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I diritti umani presi a calci negli stadi di calcio

Diritti umani calpestati e presi a calci dai tifosi o sedicenti tali. Le offese alla mamma di Nicolò Zaniolo, centrocampista della Roma, da parte di quelli seduti nella curva Nord del Parma che l’hanno considerata come una passeggiatrice – al pari di tante altre madri di calciatori – è solo l’ultimo in ordine di tempo di esempio di come gli stadi dove si gioca a pallone, siano ormai diventati una zona franca dove tutto ciò che è illegale, inaccettabile, moralmente riprovevole diventa la regola.

Non che sia una novità sia chiaro, incidenti, insulti, spaccio di droga e quant’altro risalgono agli anni ’70 quando sono nati alcuni gruppi di tifosi organizzati – non tutti hanno ceduto alla regola del “siccome sono ultras faccio come mi pare” – che hanno preso possesso delle curve dove i prezzi dei biglietti sono sempre stati più bassi e dunque accessibili a tutti e formato delle schiere di sostenitori autoconsiderati più accaniti degli altri, ultras appunto. Da allora ad oggi, senza star qui a rifare la storia del tifo in Italia, è successo di tutto: omicidi, il poliziotto Filippo Raciti nel 2007 per citare il più recente ed uno per tutti,  pestaggi pesantissimi, la politicizzazione del tifo, spaccio di qualunque sostanza stupefacente, appropriazione del merchandising di alcune società, lotte fra ultras della stessa squadra “perché io sono più tifoso di te!“.

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Diritti umani: botte tra tifosi allo stadio

Ma soprattutto una serie di sconcertanti episodi che in molti racchiudono nell’etichetta di razzismo, odio e quant’altro. Quando invece si tratta di stupidità nella maggior parte dei casi, ignoranza, e forse in qualche caso di strategia politica che nasce non nella mente dei capi ultras ma in quella di qualche “dirigente dello Stato” che ha bisogno che accada o meno qualcosa per distrarre, attirare l’attenzione, per tenere buone certe frange di popolazione. “Gli stadi sono quello che una volta erano le piazze” ci hanno raccontato i sociologi e gli psicologi che hanno affrontato il problema.  O il luogo dove sfogare la rabbia accumulate durante la propria vita quotidiana.  Spieghiamoci.

“Forza Etna avanti Vesuvio” esposto dai tifosi del Verona anni fa al Bentegodi,  lo stadio della città di Giulietta e Romeo cos’altro è se non stupidità? La risposta dei tifosi del Napoli fu da molti considerata un colpo di genio :”Giulietta era’na zoccola…”. Anni dopo, in sequenza, si ricordano il motorino precipitato dalla curva dei tifosi a San Siro a Milano, una testa di maiale nello stesso stadio (e nessuno ha mai spiegato come siano arrivati sugli spalti) le svastiche, gli striscioni “Got mit uns” (Dio è con noi) il motto delle SS naziste, altre scritte inneggianti al fascismo come al nazismo o al regime dittatoriale comunista.  Impossibile che qualcuno di quelli che ha esposto queste cose orribile sapesse quanto orrore ci fosse dietro, ma uno fra quelli addetti ai controlli forse avrebbe dovuto saperlo. E quando nella curva Nord dell’Olimpico di Roma apparve lo striscione che recitava “Onore alla tigre Arkan” ci sono molti dubbi che qualcuno sapesse chi fosse Arkan :Željko Ražnatović, militare, agente segreto  di etnia serba anche noto con il soprannome di Arkan che è stato tra i maggiori ricercati dall’Interpol, incriminato per genocidio e atti di pulizia etnica; mai condannato perché il 15 gennaio 2000 fu ucciso nella hall di un albergo di Belgrado con una vera e propria esecuzione. Anche tra i giornalisti presenti allo stadio quel giorno ci fu chi chiese : “Ma chi è questo un calciatore?”

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Diritti umani : lo striscione inneggiante al criminale di guerra Arkan

E poi le minacce di morte ai giornalisti, gli “uh uh uh” ai giocatori di colore come ad imitare i suoni delle scimmie, i presunti accordi tra le forze dell’ordine per evitare disordini in città in cambio dell’esibizione di tutto lo stupidario appena descritto negli stadi. Tutto questo è una continua, incessante, crescente, disarmante violazione dei diritti umani di ognuno di noi. Come? Basta leggere i primi due articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Fu ratificata da 48 Nazioni tra le quali l’Italia, è ancora in vigore.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità

 

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