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Greta Thunberg è il modello della Z Generation?

Il passaggio della ragazza svedese Greta Thunberg in Italia, a Roma in particolare, ha messo in evidenza come l’attivista sedicenne per l’ambiente, col suo semplice ma fortissimo coraggio di parlare ai politici e responsabili del mondo, del futuro, dell’ambiente, rappresenti in pieno la Generazione Z. Quella dopo i Millennials, quella nata tra il 1995 ed il 2010.

Greta ha detto, parlando a Piazza del Popolo nella capitale :”Ciao Roma, siete tanti, dovete essere orgogliosi. Qui ci sono ragazzi di tutte le età, tanti piccoli e tanti anche intorno ai 20. È una bella età con tutta la vita davanti a noi. Ma il nostro futuro è stato venduto perché poche persone possano fare molti soldi. Quando ci dicono che il cielo è l’unico limite ci dicono una bugia. L’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno è il futuro. Molti di noi lo capiranno quando sarà troppo tardi. Siamo a un bivio per l’umanità. È ora che dobbiamo scegliere il sentiero da prendere. Siamo qui ora per scegliere e per invitare gli altri a seguire il nostro esempio. È un problema che accomuna tutti i paesi. Ancora non c’è nessun cambiamento concreto in vista. Le emissioni continuano a crescere. Il nostro movimento deve continuare. Non basteranno le settimane o i mesi. Non protestiamo perché gli adulti si facciano i selfie con noi. Noi bambini lo facciamo perché si agisca in concreto. Non siamo noi ad aver causato questa crisi. Ci siamo solo nati in mezzo. E vediamo che le promesse che ci vengono fatte non vengono rispettate. Ma noi continueremo a combattere per il nostro futuro e il nostro pianeta”.

Parole semplici, proprio come sono abituati ad usare i ragazzi della nuova generazione che sta salendo all’attenzione delle cronache. Perché questi ragazzi hanno, secondo una ricerca dell’Università di Stanford, un coefficiente intellettuale più alto di chi li ha preceduti perché sono quelli nati nella seconda metà degli anni ’90, poco dopo la creazione dello spazio Schengen e la ratifica del Trattato di Maastricht, è la prima generazione che può, a pieno diritto, considerarsi europea nel senso più completo del termine. E che quindi sta godendo appieno degli scambi culturali che tutto questo comporta. Sono disponibili a viaggiare ed imparare lingue anche diverse dall’inglese.

Non si pongono il problema dell’immigrazione, dei matrimoni gay, delle adozioni perché per loro sono questioni con le quali sono nati. Ci riflettono ma non le rifiutano a priori.

Sono consumatori esigenti che magari non hanno lo stesso bisogno di altri di andare nei negozi perché essendo molto tecnologici fanno i loro acquisti via internet. Ma proprio per questo pretendono lealtà, chiarezza, coerenza, correttezza. Altrimenti non si fanno problemi a diffondere le loro critiche immediate sulla rete. E sulla rete si scambiano informazioni di ogni genere anche e soprattutto sul loro futuro, sull’ambiente nel quale vivono.

Vogliono fare lavori nuovi, pretendono tempo libero e stipendi adeguati e vogliono sapere tutto. Hanno amici senza frontiere perché la tecnologia gli permette di arrivare dovunque e sanno che la crisi economica nella quale sono nati li costringe a costruirsi il domani puntando sulle loro risorse, da soli. Per questo la maggior parte di loro sogna un lavoro da imprenditore di sè stesso e non vuole dipendere dai genitori.

Sono preparati sull’ambiente perchè lo scambio di informazioni li tiene aggiornati, gli yuotuber oltre a dettare tendenze e modi di fare, insegnano loro come muoversi ogni giorno per aiutare l’ambiente nel quale vivono. C’erano e ci saranno alle manifestazioni di Extinction Rebellion a Londra e nel resto d’Europa. Gli piace il movimento Volt, quello fondato dalla generazione dei Millennials, che si pone come un un singolo partito con una piattaforma unica che si adatta su tre livelli: locale, nazionale ed europeo.

Non sono una generazione perfetta ovviamente perchè nessuna lo è: il loro tempo di attenzione è brevissimo, dicono massimo 8 secondi, per questo Instagram è il nuovo social perfetto. Sono multitasking almeno a parole e quindi fanno mille cose contemporaneamente lasciando da parte un pò di qualità; danno importanza alle immagini prima delle parole e vivono di tutorials.

Ma sono di più dei Millennials e promettono di fare più politica, nel senso più puro del termine.

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