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Yemen senza pace: si apre anche il fronte Iran-Usa

Lo Yemen rischia di non vedere la pace ancora per molti mesi. La tregua siglata a fine 2018 è solo un’illusione ottica della reale pacificazione del Paese. Tanto per capire la situazione, “nelle 11 settimane che hanno seguito gli accordi, 231 civili sono stati uccisi da attacchi aerei, bombardamenti, cecchini o esplosioni di mine, e di questi un terzo si trovavano nel governatorato di Hodeida”, ha raccontato un rapporto di Oxfam pubblicato nei mesi scorsi. E I fronti aumentano mentre la popolazione continua a essere sempre più in sofferenza.

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La decisione degli Emirati Arabi Uniti di ritirare una buona parte delle truppe era sembrato un passaggio significativo, ma è stata solo una mossa di alleggerimento dell’impegno probabilmente per premunirsi di fronte all’apertura di un altro fronte di guerra. Quello tra Stati Uniti e Iran. E non solo. Secondo alcuni analisti Abu Dhabi sta sostenendo con maggior vigore il Consiglio Nazionale della Transizione del Sud, un movimento secessionista dello Yemen meridionale, che nella città di Aden si scontra con le forze del governo di Abd Rabbu Mansur Hadi. Insomma, la sua influenza viene esercitata con altri mezzi, al di là della riduzione di uomini sul campo. Un’operazione che diminuisce i rischi diretti.

L’impatto Iran sullo Yemen

Per lo Yemen arrivano altre brutte notizie con l’aumento delle tensioni tra Iran e Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha inviato alcuni militari in Arabia, pronti a fare da avamposto per un attacco alla Repubblica Islamica. L’ultimo episodio è il sequestro di una petroliera britannica nello stretto di Hormuz. Ma è solo uno dei tanti fatti che alimentano le preoccupazioni di scontro frontale.

In questo quadro il conflitto yemenita, che pure vede coinvolto l’Occidente in alcune forme, è stato solo l’anticipo del confronto armato, per interposte milizie, tra i principali attori dell’area: i governi di Teheran e Ryiad. Gli Houthi sono infatti foraggiati dagli ayatollah, mentre la dinastia saudita supporta quello che sarebbe il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Un eventuale attacco di Washington all’Iran non è sicuramente un’azione pacificatrice, specie si aggiunge il tentativo dei secessionisti del sud di infilarsi nei mille rivoli delle contraddizioni yemenite.

Donald Trump

Yemen: una popolazione allo stremo

In questo scenario ci sono le persone, la popolazione stremata da una guerra iniziata nel 2015. Ma che già viveva in condizioni di povertà, indipendentemente dalla fase di destituzione dell’ex dittatore Saleh. I numeri sono significativi. Medici senza frontiere ha sottolineato che “dal 2015 al 2018, le nostre équipe hanno eseguito 81.102 interventi chirurgici, fornito cure a 119.113 feriti di guerra, fatto nascere 68.702 bambini e curato più di 116.687 casi sospetti di colera”.

Il bilancio delle vittime è anche difficile da avere: la guerra si combatte lontano dall’attenzione mediatica. Si parla di decine di migliaia di vittime, tra cui tanti civili. Chi sopravvive, poi, è costretto a farlo in condizioni di fame assoluta: secondo Save the Children “circa 85mila i bambini sotto i cinque anni potrebbero essere morti per fame o malattie gravi dall’inizio dell’escalation del conflitto in Yemen”. Poi c’è la stima che parla di 14 milioni di persone, praticamente più della metà, a rischio di fame assoluta e di epidemie. E in un quadro del genere, si annunciano nuovi venti di guerra.

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