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Bambini soli, guerra perenne: la tragedia della Siria

La tragedia in Siria sembra non conoscere la parola fine, nonostante secondo la Russia la guerra sia “finita”. Con un’immane sofferenza per i civili, vittime innocenti degli scontri che hanno flagellato anche a Douma non lontano dalla capitale Damasco. Ma la situazione peggiori si sono registrate nella città meridionale di Dar’a. Al di là delle singole aree, gli effetti della guerra sono destinati a protrarsi per decenni: le nuove generazioni, in particolare, vivono in una condizione molto dura, senza prospettive in un Paese devastato. E cresce il rischio di ritrovarsi “apolidi”, come denuncia un rapporto delle Nazioni Unite stilato per raccontare la situazione nel campo di Al-Hol, nel nord-est del Paese. Si è creato il caso, terribile, di bambini senza un’identità.

“La maggior parte dei 3.500 bambini detenuti mancano dei documenti di registrazione delle nascite”, ha evidenziato la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria. “Fino a 70mila persone – ha spiegato Paulo Pinheiro che ha seguito il dossier sul conflitto siriano – rimangono internate in condizioni deplorevoli e disumane nel campo di Al Hol, la stragrande maggioranza delle quali sono donne e bambini di età inferiore ai 12 anni”. Il problema, tuttavia, non è soltanto di registrazione anagrafica: nel campo si sono verificate centinaia di morti di bambini per malnutrizione o per l’impossibilità di curare ferite non gravi.

L’impegno, comunque, non manca per migliorare la situazione. “Le persone che sono fuggite nel campo hanno patito il regime dell’Isis per anni e molti sono arrivati ​​al campo in pessime condizioni di salute”, ha detto il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento per gli affari umanitari (Ocha), Jens Laerke, spiegando che il campo è arrivato dall’ospitare 70mila persone, con un incremento di 60mila profughi in pochi mesi. Un aumento difficile da gestire, nonostante gli sforzi compiuti.

Un parziale bilancio della guerra in Siria

La guerra in Siria, dunque, non è affatto cessata. Ma il bilancio è già un disastro: secondo la Commissione delle Nazioni Unite, gli sfollati sono almeno 13 milioni. Nei mesi scorsi a Idlib, “i terroristi della coalizione Hay’at Tahrir al Sham hanno attaccato posizioni militari di forze filo-governative e lanciato razzi indiscriminatamente verso aree detenute dal governo”, ha riferito Pinheiro dopo aver stilato il rapporto. Il risultato è stato un massacro: dozzine di civili sono stati uccisi o gravemente feriti nelle campagne di Aleppo e Hama.

La controffensiva dell’esercito di Damasco verso i miliziani islamisti ha provocato altrettanti danni. In particolare tra Latakia e Aleppo sono state distrutte infrastrutture essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile, come scuole, ospedali, mercati, costringendo alla fuga circa mezzo milione di civili. Anche Baghouz e Deir ez Zor hanno pagato un tributo altissimo, questa volta agli interventi militari della coalizione guidata dagli Stati Uniti: interi villaggi sono stati rasi al suolo dalle bombe. Così chi è riuscito a sopravvivere è stato costretto a scappare. Insomma, una devastazione pesantissima.

L’attuale situazione in Siria

Il capo del regime siriano Assad a colloquio con il presidente russo Putin

Ma qual è la situazione attuale? Di fatto il regime di Bashar Assad ha ripreso il controllo di gran parte del territorio siriano con la sconfitta militare dell’Isis. Per questo motivo la guerra viene considerata pressoché terminata. Eppure, dopo otto anni, non si intravede una reale possibilità di pacificazione delle Siria. I miliziani del Califfato Abu Bakr al-Baghadi non governano più le città, ma sono ancora operativi con attacchi terroristici che non consentono di stabilizzare la Siria. Il problema Assad, peraltro, resta un macigno su qualsiasi negoziato. Il presidente non è intenzionato a lasciare il potere: si sente anzi rafforzato dalle vittorie riportare sul terreno.

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