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Agriturismo vacanze turismo

I dolori del turismo slow: quel viaggio indimenticabile da non ripetere più

Lo chiamavano agriturismo ma, era solo una carenza di modernità. Di strutture non adeguate ai tempi, in termini di mobilità che di servizi. Le proposte avanzate, e pensate come azione tempestiva per risollevare la tramortita condizione del settore turistico, sono le stesse che esistevano prima, del mondo prima del maledetto Covid 19. Il problema non è quindi cambiato: non ci sono stati gli adeguamenti delle strutture ricettive e di coerenti linee guida per le attività da promuovere, mentre le risorse locali rischiano di avere un sapore di stantio. Un “usato sicuro” poco attraente.

Ma allora: borghi, cammini e riserve naturali, possono essere la risposta alla fase d’uscita al lockdown? In teoria sì: le aree interne, spopolate e isolate, sembrano essere il veicolo per ricominciare a macinare i numeri del turismo. Di sicuro sono luoghi che presentano perle di rara preziosità, per l’oggettiva presenza di autenticità, isole senza mare, dove le lancette dell’orologio segnano sempre la stessa ora.

Ed è proprio quando si cerca di raggiungere pace e ristoro, in queste oasi di incontaminata bellezza, in taluni casi, sembra quasi di entrare in una di quelle scene da film degli anni Settanta. E perché no, anche nel decennio seguente, i famigerati Ottanta. In quegli anni il benessere proliferava. Il turismo era immaginato come invasivo turismo di massa. Prima la quantità, e pazienza per il territorio. Un modo di viaggiare che doveva soddisfare la comodità o, come si pretendeva in quel momento, la necessità di poter accedere a tutti i comfort possibili e immaginabili. Più servizi da mostrare, più ricchezza da dichiarare. Più che di massa, un turismo d’apparenza.

Foto di m_bos da Pixabay

I problemi storici del turismo in Italia

Un’analisi di mercato di quegli anni, accertava che l’Italia svettava su tutti per il suo primato turistico, persino sugli intramontabili States o sulle suggestive mete esotiche del continente asiatico, quando si parlava di viaggi. Poco contava il concetto ‘promuovere’ le risorse interne di questo o quel luogo. E che si trattasse di mare o montagna poco importava. Un po’ come decidere di mettere una grande fabbrica all’interno di un contesto naturalistico di invidiabile bellezza. Eppure quella che sembra una provocazione, è davvero successo: non ha nulla di immaginario. Difatti, nei viaggi in auto, capita spesso di incrociare monumenti di lamiera a cielo aperto.

Certo, in parte c’è stata una riconversione, soprattutto in seguito agli allarmanti richiami degli attivisti e di studiosi sull’esaurimento delle risorse naturali e per la preoccupante presenza di rifiuti di ogni genere, e ovunque. Da allora, sono stati sdoganati termini di ogni tipo: autoctono, sostenibilità, economia circolare, energie rinnovabili, biodiversità, mobilità dolce, e altri vocaboli entrati nei migliori dizionari. Parole che dichiarano uno stile di vita differente da quello di cinquant’anni fa, e che vogliono svelare le nuove frontiere turistiche. Cammini, trekking, turismo lento, riscoperta dei borghi, il trend avanzava, come anche i numeri positivi nel settore turistico. Ma il Covid–19 ha frenato l’economia del settore turistico, come le briglie tirate ad un un cavallo in piena corsa.

Il crollo dei visitatori, causa Coronavirus

A dirlo, sono proprio i dati Istat riportati da un articolo de Il Sole 24 Ore e analizzati in uno degli ultimi editoriali di Gian Antonio Stella su Il Corriere della Sera. Per il 2020, le prospettive di crescita riportavano un ulteriore e incoraggiante valore positivo. Ipotesi, però, sfumate. Le previsioni, difatti, stimavano di 81 milioni di presenze nonché il 18% del totale annuale, di cui il 23% dei visitatori annuali provenienti al di là del confine nazionale da parte degli stranieri, e di 3 punti in meno, il 20% di all’interno delle strutture alberghiere. Parlando di cifre, tenendo presente solo il trimestre che ci siamo lasciati alle spalle, si tratta di annotare un preoccupante deficit di 9,4 miliardi di euro. Lo stesso Luca Bianchi, direttore Svimez, ha dedicato qualche giorno fa una riflessione su una raccolta dati decisamente incoraggiante per il Sud, e proprio nel settore dei viaggi.

Ma detto in termini semplici e forse anche crudi: la crepa esiste già tra nord e sud, e la questione è sotto l’occhio di tutti da decenni. La mancanza di servizi e di strutture ricettive, non adeguate agli standard europei, rappresentano una marcata criticità per chi, riconosce il valore artistico, il patrimonio culturale e la presenza di elementi paesaggistici mozzafiato. Il viaggiatore è spesso scoraggiato dal mettersi in moto. Il motivo? Dietro l’etichetta di  mobilità dolce si cela nella realtà l’atavica assenza di una buona rete viaria e di veicoli pubblici per raggiungere la destinazione, insieme all’assenza di adeguati strutture utili a rendere agevole la ricognizione del viaggio. Vacanze, sì detox e lontano dai contemporanei assembramenti, ma senza un ritorno di attrattive adeguate per sfruttare, nel massimo delle sue potenzialità, le risorse del territorio.

Ma davvero interessa il turismo sostenibile?

Agriturismo offerta turismo

Foto di evondue da Pixabay

Ha fatto ulteriormente eco, il rapporto del World Travel & Tourism Council (WTTC), in collaborazione con Oxford Economics: un +3,5 per cento nel 2019 del 3,5% rispetto al +2,5%, che si riconfermava da nove anni. Persino l’occupazione sembrava dare una ventata di positività. E invece, sembra che, a tornarsene a casa, saranno tra i 98,2 milioni e i 197,5 milioni. Di conseguenza, il Pil viaggi&turismo segna in rosso la perdita di 5,543 miliardi di dollari, rispetto ai previsti 2.686. I piccoli borghi aprono le porte di casa ma già una buona fetta si perde con un ridondante ‘no’ a superare i confini nazionali, di parenti, amici e familiari in generale che, per ogni, facevano parte dei numeri del turismo di ritorno. 

Per questo, sembra quasi una forzatura, rispondere con il turismo di prossimità o con quello sostenibile. Sarà vero che chi abita in centri urbani di modeste dimensioni, dove già l’offerta delle attrazioni sono scarse, vorranno ritrovare ulteriore silenzio e pace? Intanto, il weekend al mare continua a trovare spazio, nonostante le misure, letteralmente parlando, adottate sulla spiaggia. Perché in fin dei conti, al recentissimo lancio di un remake rivisitato dell’italianissimo mood nostalgico di ‘Sapore di mare’ di Enrico Vanzina, lo Stivale, più che di un rilancio del turismo, continua la sua marcia con il passo di un gambero.

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