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Campi curdi

I curdi sono sempre più abbandonati alle violenze turche

Se si dovesse trovare l’esatta definizione di silenzio assordante, non esisterebbe migliore esempio del comportamento occidentale sulla questione curda. Un’afonia insopportabile che si protrae di fronte alla continua violazione dei diritti umani, con le donne sempre più vittime di violenze. Uno scenario che richiama dei veri e propri crimini di guerra. Regolarmente ignorati. Nei mesi non è cambiato alcunché rispetto alla decisione di abbandonare i curdi al loro destino. In nome della realpolitik, è stata lasciata mano libera alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Nessuno disturba il manovratore, insomma. Anche se questo comportamento di fatto lo rafforza nello scacchiere internazionale e soprattutto favorisce la rinascita di gruppi islamisti. Che stanno riprendendo forza con il beneplacito dell’esercito turco.

La fine del supporto militare statunitense ai combattenti curdi ha rappresentato l’inizio di un’escalation di violenze, soprusi e abusi, avvenuti nel totale silenzio delle diplomazie internazionali. Talvolta sono formazioni jihadiste a compiere gli attacchi, senza che i militari turchi intervengano. Anzi gli assalti sono funzionali alla strategia di Ankara. L’epicentro della tragedia dei diritti umani è localizzato ad Afrin, città simbolo della battaglia di liberazione condotta contro gli uomini dell’allora Califfo al-Baghdadi.

Il presidente turco Erdogan

Gli ultimi episodi di violenza

Gli ultimi episodi sono stati denunciati da Rossella Assanti (che Impakter Italia ha anche intervistato), giornalista specializzata sul Kurdistan: “Ad Afrin, gli orrori senza fine della Turchia non vanno in vacanza. All’alba di ieri tra i cespugli del villaggio di Deir Sawan nel sotto-distretto di Sharran, sono stati rinvenuti due cadaveri rispettivamente di una donna e del suo piccolo figlio. Colpi di arma da fuoco avevano crivellato i loro corpi”, si legge in un post su Facebook. E il caso non è certo isolato: “L’organizzazione per i Diritti Umani di Afrin – aggiunge Assanti – fa sapere che il numero di civili curdi di Afrin uccisi da milizie affiliate alla Turchia sta salendo vertiginosamente. Le vittime principali sono donne e bambini. Il movente resta ignoto”.

Afrin, gli orrori senza fine della Turchia non vanno in vacanza.
Ad Afrin all’alba di ieri tra i cespugli del villaggio…

Pubblicato da Rossella Assanti su Mercoledì 12 agosto 2020

Escalation di violenza contro i curdi

Le operazioni di polizia turche sono sempre più numerose intorno ad Afrin e prendono di mira i curdi, secondo quanto ha riferito fonti locali. Del resto già a dicembre il resoconto era preoccupante: l’Osservatorio dei diritti, in un articolo, aveva denunciato 143 attacchi di terra e 124 aerei da parte dei turchi nel Rojava, il Nord-Est della Siria. In pratica in quell’area è in atto una guerra, tra l’altro con una spaventosa sproporzione di forze in campo.

Un’operazione, quella condotta da Ankara, che lentamente ha consentito ai gruppi militari e paramilitari turchi di assumere il controllo di decine di villaggi. La motivazione ufficiale è quella del contrasto ai “terroristi”, come Erdogan etichetta i curdi. Il progetto reale è l’indebolimento definitivo dei combattenti. I principali obiettivi degli attacchi sono quindi le donne: molte sono state uccise, altre hanno subito violenze sessuali. Le più fortunate, si fa per dire, sono state ferite. Ma l’Unione europea, e l’intero Occidente, preferiscono non guardare. E fingere di non sapere.

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