far sì che i gruppi umani potessero sopravvivere, spostandosi, in luoghi più favorevoli. Nell’ultimo secolo la migrazione umana globale ha assunto numeri sempre più elevati sia per lo sviluppo dei mezzi di trasporto che per la crescente globalizzazione, ma anche a causa dell’aumento delle disparità tra paesi ricchi e poveri nel globo. Negli ultimi 50 anni i numeri dei migranti sono passati dai 75 milioni del 1965 ai 105 del 1985, per poi aumentare ancora di più negli ultimi 25 anni, quando il numero dei migranti a livello internazionale ha raggiunto i 174 milioni del 1995 e oggi, secondo gli ultimi dati, il numero ammonterebbe a 272 milioni di persone, che significa il 3,5% della popolazione mondiale. Nonostante questi numeri, è improprio parlare di emergenza, nel nostro paese, in merito all’immigrazione.

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Migranti e rifugiati: i numeri

Secondo l’ultimo report dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni, è l’India il paese da cui parte il maggior numero di migranti nel mondo. Sono infatti ben 17,5 milioni le persone provenienti da questo paese a vivere all’estero. A seguire troviamo Messico (11,8 milioni) e Cina (10,8 milioni). Il paese maggiormente scelto come destinazione sono gli Stati Uniti, che registrano 50,7 milioni di migranti. È in atto però un’inversione di tendenza: tra il 2013 e il 2017 c’è stato un sorpasso dei paesi a medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito come meta scelta dai migranti. Ciò è dovuto soprattutto al crescente sviluppo economico di questi paesi e a causa delle norme di ingresso sempre più stringenti che hanno adottato i paesi più ricchi.

È di sesso maschile il 52% dei migranti, e ha un’età compresa tra i 20 e i 64 anni il 74% dei migranti che si spostano dal proprio paese di origine in cerca di un futuro migliore, spesso andando incontro a un viaggio che mette a repentaglio la sicurezza o addirittura la vita di chi lo intraprende. UNHCR segnala poi 26 milioni di rifugiati nel mondo. Significativa è in particolare la situazione del Libano, dove vivono ben 1,5 milioni di rifugiati, soprattutto siriani e palestinesi. È dalla Siria e dalla Turchia infatti che provengono la maggior parte dei rifugiati globali, con ben 6,7 e 3,7 milioni di persone rispettivamente.

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Le politiche migratorie e gli accordi internazionali

Nel 2018 152 paesi hanno firmato il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, un accordo internazionale nato per difendere diritti di migranti e sovranità degli stati e promuovere la cooperazione internazionale in merito alle migrazioni. In ambito più vicino alla realtà italiana (il nostro paese infatti non ha firmato l’accordo internazionale di cui sopra) abbiamo visto come la situazione con la Libia, un anno dopo il memorandum sia in stallo o addirittura peggiorata. Ma ciò che quest’anno, come in ogni altro aspetto della vita o quasi, ha davvero segnato le esperienze migratorie, è stata la pandemia.

La migrazione ai tempi del Covid-19

Come ricordato anche dal segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres nella presentazione del report che racconta i risultati dei primi due anni dell’accordo di cui abbiamo parlato in precedenza, il Covid-19 è stato una sfida importante per i migranti, per aver acuito le difficoltà che essi già incontravano nel processo di trasferimento da uno stato all’altro. Tuttavia la pandemia ha portato anche a buone pratiche: alcuni paesi che accolgono un gran numero di lavoratori stranieri per esempio, per arginare il diffondersi della pandemia, hanno esteso la durata dei permessi di lavoro per limitare gli spostamenti, o hanno regolarizzato i migranti senza documenti, oppure ancora hanno trovato alternative alla detenzione o al rimpatrio. Guterres si augura che questi provvedimenti continuino anche dopo la pandemia, sottolineando l’importanza del lavoro dei migranti durante l’emergenza sanitaria, lavoro che deve risultare in una sempre maggiore attenzione allo status e ai diritti dei migranti lavoratori.

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